Escursione Sciamanica al Parco delle Incisioni Rupestri

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Escursione Sciamanica al Parco

 Incisioni Rupestri Preistoriche

1-2 AGOSTO 2015 – Parco di Naquane – Parco delle Foppe di Nardo

Val Camonica (BS) ore 9.15

Pernottamento in Foresteria in quota nella natura 

Concerto alla sera di didgeridoo in grotta Preistorica rischiarati dalla luce del fuoco

"Il canto dei Sogni"

A Nord di Brescia la valle dell'Oglio è il primo sito UNESCO italiano, rappresenta uno dei più importanti luoghi dell' arte rupestre europea. Un Parco, una riserva nazionale e numerose altre aree protette regionali e comunali tutelano e valorizzano questo patrimonio unico.

Andremo a visitare le piu' antiche e misteriose incisioni rupestri guidati da Elena preziosa guida e nostra allieva in tutti i parchi e musei. Alla sera , illuminati da un fuoco dentro una grotta preistorica ascolteremo il concerto di didderidoo condotto da Luz Amparo Osorio rievocando atmosfere antiche e magiche, pernottando in foresteria in quota nella natura.

PROGRAMMA

SABATO

ore 9.15 – Ritrovo e iscrizioni

ore 10 – Visita al Parco Archeologico Preistorico delle Foppe 

ore 13 – Pranzo al sacco –  Picnic nei boschi in natura

ore 15.30 – visita al Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica

ore 17.00 – Trasferimento e sistemazione nelle Foresterie in natura

ore 19.30 – Cena in agriturismo

ore 22.00 – Concerto di Didgeridoo in riparo Preistorico in Natura alla luce del falo'

Al termine Pernottamento in Foresteria

DOMENICA 

ore 9.00 – Colazione

ore 10.00 – Visita al Parco Preistorico di Naquane 

ore 13.00 – Pranzo al sacco – Picnic in Natura 

ore 14.30 – Esperienze sciamaniche in natura

Chiusura dell'evento

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10-15 mila anni fa quando i ghiacciai dell'Adamello e del Tonale iniziarono il loro progressivo e inarrestabile ritiro, si lasciarono dietro vaste superfici rocciose perfettamente lisciate.
Quelle rocce qualche millennio dopo quando ai primi cacciatori raccoglitori lasciarono il posto a popolazioni sedentererizzate divennero le lavagne sulle quali per fini culturali o pratici quelle genti lasciarono dal neolitico alla conquista romana e oltre la testimonianza alle generazioni future sui loro usi, rituali e credenze. Segni talvolta molto realistici, altri di più difficile interpretazione. Sono alcune decine di migliaia (300.000) le istoriazione sin'ora scoperte e inventariate, ma molte altre attendono ancora di tornare alla luce e molte sono quelle scomparse per sempre.
La Val Camonica è con la Valle delle Meraviglie il principali siti di arte rupestre alpina. Non pochi e semplici segni sparsi su qualche pietra in qua o in là ma veri e propri santuari della preistoria con scene talvolta dinamiche e composizioni monumentali.

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La Canonica è la valle percorsa dal torrente Oglio prima di immettersi nel Lago di Iseo e prende nome dalla popolazione dei Camuni che si reputano gli artefici delle incisioni. In realtà di questo popolo conosciamo l'esistenza in base alla tarda documentazione epigrafica e agli scritti dei conquistatori romani, ma nulla non fa supporre che in questa appartata area alpina la vita sia trascorsa per millenni senza particolari stravolgimenti etnici. Dal Passo del Gavia al Lago sono circa 90 Km, di questi almeno una settantina sono interessati a vario titolo dalla presenza di rocce incise. Una prima area ad alta concentrazione la si ritrova nei dintorni di Boario ma è nella conca di Capo di Ponte che i segni lasciati dagli antichi abitanti trovano il loro apice.
Capo di Ponte è al centro di una vasta conca dominata dal Pizzo Badile e dal Concarena e le incisioni si trovano sui due versanti della valle dai 300 ai 1.400 m.

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Le aree principali da non perdere sono tre: il Parco nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, Cemmo e le Foppe di Nadro. Il primo è stato istituito istituito nel 1955 con lo scopo di proteggere e rendere fruibile la parte più significativa delle incisioni rupestri camune. Nel suo perimetro si trovano ben 103 rocce incise, distribuite su 60 ettari. Nel museo si trovano anche alcuni reperti provenienti da altre zone circostanti. Ci si attiva a piedi percorrendo una stradina acciottolata che sale dal paese dall'altra parte della ferrovia (in auto per disabili).
Cemmo è invece una borgata sull'altro versante della valle e ci si sale in auto. Nel vasto spazio recintato si trovano due dei più importanti massi i primi ad essere scoperti dagli studiosi, autentiche e affascinanti composizioni monumentali. Di fronte si trova il Museo d'arte e vita preistorica di Ausilio Priuli. Il Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo, inaugurato nell'ottobre del 2005, costituisce l'ampliamento di una piccola Area demaniale, detta "dei Massi di Cemmo", esistente fin dal 1964. Ritrovamenti archeologici avvenuti durante l'allestimento del Parco ne hanno arricchito la connotazione di luogo di culto con pietre incise: gli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici tra il 2000 ed il 2007 hanno portato alla luce un santuario strutturato, fondato nell'età del Rame (III millennio a.C.) Proseguendo lungo la strada lasciata a destra la digressione per la Pieve di Pian Siro si giunge all'ingresso del Parco Archeologico Comunale di Seradina-Bedolina:la zona è divisa ancora in sottozone: Seradina I-Corno, Seradina I-Ronco Felappi, Seradina II, Seradina III e Bedolina, località famosa per l'insieme di incisioni note come la Mappa di Bedolina. Cinque percorsi di visita, permettono l'approccio alle varie tipologie di incisioni costituite da guerrieri-cacciatori, scene di aratura, capanne e iscrizioni in Nord Etrusco. Un ripido sentieo collega l'area di Seradina a Bedolina, sino ad arrivare a scoprire la Mappa, posizionata su una terrazza naturale dove lo sguardo può spaziare su tutta la valle.

