Le Antiche Sacerdotesse Sacre

LE ANTICHE SACERDOTESSE SACRE

Iniziamo questo viaggio partendo dal significato della sessualità nel mondo antico. Innanzitutto chiariamo cosa intendo io per “mondo antico“. L’antica Roma? No. L’antica Grecia? No. Gli egizi? No. Atlantide e Lemuria? Forse qui cominciamo a esserci. Quando tratto di antichità mi riferisco sempre alla “storia prima della storia”. Immaginate un’antichità indefinita, quando le società erano ancora “tradizionali”. Per “società tradizionale”, in questo contesto, intendo semplicemente una comunità dove ogni ambito della vita sociale aveva come scopo l’evoluzione interiore dell’individuo, ognuno al suo stadio. In una società del genere l’economia, la politica, la scienza, l’arte, l’educazione… non procedevano “a caso”, senza una precisa linea guida, ma avevano tutte lo scopo di permettere e mantenere vivo il rapporto fra l’uomo e Dio.
Immaginate Il Signore degli Anelli o il fumetto Conan: in quale epoca erano ambientati? Diecimila anni prima di Cristo? Trattano di personaggi e di situazioni che non sono storici, è “pre-storia”. Non preistoria, ma proprio pre-storia. Quindi dei cicli storici precedenti a quello che stiamo vivendo oggi. Sappiate che ciò che noi consideriamo storia – e che ci viene insegnata a scuola – è solo la storia dell’ultimo ciclo in ordine di tempo, quello che è iniziato nel 3000 avanti Cristo circa, quando è nata la scrittura all’interno delle prime civiltà. Ma ci sono stati altri cicli precedenti a questo. Prima dei Sumeri non c’erano gli uomini primitivi – come si ostinano a insegnarci, nonostante emergano di continuo prove archeologiche della falsità di questo assunto – ma altre civiltà evolute in maniera diversa rispetto alla nostra. La famosa Età dell’Oro concerne uno di questi cicli passati.
Vorrei proprio che entraste in quest’ottica: una civiltà completamente diversa, evoluta in modo diverso. Non dico più evoluta, semplicemente evoluta in modo diverso: un’Età dell’Oro dove tutto veniva considerato sacro. Sto parlando di sacro, non di religioso: sono due cose ben diverse. Era sacro il mangiare, era sacro l’abitare, il vivere, il respirare, quindi era sacro anche il sesso.

Prostituzione sì, ma sacra
Di questa antica civiltà immaginatene i templi, le scuole e le sacerdotesse che insegnavano, che trasmettevano quella che era la sessualità sacra di allora, facendo da iniziatrici per i più giovani. I greci la chiamavano ierà porneusis (=prostituzione sacra), che naturalmente non è da intendere nel senso deviato di oggi. È un termine che nel tempo è stato completamente stravolto, tanto che oggi ha assunto un significato scomodo, qualcosa di sporco. Porneusis era la prostituzione, ierà era il sacro. Nella società odierna questi due termini sono in antitesi, ma nell’antichità non era così: non poteva esserci sesso se non all’interno della sfera del sacro. Il sesso veniva tenuto in grande considerazione, per cui venivano insegnati i segreti inerenti la gestione di questa potente energia. Non veniva lasciato tutto al caso e all’improvvisazione come oggi. Oggi ai giovani nessuno insegna cosa è il sesso, né dal punto di vista materiale, né da quello spirituale. Sull’argomento impera l’ignoranza più totale, in maniera tale che questa energia venga mal utilizzata e dispersa e un giovane non sappia mai di avere a disposizione dentro di sé un potere enorme.