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La Riserva delle Foppe di Nadro (strada poco prima di Capo di Ponte) è l'area archeologica protetta più grande della Valcamonica, con oltre 400 rocce incise. Si estende per circa 300 ettari abbracciando i tre paesi di Nadro di Ceto, Cimbergo e Paspardo. La visita inizia dal Museo didattico della Riserva a Nadro e prosegue lungo uno dei numerosi percorsi segnalati con accesso da Nadro (per Foppe), da Cimbergo (per Campanine – Figna) e da Paspardo (Capitello dei due Pini) Gli itinerari anche molto lunghi, consentono, di ammirare i molteplici aspetti della riserva archeologici, etnografici ed ambientali.

ISCRIZIONI APERTE A TUTTI 

per ulteriori informazioni o iscrizioni  scrivere a :

tantra@tantralove.biz

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Eros Agape Amore

Non si può parlare di sessualità senza partire da una riflessione sulla parola agape e sulla sua origine. In greco significava: il voler tanto bene a qualcuno, ma senza desiderio sessuale. È un sentimento forte, totalmente aperto, che dà moltissimo e non chiede niente in cambio. E qui voglio raccontarvi un episodio sull’agape, molto interessante: riguarda proprio la precisazione del suo significato, e si trova nel Vangelo di Giovanni, ma pochi lo sanno.

Verso il finale, nel capitolo 21, Gesù risorto ricompare ai discepoli: qualche discepolo era già scappato, dopo lo shock del processo e della crocifissione, ma ce n’erano ancora sette o otto che andavano in giro insieme. Gesù, dunque, compare mentre sono sulla riva di un lago; fa fare ai discepoli una pesca miracolosa; mangiano tutti insieme; dopodichè si rivolge a Simon Pietro: «A proposito, Simone, ci sarebbe un problemino…» Pietro stava facendo finta di niente, ma naturalmente se l’aspettava: Pietro, come sapete, quando durante il processo aveva visto che le cose si mettevano male per Gesù, aveva detto di non conoscerlo. Qualcuno gli aveva chiesto: «Ma tu non eri uno che andava con quello lì?» E Pietro aveva detto: «Io? No… No no, figurarsi; non lo conosco nemmeno». Per tre volte.
Adesso Gesù gli dice: «Pietro, senti un po’…», e Pietro fa un’aria mogia, perché sa che adesso gli tocca.

Il brano era tradotto molto male nell’edizione della Bibbia della Conferenza Episcopale Italiana, fino al 2008. Poi, per fortuna, l’hanno corretto un pochino; si vede che il precedente papa [Benedetto XVI] conosce il greco. Prima era tradotto così: «Pietro, mi ami tu più di loro?» dice Gesù. Pietro gli dice: «Signore, lo sai che ti amo». …E in questa risposta, a guardar bene, ci sarebbe già qualcosa che non va: Shakespeare mise le stesse parole sulle labbra di Iago; quando Otello, lì per lì per impazzire di gelosia e di angoscia, chiede a Iago: «Iago, almeno tu… Do you love me?», in risposta Iago gli dice: «My lord, you know that I love you!», ovvero tu sai che ti amo – è una cosa che sai tu, sono fatti tuoi, io non dico niente.

Pietro, nelle vecchia traduzione, risponde proprio allo stesso modo, ma Gesù sembra non farci caso e dice: «Va be’, pasci le mie pecorelle». Poi gli domanda di nuovo: «Pietro, mi ami tu più di loro?». Pietro risponde: «Signore, lo sai che ti amo». E due. Gesù dice «Pasci i miei agnelli». Poi Gesù dice per la terza volta: «Pietro, ma tu mi ami?». Il lettore potrebbe pensare che essendo stato appena crocifisso, e poi risorto, Gesù magari sia ancora un po’ frastornato, e non capisca ancora bene le cose; anche Pietro sembra pensare così, e dice per la terza volta: «Signore, tu sai tutto, lo sai che ti amo». Ma a quel punto, stranamente, Gesù gli fa una scenata, e gli dice: «Allora vedrai cosa ti succederà! Quando sarai vecchio gli altri ti metteranno addosso i vestiti che vogliono loro e ti porteranno dove vogliono loro!». Al che il lettore di questa traduzione non ci capisce più niente.

Sapete invece com’è nel testo originale di Giovanni, scritto in greco? Gesù dice: «Pietro, agapàs me?», cioè: tu mi vuoi un gran bene, hai agape per me? Pietro risponde: «Signore, tu lo sai che io filò se» Usa il verbo filein, cioè: «provare un senso di amicizia». In pratica, dice: no, io non sono capace di agape, non ci arrivo, mi spiace, io al massimo provo dell’amicizia per te. E Gesù commenta: «Allora puoi solo fare il pretino, pascolare le pecorelle. Pietro, senti, pensaci bene. Sei sicuro che tu non agapàs me?». Pietro dice: «Eh be’ sì, Signore, io filò se, e basta». È una scena sempre più drammatica: Pietro è un uomo costretto a guardare dentro di sé, sta capendo i suoi sentimenti e si accorge di non essere capace di agape. Non ce la fa.

E badate che tanti di noi non ne sono capaci. In particolare, tantissimi maschi, in questo periodo, perché non sono liberi: sono degli obbedienti, servi o capi di qualcuno, e se una persona serve o comanda, non può più provare agape, perché è troppo attaccato al vantaggio personale, ha paura, e deve stare in guardia dai sentimenti forti, com’è appunto l’agape.
E Gesù per la terza volta chiede: «Ma allora, Pietro, tu fileis me, soltanto?». E Pietro sgomento risponde: «Sì, tu sai tutto, io sono capace solamente di filein!». Gesù gli dice: «Bada che di questo passo farai una brutta fine, tu! Vorrai fare il capo, e finirai per fare il servo». Come sapete, già ai tempi in cui venne scritto il Vangelo di Giovanni, Pietro era il simbolo della Chiesa di Roma, della cosiddetta Grande Chiesa: e dunque il Vangelo di Giovanni era un libro un po’ più scomodo di quel che solitamente si pensa.

Agape nelle antiche scritture
Come tradurre la parola agape in italiano? Tradurre agape con «voler bene» è un po’ riduttivo. Anche un amico vuol bene all’amico. E «volere tanto ma tanto bene» è troppo vago. Allora diciamo: amore?
Mah. La parola amore, in italiano, non è gran che. Non per niente causa un sacco di problemi alla gente. Determina ossessioni, anche questa, perché non è per niente chiara. (…)

Alla ricerca del significato nascosto

Ora, lasciate perdere la stramba idea che amore voglia di dire «non-morte». Era un gioco di parole dei trovatori provenzali, basato sull’idea che in greco la a iniziale a volte è privativa, cioè equivale a un «non»; ma è una falsa etimologia, come lo sarebbe il dire che «occhiali» è occhi-a-lì, e significhi «una direzione dello sguardo»; o che in politica «un partito» indichi uno che è partito per andare da qualche parte o che derivi da parti-to’!, e voglia dire «fare un gesto scurrile nei confronti di altre parti».
Lasciamo stare e guardiamola bene, questa parola amore.

Differenza tra amare e voler bene

Più la guardiamo, e più ci accorgiamo che qualcosa qui non va. Non per nulla, nei dialetti non c’è – e i dialetti sono linguaggi sempre onesti, vividi, limpidi. Anche in un dialetto passionale come il napoletano, c’è t’aggio voluta bbene, ma non c’è io te amm’. Se uno a Napoli ti dice io te amm’, sta scherzando o parla con una straniera. In milanese, mi te ami fa ridere. È evidente che della parola amore i dialetti non si fidano, sentono che c’è qualcosa di poco chiaro, è opaca, e perciò infida.
O forse per voi è chiarissima? Valutate voi stessi: sapete qual è la differenza tra amare e voler bene? È una domanda che avevo incominciato a fare due o tre anni fa alle conferenze, e non c’era nessuno che sapesse rispondere. A me piaceva che si accorgessero di non saper rispondere, dopo che avevano usato per tutta la vita le parole «amare» e «voler bene». Una volta, a Treviso, una signora ha alzato la mano e ha detto: «Io la so la differenza! Voler bene… è voler bene. Invece, amare è quando vuoi bene e ti aspetti qualcosa in cambio». È buffo, lo so; hanno riso tutti. Ma non è del tutto sbagliato.
L’origine di amore è la parola sanscrita kama: proprio la stessa del kama-sutra. Per una legge linguistica, avviene spesso che parole sanscrite con la «k» iniziale ricompaiano in lingue europee senza quella «k»: così il sanscrito karma (sapete tutti cos’è), in latino diventa harmonia, e poi armonia in italiano. E kama significa: un desiderio sessuale intenso ed esclusivo, cioè qualcosa di molto simile al nostro concetto di eros. Dunque, quando tu usi in italiano la parola amore, stai intendendo propriamente quel tipo di desiderio: stai parlando di quello, al tuo genio della lampada di Aladino. Letteralmente, io ti amo in italiano significa: Io desidero avere rapporti sessuali con te e pretendo che tu non ne abbia con nessun altro. E anche in latino amor indica una veemenza, una pulsione erotica – il che fa suonare un po’ insensata molta metafisica dell’amore. Pensate infatti a cosa significa, alla lettera, l’espressione «amore universale». Praticamente è: «io scopo tutto». Oppure «ama il prossimo tuo»! In latino non si diceva affatto ama proximum tuum, che sarebbe risultato scurrile, come a dire: «fatti il primo che passa»; bensì dilige proximum tuum, e diligere era l’equivalente latino di agapan. (…)

Tratto dal libro Eros e Agape – Igor Sibaldi

Possibili demoni nei percorsi olistici al femminile

Notavamo la quantita' di corsi al femminile presenti sul Web … la Dea che c'e' in te, Terra Madre, il Sacro Femminino ,Percorso della Luna, il Cerchio delle Donne ecc.ecc.ecc.. 
In questi corsi l'elemento maschile non e' mai presente , o presente in rarissime volte e numericamente sempre inferiore, mancando quidi un reale confronto esperienziale con il maschile. Aleggia in molti di questi percorsi (fortunatamente non in tutti), sia leggendo le descrizioni che sentendo le testimonianze delle partecipanti, una specie di ipotesi di sottile superiorita' del femminile dove viene immaginata una inferiorita' del maschile.

Se da una parte queste iniziative sono encomiabili e aiutano le donne a risvegliarsi da un torpore e avvicinarsi a una piu' ampia coscienza del se', soprattutto dopo secoli di prevalenza del Patriarcato che ha generato molte ferite nel femminile, dall'altra potrebbe aleggiare in alcuni casi un elemento distorsivo, un demone che potrebbe creare una logica di dualita' potendo avvallare una possibile divisione tra maschile e femminile, andando ad aprire ulteriormente il solco gia' difficile da armonizzare, tra uomo e donna, come e' evidente nell societa' attuale.

Dalle indicazioni del Tantra possiamo osservare che il femminile non e' superiore al maschile cosi' come il maschile non e' superiore al femminile, ma semplicemente sono diversi e presiedono archetipicamente funzioni diverse, ma complementari. 
Shiva e Shakty si incontrano in Maestra' senza che ci sia una priorita' di superiorita' di un sull'altro.

Non c'e' Shiva senza Shakty non c'e' Shakty senza Shiva.

Questo e' un degli aforismi di origine matriarcale legato ai Tantra piu' famosi. Seguiamone qualcuni tratti dagli antichi testi.