Le sacerdotesse e l’istruzione sessuale
Le sacerdotesse rivestivano questo ruolo particolarmente delicato: si occupavano di istruire alla sessualità i giovani uomini e le giovani donne. Spiegavano che il sesso è legato alla trasmissione dell’Amore e non ha niente a che fare con lo sfregamento di due parti anatomiche e con il piacere fisico che ne deriva. Si prendeva la decisione di fare sesso come noi oggi prenderemmo la decisione di andare a messa; con l’intenzione di svolgere un rituale che permette l’avvicinamento a Dio. Per questo motivo esistevano anche rituali di gruppo, quelli che noi oggi chiameremmo volgarmente “orge”, ma che non avevano niente da spartire con le orge di oggi. Nel rapporto lo scopo non era l’orgasmo, ma l’avvicinamento a Dio di entrambi i partner. Qualcosa di molto lontano dall’idea che abbiamo oggi del sesso.
“Sacro” è tutto ciò che mi permette una crescita interiore. Sacro è tutto ciò che mi permette di avvicinarmi all’Uno. Sacro è ciò che mi riporta all’Uno da cui sono originato. Perciò si poteva mangiare in un modo che contribuisse a riportare l’essere umano all’Uno, mangiare con sacralità, mangiare in modo divino. Seguendo lo stesso principio, si poteva fare anche sesso in maniera divina, perché il sesso inteso in questo modo era parte di un percorso interiore. La cosa che più si avvicina oggi a questo concetto è il tantra. Allora non si chiamava ancora tantra, solo successivamente verrà codificato per come lo conosciamo oggi. Quindi sto parlando di un periodo precedente anche all’evoluzione tantrica. Una volta i ragazzini non dovevano, come oggi, fare da sé, fare da soli.

L’energia sessuale come tramite per arrivare a toccare il Divino
Nelle epoche passate l’istruzione sessuale era molto importante, perché si conosceva bene la forza di quest’energia. È una forza potentissima, è una forza che se indirizzata nel Cuore può realmente permettere di toccare il divino. Ovviamente non tutti sono pronti per operare in questa maniera con l’energia sessuale (ne parlo nel mio libro La porta del Mago), anzi, quasi nessuno lo è; per cui se nell’epoca moderna questa energia non viene utilizzata in maniera sacra, ma viene dispersa oppure serve a dare vita a nuovi bambini, un motivo c’è. Se determinati strumenti vengono messi troppo presto nelle mani di anime che non sono pronte, queste possono danneggiare se stesse gravemente. Se a quei tempi la sessualità era sacra, ciò accadeva perché quelle anime erano pronte per gestirla. Allora c’era qualcuno che di mestiere insegnava a questi giovani come comportarsi e cosa dovevano fare anche dal punto di vista tecnico.
Ciò che oggi chiamiamo tantra è stato un riemergere di alcuni insegnamenti ancora più antichi, che si perdono nella notte dei tempi. Il tantra sottintende una filosofia di vita, ti insegna persino a toccare l’altro e a respirare; è un sistema che ti permette di raggiungere un’affettività e una condivisione tali per cui il sesso diventa la cosa meno importante del rapporto. Più entri in quella che è la vera sessualità – nella sessualità spirituale – più l’atto in sé diventa un’appendice, l’aspetto meno essenziale, sebbene presente. La penetrazione diventa l’aspetto meno importante rispetto a ciò che c’è intorno, perché quello che c’è intorno è così gratificante che alla fine non ti ricordi neanche più cosa è successo e ti chiedi: “Ma l’abbiamo veramente fatto o no?”. L’abbiamo fatto, ma abbiamo vissuto tante di quelle cose che il momento dello sfregamento degli organi sessuali è passato in secondo piano. Nel tantra c’è questo, nella sessualità sacra anche. Ed è ciò che veniva insegnato a quei tempi dalle sacerdotesse del sesso.

Salvatore Brizzi

L’uomo risvegliato è un uomo normale

L'uomo risvegliato è un uomo normale ovvero e' un Uomo Tantrico

(riprendiamo questo articolo perche' ha forti assonanze con la visione tantrica)

Nel dizionario tecnico-etimologico-filologico di Marco Aurelio Marchi, tomo I (anno di pubblicazione 1828) alla voce Crisopea è riportato: “Arte rovinosa e mendace con cui si ebbe la vana lusinga di convertire tutti i metalli in oro, più comunemente chiamata Alchimia”.


Crisopea letteralmente significa “fabbricare l’oro” e di norma è un termine utilizzato come sinonimo di Pietra Filosofale o addirittura dello stesso nome Alchimia, anche se impropriamente.