“….Sebbene Shiva e Shakti appaiano separati sono per sempre uniti, mangiando sempre dallo stesso piatto. Lei è una Compagna che non può vivere senza il Suo Signore. E senza di Lei, colui che può fare tutto, non può nemmeno apparire. Come possiamo distinguerli l'uno dall'altro? Lui appare per causa di Lei e Lei esiste per causa di Lui. Non possiamo separare lo zucchero dalla sua dolcezza, né la canfora dal suo aroma…” – Amritanubhava Tantra

“…Shiva e' pura coscienza, e' Shakti che attiva tutto, i due sono la stessa cosa, Shiva e' la fiamma e Shakti e' il calore e la luce della fiamma; si puo dividere l'immagine e l'energia della fiamma dalla fiamma stessa? Sono una sola realta' Shiva-shakti, il bindu e trikona nello yantra. Shiva e' trascendente , e Shakti e' immanente. Non puo’ esistere Shiva senza Shakti, non puo’ esistere Shakti senza Shiva. Se Shiva e’ lo strumento musicale, Shakti e’ il suono emesso dallo strumento. Se Shiva e’ il seme, Shakti e’ il frutto, e cosi’ via. Shiva e’ dunque primordiale ed eterna coscienza senza forma da cui e’ scaturita Shakti, la potenza, la vibrazione, l’energia…” Trikatantrasara

Non e' un caso che i percorsi tantrici, sopratutto nella Via della Mano Sinistra, come suggerito dagli antichi tantrika e negli antichi testi, viene sviluppato tra un perfetto equilibrio numerico ed energetico tra uomini e donne, aspetto molto raro nei percorsi olistici dove la preponderanza femminile e' sempre presente e l'energia maschile spesso in difetto, indipendentemente se si tratta di cerchi dal femminile oppure no.

Cosa significa cio' ? che una donna non puo' esistere senza un uomo o viceversa? No, semplicemente che la coronazione energetica migliormente armonizzante appare, secondo la Tradizione Tantrica nell'unione tra Maschile e Femminile, dove nel Tantra comprende anche l'Unione Sessuale e comunque l'unione di tutti i Chackra alternati nelle energie dell'Uomo e della Donna come accenna il Kubika Tantra. 

Potrebbe essere che alcuni questi percorsi giungano, anche inconsciamente a queste tesi di una pretesa larvata superiorita' del Femminile anche per reazione e per rivalsa di un passato di squilibrio nei confronti delle Donne, ma cio' non e' una giustificazione in un percorso che voglia essere di crescita reale equilibrata e che voglia armonizzare e integrare gli aspetti del maschile/femminile.

Tale rischio di distorsione puo' raggiunge in alcuni casi livelli molto pericolosi se la conduttrice ( al 95% anche essa donna) ha degli irrisolti profondi con il maschile, (e anche qui non accade sempre ovviamente) andando a trasferire nell'energia del corso e verso tutte le partecipanti donne, la propria acredine sottile nel confronti dell'uomo con il pretesto di celebrare la Dea. Invece che liberare le Donne, le spinge ulteriormente negli irrisolti, e nelle acredini alimentate dalla facilitatrice stessa. Come molte hanno commentato condurre cerchi di donne e’ molto delicato, stante il corpo di dolore e le ferite tutt’ora aperte del femminile. E’ facilissimo gettare sale su queste ferite e ottenere reattivita’ emotiva compiacente.

Abbiamo infatti osservato, per esperienza diretta,  che molte volte (ovviamente non sempre) molti gruppi femminili, apparentemente legati alla Dea, agiscono poi invece secondo logiche e dinamiche fortemente Patriarcali. Organizzazione verticale, meccanismi accentratori, logiche di capi e subalterni, esclusione e cosi’ via. 

Abbiamo traccia ,sempre per osservazione diretta, di Cerchi di Donne invitate all’incontro con Cerchi di Uomini che si sono sdegnosamente rifiutate. Allora ci e’ sorto il dubbio che forse alcuni cerchi di donne , e’ come se si autoalimentassero in un femminile chiuso su se’ stesso, autoincensando una Dea ripiegata a difesa senza mai trovare un punti di contatto con il maschile. Potrebbe essere una ipotesi.

Da qui il nostro semplice campanello di allarme, che non vuole essere un denigrare i Cerchi al Femminile, molto utili quando integrati e costruttivi, ma semplicemente porre l’accento su alcune dinamiche che abbiamo riscontrato e sui pericoli insiti in esso. Ci destano qualche perplessita quei cerchi femminili che ossessivamente vogliono sempre escludere la integrazione energetica con il maschile. Che cosa nasconde tutto cio? 

“…L’uomo vede la donna come una Dea. La donna vede l’uomo come un Dio……Non c’e’ alcuna adorazione oltre a questa….” – Candamaharosana Tantra

Jose'&Resya – TantraLove

Pineale, ghiandola magica del corpo umano

EPIFISI O PINEALE, GHIANDOLA MAGICA DEL CORPO UMANO

La ghiandola pineale è molto più di quello che insegnano ai corsi di medicina. Oggi la scienza sta scoprendo che gli antichi mistici e filosofi avevano ragione nel reputarla la sede dello spirito. Ci sono dei capitoli della scienza che a volte giacciono abbandonati su vecchi scaffali e altre volte vengono menzionati nei testi universitari senza nessun tipo di approfondimento.

EPINEALE SEDE DELLA COSCIENZA UMANA SECONDO IL GRANDE CARTESIO

Il francese René Descartes o Cartesio (1596-1650) è giustamente considerato fondatore della filosofia e della matematica moderna. Cancella tutta la cultura precedente e propone nuovi metodi di ricerca basati sull’evidenza, l’analisi, la sintesi, l’enumerazione e la verifica. Sostiene che i sensi ci ingannano, tipo il remo che appare spezzato nella parte immersa. Afferma la precedenza assoluta della sostanza pensante, ossia dell’anima, sulla materia estesa corèorale. “So di pensare, prima ancora che di avere un corpo esteso”. Ebbene, Cartesio riteneva che la pineale fosse la sede della coscienza. [Vedi Ghiandola pineale e spirito: la scienza dimentica ma conferma]

FONTE SECREZIONALE DI MELATONINA

È dalla ghiandola pineale che viene secreta la melatonina, un ormone fondamentale che regola il ritmo sonno-veglia, che interagisce con l’inibizione della secrezione degli ormoni sessuali e che stimola il sistema immunitario. Altre caratteristiche curiose della ghiandola pineale 1) È l’unica parte del cervello a non essere doppia, 2) È molto vascolarizzata, 3) Produce una sabbiolina a base di idrossiapatite ed alluminio che col tempo si sedimenta al suo interno. Di più, testi universitari e i docenti, non dicono. Eppure alcune delle famose ricerche abbandonate sugli scaffali hanno dimostrato meccanismi interessanti. La sua forma assomiglia ad una piccola pigna (da cui il nome), e si trova vicino al centro del cervello, tra i due emisferi, nascosta in una scanalatura in cui aderiscono i due corpi arrotondati dell’ipotalamo. [Vedi Il simbolismo della Ghiandola Pineale]

PROPRIETÀ PIEZOELETTRICHE DELLA GHIANDOLA PINEALE

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 il professor R. J. Reiter dimostra che deboli campi elettromagnetici influenzano l’attività della ghiandola pineale e la secrezione di melatonina. Nello stesso periodo il professor G. Cremer-Bartels dimostra come lo stesso campo elettromagnetico della terra influenzi la ghiandola pineale. Nel 1996, un gruppo di ricerca, che vedeva coinvolti istituti americani ed israeliani, scopre proprietà piezoelettriche nella sabbia che si sedimenta nella ghiandola. Trattasi di cristalli in grado di trasformare le vibrazioni meccaniche degli strumenti a corde in impulsi elettrici che vengono trasferiti attraverso un cavo agli amplificatori. La proprietà piezoelettrica non è altro che la capacità di trasformare delle vibrazioni in impulsi elettrici. Questa stessa capacità l’abbiamo pure noi grazie alla ghiandola pineale e alla sua sabbiolina. Eppure ancora oggi pochi sono i ricercatori che se ne curano. [Vedi I campi elettromagnetici disturbano la funzionalità della ghiandola pineale]

IL TERZO OCCHIO AL CENTRO DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI

I piezoelettri oltre che nella musica vengono applicati negli orologi al quarzo, nei cellulari, negli altoparlanti, nelle stampanti, nelle radio e in molte altre situazioni. Coincidenza vuole che la posizione di questa ghiandola, chiamata pure Terzo Occhio, stia proprio al centro dei nervi ottici, che sia collegata alla retina e che sia ultra-sensibile alla luce solare. [Vedi L’Uomo è un’antenna che guarisce con le giuste frequenze?] Quello che emerge è che il ruolo deicampi elettromagnetici è centrale nel funzionamento del nostro organismo. [Vedi Il campo magnetico della Terra è allineato a quello del Cuore]

LA MELATONINA È UN ORMONE VEGLIA-SONNO DERIVATO DALLA SEROTONINA

Interessante rilevare come una piccola ghiandola endocrina nel cervello dei vertebrati, produca la melatonina, derivato della serotonina, un ormone che influenza la modulazione di veglia-sonno e le funzioni dei modelli stagionali. Più esattamente la melatonina viene secreta ed elaborata nel periodo notturno, durante il quale la ghiandola raggiunge il massimo della sua attività di notte, dove la conoscenza intuitiva e le facoltà più sottili emergono.

STRAORDINARIE QUALITÀ DELLA MELATONINA

La melatonina 1) Esalta e rafforza i meccanismi immunitari, 2) Accresce la produzione di energia fisica alzando il livello di sopportazione alla fatica, 3) Regola la temperatura interna contribuendo a un’ottimale gestione del sistema cardiovascolare, 4) Rappresenta la sostanza più antiossidante del corpo, con effetti evidenti sui meccanismi anti-invecchiamento e sulla mente, sviluppando facoltà latenti, 5) Trascende l’ego e guarisce rapidamente le nostre sofferenze e i nostri conflitti, grazie alla capacità percettiva tridimensionale.

PINEALE ATROFIZZATA E MASSE RIMBAMBITE

La ghiandola pineale produce anche ciò che è comunemente conosciuto come DMT, o dimetiltriptamina, sostanza che produce un profondo stato di dilatazione temporale, viaggi in luoghi extradimensionali. Ciò accade di notte durante i sogni, quando la pineale è maggiormente attiva. Apparentemente, ad oggi non si dà molta importanza al terzo occhio come in passato. Questo ha portato ad atrofizzare gradualmente tale organo ed alla perdita di valori considerati obsoleti quali la spiritualità, l’etica, l’amore per il prossimo. Perdita gravissima che si è tradotta in un vero e proprio rimbambimento delle masse.

COME STANNO UCCIDENDO LA NOSTRA GHIANDOLA PINEALE

All’interno della ghiandola pineale scorre acqua, che con il passare del tempo calcifica. Questo porta ad una atrofizzazione della ghiandola. Tale processo di calcarizzazione ed atrofizzazione viene accelerato prevalentemente a causa dell’alimentazione moderna. In particolare con l’uso dei composti di fluoro usati come additivi nelle acque, bevande, alimenti e presidi medici comuni, come dentifrici bibite gassate, acqua fluorizzata, zuccheri raffinati. [Vedi IL FLUORO abbassa il QI ed incrementa la crescita Tumorale] Il consiglio è quindi di evitare il più possibile l’assunzione di fluoro, leggete le etichette dell’acqua in bottiglia se ancora ne fate uso, e cercate dentifrici senza fluoro. [Vedi Perche’ i dentifrici di uso comune sono dannosi] Altre fonti di fluoro sono chewing-gum, medicinali, bevande gassate, Coca cola e Pepsi, the in bottiglia o lattina, Gatorade e simili, bastoncini di pesce e di pollo, anestetici.