Che sia fatto a bell’apposta o meno, non lo so, fatto sta che sembra proprio una materia riservata a pochi, pochissimi intellettuali iniziati alle cose occulte, capaci di comprendere termini astrusi e di svolgere esercizi extra-ordinari. Invece non è così, o almeno, non lo è per voi, se state leggendo un articolo che inizia con una citazione del genere e siete già arrivati al terzo paragrafo senza ancora perdere sangue dal naso.

Voglio sia chiaro che il cosiddetto Risveglio – ciò a cui fa riferimento la corrente più metafisica dell’Alchimia – è la condizione naturale di un essere umano normale. Io vi elenco le caratteristiche dell’uomo risvegliato – che corrisponde all’uomo nr. 5 nel sistema della Quarta Via – e ditemi voi se sono gli attributi di un superuomo oppure di un individuo che svolge tranquillamente le sue funzioni di essere umano.

Caratteristiche dell’essere umano risvegliato:
1)    Non sente più una voce nella testa che gli dice continuamente cosa deve fare.
2)    La sua mente è silenziosa mentre passeggia o fa la doccia o guida l’automobile. In lui il sottofondo di pensieri vorticanti che balzano da un argomento all’altro senza alcun criterio è cessato.
3)    È sempre “presente a se stesso”, ossia non è mai distratto, ma si sente consapevole dentro il suo corpo di ogni azione che compie o di ogni parola che dice istante dopo istante.
4)    Non si sente giudicato dagli altri e quindi non giudica gli altri. Se qualcuno lo insulta o commette uno sgarbo nei suoi confronti lui non si offende, cioè l’insulto lo attraversa da parte a parte senza incontrare alcuna resistenza. Se non trattiene nulla, allora non si verifica attrito dentro di lui e dunque non c’è sofferenza.

5)    Non si lamenta. Questo significa che distingue fra ciò che gli va bene e ciò che non gli va bene, a volte dice sì e a volte dice no, ma dentro di sé non prova mai disappunto o fastidio. Non percepisce alcun evento come sbagliato in sé.

6)    Vive nel qui-e-ora. Dal momento che la sua mente è silenziosa non produce pensieri riguardo il passato o il futuro, non vive nei ricordi del passato o nelle fantasie verso il futuro, cioè paure, ansie o semplici fantasticherie. Il tempo psicologico collassa lasciando spazio a un eterno presente.
7)    Ha il Cuore aperto. Ama ciò che gli succede e le persone che incontra (anche se, per ovvi motivi, lo comunica apertamente solo a un’esigua percentuale di costoro).
8)    È sereno. Non vive di paure e affanni perché ovunque si trovi si sente sempre a casa, protetto, al sicuro, in quanto non esce mai dalla sua coscienza e qualunque cosa gli possa accadere accade solo perché lui inconsciamente la crea e gli è utile per la sua evoluzione come anima.
9)    Parla e agisce in considerazione esterna. Questo significa che sia in pubblico che in privato si muove sempre in funzione di ciò che è più utile per chi gli sta intorno, che sia un pubblico, il partner o i suoi figli. Non lo fa in maniera calcolata, ma semplicemente il suo nuovo stato fa sì che il suo comportamento non tenga più in conto la gratificazione del suo ego (non racconta più le cose per far vedere quanto vale) ma unicamente l’evoluzione di chi lo circonda e di lui stesso.

Adesso ditemi se un essere del genere è un supereroe oppure la rappresentazione di come dovrebbe essere un qualunque uomo senza patologie che incontriamo per strada e che conduce una vita appena normale. Eppure questo è il risultato di quell’Arte Sacra chiamata Alchimia e che è sempre stata riservata a studiosi di un certo calibro. Certo, durante il percorso che vi porta a conseguire queste caratteristiche, la vostra vibrazione cambia ogni giorno e si verificano alcuni effetti collaterali: per esempio il vostro Magnetismo s’incrementa e acquisite sempre più carisma. Chi vi sta accanto percepisce – anche se inconsciamente – che siete in qualche modo speciali. Il non-giudizio rende più serene le persone che avete intorno, perché non devono stare continuamente sul chi va là. Il Cuore aperto vi rende irresistibili. Il fatto di vivere fuori dal tempo, nel qui-e-ora, vi rende affascinanti.

Tali sono i risultati di quest’“arte rovinosa e mendace”. Vale la pena gettarvisi. E un ottimo modo per operare consiste nel partire dai nove punti sopra elencati e lavorare su ognuno di essi; ossia utilizzare astutamente i risultati finali come tracce sicure per mettersi sul Cammino. Buon lavoro.

Salvatore Brizzi

NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

Tantrismo: via spirituale dopo il 2012

Conferenza di Bernard Rouch ci parla del 2012 e del Tantrismo.

http://www.youtube.com/watch?v=oAGqt2cUCD4

Nel calendario Maya come quello Atzeco, troviamo gli stessi simboli. 
Al centro del calendario Atzeco la testa con la lingua di fuori significa dire la verità, essere nel vero. 

Nelle culture antiche il tempo non era lineare, così come è concepito in Occidente, ma circolare: esso si svolge all'interno di cicli che si ripetono avvolti in maniera spiraliforme. Ogni volta il ciclo ricomincia ma con una consapevolezza diversa.

I Maya affermano che quando giungerà la fine del tempo, scenderà Bolon Yokte. Bolon Yokte è il dio della guerra, il dio della divisione necessaria per permettere il germogliare dell'unione, oltre ogni maschera, nella verità.

In Egitto si dice che la dea Sekhmet scenderà nei tempi della fine. Si tratta di una figura femminile con la testa da leone: rappresenta i nostri impulsi primari, istintivi, la parte considerata oscura che non sempre vogliamo vedere. E' la parte che crea malattie e guerre, per mettere in evidenza le guerre interiori.
Sekhmet ci fa accorgere che siamo in guerra contro un aspetto di noi che non vogliamo riconoscere, perché abbiamo paura di lasciarlo emergere. 
Sekhmet, come Bolon Yokte, semina la divisione… per favorire l'unità.

In India la dea Kali ci dice che quando siamo in contatto con la parte profonda dentro di noi, quella oscura che ci fa arrabbiare o dove scorre la nostra irruenza, allora siamo veri e coerenti, siamo noi stessi. Non ci sono più maschere né falsità, né guerre dentro di noi.

Kali è la nostra parte che va in crisi, rappresenta i "momenti di basso". 
I momenti difficili sono le più grandi opportunità per crescere… Cresciamo di più affrontando e guardando i nostri lati oscuri, che vedendo solo le nostre qualità…

Tantrismo è ricollegarsi con la parte più irruente, naturale ma anche sana, quella che riesce a dire le cose come stanno.

La dea Sekhmet è la Sfinge invertita: chi ha maturato e accettato Sekhmet diventa come la sfinge: accetta e accoglie la forza animale dentro di sé, ma rimane con la testa sopra.

Molte cose che accadranno all'umanità, stanno già accadendo su di noi come individui, adesso. Noi stiamo già vivendo i cambiamenti futuri su di noi. Non ci sarà una distruzione fisica ma la presenza di un fuoco diverso... dentro di noi.

Si tratta di accettare di ritrovare il nostro fuoco interiore e uscire dalla sonnolenza, dal "dormire dell'anima". 

La data del 2012 probabilmente non rappresenta la fine effettiva del calendario, a causa di probabili aggiustamenti che si sono verificati nel corso dei secoli, tuttavia è certamente un momento di preparazione.

Dobbiamo osare guardare oltre le maschere, e poi tagliare i rami secchi: accettare di morire un po' a quello che pensiamo di essere.
Kali, Sekmeth… hanno il meccanismo del rinnovamento: non c'è certezza assoluta: l'unica certezza è che tutto cambia… occorre avere il dubbio sano che ci porta a rimetterci in discussione e a predisporci a nuove nascite.

Il nostro miglior insegnante che ci aiuta a guardare dentro di noi è la coppia, la relazione con l'altro.
La coppia tira fuori gli aspetti nascosti di noi, ma dobbiamo recuperare prima di tutto la coppia interiore: non è l'altro che dobbiamo integrare ma un altro "me stesso", che dobbiamo imparare ad amare davvero per trovare la via dell'unione… 

Il tantrico usa gli aspetti che normalmente fanno cadere l'uomo, per farlo risalire. Ossia è una persona capace di accettare gli ostacoli come una crescita.