EFFETTI MICIDIALI DEL FLUORO SUL TERZO OCCHIO

Alla fine degli anni ’90, uno scienziato di nome Jennifer Luca realizza il primo studio sugli effetti di fluoruro di sodio sulla ghiandola pineale. Determina che la ghiandola pineale, situata al centro del cervello, è una zona di concentrazione per fluoruro. La ghiandola pineale semplicemente assorbe più fluoro rispetto a qualsiasi altra parte fisica del corpo, anche le ossa. Questo calcifica la ghiandola e ne blocca la fondamentale funzione di bilanciare gli interi processi ormonali nel corpo. [Vedi FLUORURO & INTELLIGENZA: I 39 studi che mostrano quello che non ti hanno detto]

SOLO LA DISTILLAZIONE E L’OSMOSI INVERSA DEFLUORIZZANO L’ACQUA

Varie ricerche sul fluoruro di sodio hanno dimostrato che esso va ad accumularsi proprio nell’ipofisi, che di gran lunga è la ghiandola più importante e centrale nel cervello, la più protetta. Il fluoro è l’unica sostanza in grado di attaccare il centro più importante del cervello. I filtri per l’acqua che si acquistano nei supermercati non tolgono il fluoro dall’acqua. Solo la distillazione e il processo di osmosi inversa è in grado di farlo. Il modo più economico per evitare il fluoruro è quindi quello di acquistare un distillatore d’acqua. Il fluoruro di sodio è presente nel nostro approvvigionamento di acqua e cibo, ed è  letteralmente in grado di insipidire le masse. Il fluoruro è stato introdotto in acqua dai nazisti e dai russi nei loro campi di concentramento per rendere la popolazione del campo docile ed obbediente.

DISINTOSSICAZIONE DELLA GHIANDOLA PINEALE

Il mercurio è un veleno per la ghiandola pineale. Pensiamo alle otturazioni dentali al mercurio, e ancor di più ai vaccini contaminati da mercurio come il Thimersal o Thimesoral, un conservante per vaccini, molto difficile da espellere dal cervello una volta che vi circola dentro. [Vedi DANNI DA AMALGAMA DENTALE TRE EVIDENZE SUL MERCURIO] Sarebbe bene evitare di mangiare pesce, e pesci da fondo come i gamberetti, il tonno e il delfino, che sono particolarmente contaminati dal mercurio. Più grande è il pesce più alta è la concentrazione di mercurio nel suo tessuto corporeo. [Vedi Pesci al piombo e al mercurio nel Mediterraneo] Il mercurio può essere rimosso dal corpo con l’uso quotidiano di clorella, erba di grano e spirulina. [Vedi Clorella – Il cibo perfetto e 10 ragioni per assumere la spirulina tutti i giorni] Il cilantro o coriandolo, o prezzemolo thailandese, è un’erba che presa ogni giorno può contribuire a rimuovere il mercurio dal tessuto cerebrale. [Vedi Coriandolo: ottimo per depurare da metalli e tossine] Pesticidi e carni in genere sono nemici della pineale. Evitate prodotti dove ci siano tossine tipo i dolcificanti artificiali (aspartame K), zucchero raffinato, melanina, conservanti dalle sigle che iniziano con E1, deodoranti che spesso contengono alluminio ed altri metalli pesanti, prodotti chimici per la pulizia, colluttori dentali e dentifrici come qualunque altra cosa impregnata di fluoro.

RIATTIVAZIONE DELLA PINEALE NELLE ORE NOTTURNE

La ghiandola pineale si attiva e si decalcifica di notte, con l’oscurità e con il sonno. Pertanto, per riattivare tale organo atrofizzato, la cosa migliore da farsi è dormire e meditare, sviluppare le proprie percezioni, risvegliare le proprie capacità esplorative nei riguardi delle dimensioni sottili. Avere un terzo occhio aperto non vuol dire semplicemente coscienza e consapevolezza del mondo in cui viviamo. Una pineale attiva, corrisponde anche ad uno stato di salute maggiore e ad una miglior sinergia con il proprio corpo e con l’ambiente circostante.

TERZO OCCHIO COLLEGATO COL MACROCOSMO E CON LA SILVER CORD

Il concentrarsi sulla propria crescita personale, sulla evoluzione del sé interiore, corrisponde al riattivare il terzo occhio, l’organo collegato direttamente con il macrocosmo e con Dio. La pineale è conosciuta anche come occhio divino, ed è quella parte del corpo che viene risvegliata negli stati meditativi. La pigna magica è stata sempre un elemento importante nelle varie culture. Lo scettro di Osiris è costituito da una ghiandola pineale e da due serpenti incrociati. Shiva, Dio della Distruzione, viene rappresentata con il cranio a protuberanza, e due serpenti attorno.

TOP SECRET, OVVERO CIÒ CHE NON VOGLIONO FARCI SAPERE

In ogni essere umano la ghiandola pineale può essere attivata a frequenze del mondo spirituale e vi permette di avere il senso della conoscenza del tutto, dell’euforia divina e dell’unità intorno a voi. Essa permette ad una persona di viaggiare in altre dimensioni conosciute come viaggio astrale o proiezione astrale o visione remota. Con la pratica avanzata e i metodi antichi è anche possibile controllare i pensieri e le azioni di persone nel mondo fisico. La pineale è anche presente nei Musei Vaticani (vedi il Cortile della Pigna) e nella ferula del papa. Le società antiche come gli Egizi e i Romani ne conoscevano i benefici e l’hanno esemplificato nelle loro vaste simbologie contenenti il simbolo di un occhio. [Vedi Il simbolismo della Ghiandola Pineale]

LE ORE MAGICHE DELLA NOTTE SONO TRA L’UNA E LE QUATTRO DEL MATTINO

Un riferimento alla ghiandola pineale è anche sul retro della banconota da un dollaro negli Stati Uniti con quello che viene chiamato “Occhio che tutto vede”, che si riallaccia alla capacità di un individuo o di un gruppo di utilizzare questa ghiandola per andare verso il lato spirituale, e controllare i pensieri e le azioni di persone nel mondo fisico sapendo cosa stanno pensando in ogni momento nel nostro mondo fisico. Varie ricerche condotte fino ad oggi confermano che ci sono alcuni periodi nella notte, tra l’una e le quattro del mattino in cui vengono rilasciate sostanze chimiche nel cervello che provocano sentimenti di connessione alla propria fonte superiore.