Il 2012 ci chiede di affrontare il gallo, il serpente e il cinghiale.

Gallo: rappresentano l'orgoglio spirituale, il fare tutto in un modo assoluto decidendo che sia Verità.
Serpente: rappresenta gli arrangiamenti, i "comfort", il "lasciar stare" per sicurezza, per pigrizia, perché "tanto non cambia niente", perché "mi conviene", perché "non si sa mai"… è il lavoro sbagliato e che ci annoia, ma che continuiamo a praticare perché mi dà la certezza di pagare le vacanze…
Cinghiale: è l'ignoranza, la mancanza di curiosità, il chiudersi in sé senza scoprire né cercare il sapere, il lasciar stare perché "tanto i problemi si risolvono da soli".

Dietro l'aspetto che in apparenza è ombra, c'è la nostra più grande forza… ma abbiamo paura di essere forti…

Bernard Rouch

Testimonianze sui Corsi Firewalking

TESTIMONIANZE DEI PARTECIPANTI AI CORSI DI FIREWALING – CAMMINATA SUL FUOCO

Ciao Jose'&Resya
Non credevo di riuscire a tirare fuori cosi tanto, questo grazie si a me che mi sono messa in gioco ma molto a voi che avete saputo con grande maestria guidare l’anima. La mia seconda camminata l’ho sentita subito mentre Jose' mi abbracciava ho capito cosa dovevo fare ed è stata la più difficile perché il fuoco ha chiesto di aprire il mio cuore al gruppo con un intenzione molto forte.
Ma il gruppo è stato davvero speciale li ho sentiti  e anche se poi sono esplosa in un pianto da sola la mia anima si è sentita più leggera. Ma so che tu Jose' hai sentito tutte queste cose . Un grazie è davvero troppo poco per un esperienza così fantastica .
Dolcissimo il momento con Flavio, molto bravo lui ad accoglierci, spero si porti le carezze nel cuore noi che corriamo sempre non siamo altro che anime a volte sperdute che hanno bisogno di amore vero.
Spero di poter vivere altre emozioni questa è stata per ora al TOP
Andrea mi ha detto che do molto alle persone di non smettere questa via
Questo è il mio messaggio personale per voi per caso vi ho incontrato sulla mia strada ma ora non vi mollo siete due persone che date tanto amore spero che sentiate un po’ il mio
Qui caro Jose' devi già pensare per questo fantastico gruppo i 2° liv
E come ha detto Lele dovrà essere di più
Ringrazio ancora tutti per l’esperienza stupenda che ancora sento così accesa, siete stupendi ragazzi tutti!!!
Tremare per un emozione davanti a voi è qualcosa di magico
Facciamo in modo che Josè e tutta la compagnia organizzi il secondo liv in modo da viverlo insieme nuovamente e magari la Claudia sarà la prima a superare tutte le prove….:-)
Vi voglio bene ragazzi  buon ponte a tutti
Un abbraccio gigante
Nadia – Saronno

Ma ciao a tutti!
le foto mi danno una forte emozione, le guardo e ci faccio la lacrimetta 🙂
mi tornano le "istantanee" di ciascuno di voi che mi son portata a casa
e le muscihe, Jose'… sappi che è da domenica sera che qua da me vanno continuamente :p
io sto già vedendo i primi risultati di tutto il lavoro che abbiamo fatto
… è uscita Kali, ed era tanto tanto tempo che non sentivo più la rabbia
è come se il Fuoco mi avesse scongelata (però, Resya… comincio a reagire nel "punto di mezzo" invece che agli estremi "subire|aggredire")
e un po' mi manca il fiato…
non so come esprimermi… ringrazio tutti, voi compagni di corso, voi conduttori, il Fuoco, l'Universo, il caro Antonio che mi ha fatto conoscere Tantralove per poi scappare via… insomma, ringrazio!
è stata una bellissima esperienza… non vedo l'ora che arrivi il secondo livello *_*
baci a tutti :***********************
Laura – Mantova

Buongiorno a tutti,
intanto grazie per le splendide due giornate che abbiamo trascorso con Voi, e grazie per le bellissime foto che avete inviato.
L'entusiasmo per il corso regge ancora e non vediamo l'ora di affrontare il secondo livello…
Insegnanti siamo nelle vostre mani… noi ci contiamo.
Un Abbraccio fortissimo a tutti e alla prossima.
 
Maurizio & Claudia – Firenze

 

 

Cosa e’ il Bodywork Olistico

COS'È IL BODYWORK?

L'inglese è una strana lingua ma assolutamente concreta.  
'Bodywork' significa fare un lavoro alla carrozzeria. Quando nel '900 hanno iniziato a lavorare manualmente sul corpo per scopi terapeutici, hanno utilizzato questa parola. Da allora viene usata per indicare un certo tipo di medicina, che oggi chiamiamo medicina alternativa.
Oggi, nel mondo anglosassone la parola 'bodywork' intende anche il massaggio olistico o classico. Non è sempre stato così. La crescente richiesta del mercato ha creato confusione e sviluppato ambiguità di significato.

Attualmente nella medicina alternativa la parola 'bodywork' descrive una tecnica di sviluppo terapeutico o personale  che include terapia manuale dei tessuti, lavoro sul respiro e lavoro "energetico".
Le tecniche di bodywork mirano a valutare o migliorare la postura, promuovere la consapevolezza corporea e riequilibrare il proprio campo energetico. Questa è una definizione accettata anche da Wikipedia e condivisa da centinaia di migliaia di persone nel mondo. 

Chi pratica il bodywork è un bodyworker. 
E come bodyworker mi piace questa definizione di Wikipedia. 
L'altro giorno mi è arrivata un'altra definizione…

Nella casa in cui abito ho una porta che da un su ripostiglio dove tengo tutti gli strumenti per rendere migliore la vita in casa. C'è la classica cassetta degli attrezzi con cacciavite, pinze e martello, chiodi, colla poi c'è l'aspirapolvere, lampadine nuove (per nuove idee!) e tante altre cose per tenere la casa sempre in vita. Purtroppo da qualche giorno la porta per accedere a questo ripostiglio fa fatica ad aprirsi, qualche problema nella cerniere o qualche ostacolo che non vedo non mi permette di aprire la porta con facilità.
Ogni volta che voglio accedere agli strumenti del mio ripostiglio faccio fatica ad aprire quella porta. Alle volte è così frustrante che quando arrivo all'aspirapolvere ho già perso la voglia di pulire!!

Mentre mettevo a posto la porta ho capito qual'è il mio lavoro: aiuto le porte ad aprirsi, per accedere agli strumenti (o risorse) che tutti abbiamo nel nostro "ripostiglio".

Quindi il bodywork è una tecnica di sviluppo personale, che aprendo porte qui e li migliora la postura e incrementa la consapevolezza corporea, quindi la quantità e la qualità del benessere percepito.

C'è da aggiungere che non tutti gli approcci di bodywork che puoi trovare sul mercato hanno questa caratteristica. Perchè?

Perché gli approcci più famosi sono stati divisi in pezzettini, quindi ora puoi trovare un bodyworker che usa una tecnica per migliorare la postura e lavora principalmente sulle vertebre, un'altro bodyworker usa un massaggio più superficiale per aiutarti nel rilassamento, mentre un altro ancora usa le mani per convogliare o ripristinare l'energia in alcune parti del corpo. 
Altri si sono orientati al respiro come il breathwork, oppure alle vibrazioni con strumenti particolari come le campane di cristallo.
Quindi che tu faccia reiki, massaggio olistico, osteopatia, breathwork, o altra tecnica di lavoro sul corpo tu sei un bodyworker. 

L'associazione Natural Bodywork è nata per rimettere assieme i pezzi.
Già negli anni '80 il maestro indiano Osho rispose a questa esigenza del bodywork. Nacque il Rebalancing, un collage bilanciato di approcci diversi ma tutti con lo stesso scopo. 

Dopo  più di 30 anni il bodywork è stato nuovamente diviso. Ci sono centinaia di scuole che usano le parole diverse ma le stesse tecniche. In comune hanno lo scopo di diffondere il loro lavoro a qualsiasi costo. 
Evidentemente il tempo è cambiato, i ritmi di vita sono cambiati. 
E' necessaria una rivoluzione!
Il mercato ha creato una dipendenza verso la separazione (ego) e la discontinuità (superficialità), fallendo proprio i bisogni di integrità e profondità del corpo-mente.