Valdo Vaccaro

DA dionidream.com

Guarigione Spontanea – La Scienza conferma il Tantra

Il corpo umano possiede delle capacità di autoguarigione che si manifestano anche in condizioni patologiche gravose. Definito scientificamente come guarigione spontanea, detto fenomeno sembra avere quale substrato anatomo – fisiologico l’asse ipotalamo-ipofisario- sistema immunitario. Esso sembra essere il responsabile, in date circostanze, della produzione di ormoni e molecole favorenti l’autoguarigione. La PNEI è la scienza a cui dobbiamo tali evidenze.

Le circostanti favorenti la messa in circolo di molecole quali citochine, serotonina, dopamina, sono attivate mediante il sistema limbico e rafforzati da uno status mentale creativo, da un’ alta autostima, dalla preghiera nonché dall’eliminazione di eccessi alimentari, abuso di sostanze nocive per l’organismo, etc,etc.

Il cervello è capace di creare tutte le condizioni necessarie nel rilevare, affrontare e risolvere i disturbi corporei? anche i più gravi? Sembra proprio di sì e sembra che questo fenomeno possa essere attivato mediante meccanismi immunitari ed adeguate secrezioni. L’occidente, con il proprio modus pensanti, attribuisce certe guarigioni straordinarie e inspiegabili per la scienza, a fattori miracolistici. Definito come guarigione spontanea, in realtà è un fenomeno che inizia ad avere delle risposte da parte della PNEI e che sostanzialmente, sembra attivare alcune sostanze chimiche, i neurotrasmettitori.

PNEI è l’acronimo di psiconeuroendocrinoimmunologia, disciplina che studia le interrelazioni tra psiche, sistema immunitario, endocrino e nervoso, nonché come questi si influenzino vicendevolmente. Grazie alla PNEI, alla sua scientificità, sono cadute molte teorie tendenti alla frammentazione del essere umano, teorie che hanno trovato spazio, considerazione e protezione da parte della medicina convenzionale. La liberazione dei neurotrasmettitori avviene continuamente ed è influenzata da innumerevoli fattori: il nostro stato mentale in primis, la tendenza ad essere positivi anche nelle condizioni critiche, lo stile di vita ed il vissuto emotivo. Cosicché ad esempio, essere diffidenti sulle proprie capacità, possedere uno scarso grado di autostima e di risorse interiori, provoca allo stesso modo dell’ uso indiscriminato di farmaci e/o abuso di sostanze nocive un indebolimento del fenomeno dell’autoguarigione. Da segnalare uno studio effettuato presso L’Harvard Medical School di Boston, pubblicato nel 2002, secondo cui la preghiera ed in particolare la recitazione del rosario ed anche di un mantra ripetuto, avrebbe la capacità di regolarizzare la pressione arteriosa ed il battito cardiaco. In effetti, è dimostrato che queste pratiche tendono ad abbassare il tono del sistema simpatico a favore di una attivazione di quello parasimpatico, predisponendo al rilascio di ormoni quali serotonina, (l’ormone del benessere) dopamina, endorfine, citochine. Le sostanze neurotrasmettoriali come lecitochine, la serotonina attivano le indispensabili difese immunitarie dell’organismo. Accanto alle preghiere o ai mantra, la produzione di dette molecole è incrementata dalla capacità reattiva che il nostro corpo è in grado di porre in atto nonché dalla creatività, l’amore, lo sport, il sesso e la pratica di un’arte. Processo che verrebbe da dire origina dall’organo più nobile e sconosciuto del corpo umano, il cervello, ed è da esso quindi che deriva la nostra capacità di non ammalarsi. Mi viene da pensare come sia errato il life style assunto da noi occidentali e l’errata direzione alla quale viene spinta la nostra vita, lontana dall’interiorità, dall’ascolto dei bisogni primari in favore di una esistenza che dire superficiale è un eufemismo. Viene allora naturale considerare il sintomo fisico come un cialtrone da debellare ed il corpo che lo manifesta come uno sciocco strumento meccanico da riparare al più presto, veicolo di disservizio e di rallentamento dei ritmi quotidiani. Quanta cecità! Basti pensare che in presenza di sintomi come la febbre o un banale raffreddore, questi sono stroncati immediatamente, assumendo il primo farmaco a portata di mano ed in più attraverso l’ automedicazione.

Il substrato anatomo – fisiologico dell’autoguarigione

Il potenziale di auto guarigione, sembra si verifichi specificatamente attraverso la mediazione  dell’asse ipotalamo-ipofisi – sistema immunitario. Georg Groddeck, medico e psicoanalista, padre della moderna psicosomatica, all’inizio del ‘900 descrisse le capacità del corpo umano di ripararsi da sé in seguito a malattia. Groddeck riteneva che i nodi da sciogliere per sconfiggere la malattia si trovassero nella parte razionale del cervello, la quale doveva essere ridimensionata per permettere all’energia vitale (ES)di emergere e guarirci. Nel suo bellissimo libro, NASAMECU, acronimo ippocratico di natura sanat medico curat, Groddeck fornisce tutte le indicazioni tendenti a tale scopo. L’autore dunque rileva che l’autoguarigione sia possibile attraverso il  ridimensionamento dell’IO a favore dell’ES, ovvero dell’energia vitale che è presente dentro ognuno di noi e che fa funzionare insieme tutte le cellule, ricostruisce il corpo rinnovandolo continuamente, ci difende dagli attacchi e ci cura. Questo principio, in netto anticipo sui tempi, è una prima forma di lettura “scientifica” la quale propone anche una visione unitaria o come diremmo oggi,  olistica dell’uomo. L’Es, definibile anche come forza totipotente, viene ostacolata dunque dall’IO.  L’IO è figlio di una cultura dominante di superficie, di un’educazione cieca di fronte alle diversità e che ci vuole omologati ed in tendenza con il sistema. L’ IO è rafforzato dai luoghi comuni, dalla routine quotidiana e da tutte quelle condizioni che ci spingono verso direzioni innaturali, le quali porteranno, prima o poi verso la malattia. Ogni malattia rappresenta non solo una lacerazione della propria trama di vita, ma rappresenta un forte appello della nostra intelligenza interiore che altro non chiede di ripristinare l’omeostasi e dunque la salute. Spesso il disagio è già in sé la soluzione: basterebbe riportare in primo piano i segnali che il corpo invia, ascoltare le sue sensazioni ed esserne maggiormente consapevoli. Tanti segnali vengono ignorati o addirittura soppressi ma, questi sono segnali di denuncia di una disarmonia che va ben oltre il corpo stesso. La PNEI dimostra scientificamente, ciò che Groddeck teorizzava. La psiche con i suoi processi, il pensiero, la coscienza, le emozioni sono elementi compresenti in ogni processo nervoso, endocrino ed immunitario. Tutto dunque nasce dalla mente, in particolare dall’ area limbica, sede delle emozioni e dei comportamenti istintuali. All’interno dell’area limbica giungono continuamente afferenze da tutti gli organi. David Servan – Schereiber dell’ Università di Pittsburgh, Pennsylvania, afferma che il “ il cervello emotivo” possiede due meccanismi naturali di autoriparazione. Si tratta di capacità innate di ritrovare l’equilibrio ed il benessere…paragonabile alla cicatrizzazione di una ferita. Inoltre l’area limbica è la centralina di funzioni vitali come la respirazione, il battito cardiaco, la libido, il sonno, la pressione arteriosa, la secrezione ormonale e la risposta immunitaria.

1. Cosa ostacola il processo di autoguarigione?
2. Cosa invece lo favorisce?
3. Alla base dell’effetto placebo, vi è questa risposta?

Sicuramente alla prima domanda si poterebbe rispondere che primo fra tutti, l’ ostacolo primario per il nostro guaritore interno è il cervello razionale. L’IO, ovverosia le convinzioni, gli schemi mentali e la cerebralità, il ruminìo mentale, il modo di pensare, i falsi obiettivi e/o progetti che ci imponiamo, le credenze e il modo di agire nella realtà ci orientano verso un’operatività rigida, legata a contingenze quotidiane. Ciò promuove un disallineamento tra i due cervelli, generando uno stato di caos e disarmonia del biochimismo corporeo. Un IO che è incapace di accogliere le sensazioni ed i bisogni reali. Il prevalere del cervello razionale sul limbico crea le condizioni per l’instaurarsi di un assetto neurochimico tipico dell’ansia o degli attacchi di panico.
Quante depressioni, attacchi di panico o stati ansiogeni potrebbero trovare soluzione se soltanto ci si orientasse all’ascolto dei propri bisogni. Queste comuni manifestazioni psicosomatiche, sono supportate da un’iperattività del sistema nervoso autonomo, in particolare dalla sezione simpatico. Non solo ansia e attacchi di panico! Stress, forte autocontrollo, producono le stesse molecole le quali indeboliscono il nostro sistema salute. Cortisolo, (l’ormone dello stress)adrenalina, radicali liberi sono le molecole responsabili, quando prodotte in eccesso e per molto tempo, dell’ indebolimento del sistema immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale. Esse provocano tra l’altro, una riduzione dei globuli bianchi ed anche l’innalzamento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, predisponendo l’uomo ad un aumentato rischio di incappare in frequenti malattie (virali, batteriche)e di innalzare i fattori di rischio di ictus o infarto del miocardio. E’ possibile allontanarsi da questi pericoli, attraverso la “riprogrammazione” della propria attività mentale: essere in sintonia con i propri bisogni e quindi con se stessi, essere liberi di esprimere emozioni, ridere, meditare, vivere una sessualità appagante, coltivare interessi e passioni, essere creativi, dedicarsi allo sport preferito favoriscono la salute, promuovono la crescita dell’autostima del buonumore, dell’empatia. Tre condizioni che il nostro cervello plastico adora e che gli fanno produrre le sostanze della felicità e della salute: endorfine, serotonina, dopamina, citochine, linfochine. La seconda domanda può trovare risposta dalla teoria esposta dal ricercatore Enzo Soresi. Il ricercatore, autore de il “cervello anarchico” (UTET) propone la tesi dello “shock carismatico”. Con detta tesi, Soresi teorizza sulle remissioni spontanee che alcuni individui hanno comportato durante patologie serissime e conclamate. Definiamo cosa è lo shock carismatico; esso è secondo l’autore “un cambiamento profondo dello stato mentale della persona quando incontra un soggetto molto carismatico”. All’interno del libro viene segnalato un caso di un contadino afflitto da melanoma che guarisce dopo un incontro con Madre Teresa di Calcutta. E’ indubbio che l’uomo abbia questa risorsa e la stessa trova testimonianza in questa come in tante altre guarigioni inspiegabili. Lo stesso effetto placebo, è ipotizzabile che esso sia riconducibile ad una modificazione biochimica del cervello, generata dalla fiducia riposta nel farmaco da parte del paziente. Evidenze chiare circa l’effetto placebo non ve ne sono, però in letteratura scientifica l’esempio maggiormente significativo è dato dal confronto tra l’attività antidolorifica prodotto dalla morfina con quella prodotta dall’acqua, somministrata in pazienti ignori dello scambio. I dati ci dicono che la scomparsa del dolore nel campione placebo è del 60%. Mentre la medicina ufficiale etichetta l’effetto placebo come un processo di autosuggestione, l’auspicio è quello di poter approfondire, conoscere in fondo questo promettente ambito di ricerca e svelare gli intimi e meravigliosi segreti dell’autoguarigione.

Fonte www.neuroscienze.net