Quindi che fare?
La nostra proposta è partire da ciò che conosciamo e abbiamo sperimentato (compreso) per integrare e creare continuità nel nostro lavoro di bodyworker.
In maniera "naturale", sostenendo i bisogni del corpo-mente, andando in profondità e sviluppando un attitudine al gioco e alla leggerezza.

Lo spazio di lavoro manuale di un (Natural) bodyworker è sopratutto la fascia connettivale, ovvero quella "maglia" di tessuto che riveste e tiene insieme i muscoli, gli organi, il sistema linfatico, circolatorio e nervoso. 
La fascia connettivale permette a tutto il corpo di essere inter-connesso. Proprio come se fosse Internet: una "rete biologica" capace di ricevere e trasmettere "segnali" dentro e fuori dal corpo ad un velocità incredibile.

Un caratteristica della fascia connettivale è la sua capacità di tenere o lasciare andare. Immagina i muscoli attaccati alle ossa del corpo, senza questa "maglia" di contenimento non riuscirebbero a garantire la flessibilità e l'organicità (o l'eleganza) dei movimenti. Quando un muscolo si contrae, per garantire l'equilibrio, altri muscoli hanno bisogno di estendersi o contrarsi rapidamente. La comunicazione tra una singola parte ed il tutto diventa rilevante per le azioni più semplici. Respirare, camminare, muovere semplicemente le dita, svuotare l'intestino o tuffarsi da un trampolino di 10 metri, sono tutte attività possibili grazie alla fascia connettivale.

Tra il 1930 e il 1940, due donne, la tedesca Elisabeth Dicke ed l'americana Ida Rolf, in tempi diversi e in luoghi diversi, ma quasi per lo stesso motivo iniziarono a studiare e manipolare manualmente la fascia connettivale.  Ida Rolf voleva salvaguardare la salute della sua famiglia (polmonite), e Elisabeth Dicke era rimasta inferma per problemi di circolazione alla gamba destra. 
In quegli anni non esistevano ancora i computer o i cellulari, tra le due donne non accadde mai nessuna comunicazione o scambio epistolare. In effetti andarono in direzioni diverse, ciò nonostante permisero la nascita del lavoro sulla fascia.

Da quei "primi passi" ad oggi sono stati effettuati molti studi sulla fascia connettivale e sono emersi tanti metodi di lavoro sul corpo. In sintesi gli studi sulla fascia connettivale chiariscono (ma non esauriscono) le modalità con cui il corpo e la mente creano una connessione con l'ambiente e l'Io. La qualità di questa connessione è direttamente proporzionale alla quantità di ben-essere che proviamo vivendo.
In altre parole se la fascia connettivale rimane "contratta" non permette il libero fluire del movimento e ostacolerà la comunicazione tra le singoli parti ed il Tutto. 
Il "tutto" potrà essere l'ambiente esterno, il resto del corpo, l'aria che respiriamo, il nostro partner o nostri sogni nel cassetto. 

Quella parte di fascia "contratta" viene compensata dal corpo attraverso una postura specifica o segnali meno evidenti come il colore della pelle (troppo chiara o troppo scura) o il calore di una zona specifica (troppo fredda, troppo calda) oppure con un eloquio troppo veloce o un assenza di respirazione diaframmatica, o peggio ancora il malfunzionamento di organi interni.
I modi per compensare sono tanti e ci raccontano la capacità creativa e funzionale del corpo umano.

Il corpo può comunicare l'esistenza di uno o più  "ostacoli" attraverso un disagio fisico o psicologico, perché conosce soprattutto quel linguaggio, quello del corpo.
Proprio per questo un bodyworker  prima di iniziare una sessione, mentre accoglie il cliente, già sta osservando la postura, ascoltando il ritmo della voce, la parole che utilizza per raccontare il suo benessere o il suo malessere. E' necessario sviluppare una sensibilità "al Tutto", per questo motivo soprattutto il bodyworker necessita di un network corpo-mente pulito e libero da "ostacoli".

A questo punto potresti chiederti: chi o cosa crea gli "ostacoli"?

Jivan Ferrante