Esempio titolo

In un ambiente completamente integrato nella Natura non sarebbe stato possibile costruire niente altro che uno specchio d’acqua…naturale. Ecco perché è nato il Biolago, un lago  naturale ecosostenibile, perfettamente integrato con l’ambiente circostante.

Resta aggiornato al mondo del Tantra in Italia

Il principio che sta alla base del biolago è che la depurazione avviene in modo naturale sfruttando la capacità autodepurativa dell’acqua grazie a piante e microrganismi senza l’uso di prodotti chimici quali, ad esempio, il cloro.

WEEKEND TANTRICO-TERMALE – ALTO ADIGE

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VACANZA TANTRICO-TERMALE

ALTO ADIGE – Giugno 2019

Abbiamo definito gli ultimi dettagli per la

vacanza tantrico-termale

28-29-30 GIUGNO 2019

QUATTORDICESIMA REPLICA DELL’EVENTO –

RELAX & SPIRITUAL WORKSHOP presso uno splendido WELLNESS HOTEL

in ALTO ADIGE nelle bellissime Dolomiti vicino a Vipiteno in quota in mezzo a una natura rigogliosa

(dalle ore 15 del venerdi 28 giugno 2019 alle ore 14 della domenica 30 Giugno 2019) esclusivo appuntamento oramai diventato consueto e gradito dai posti limitati .

Siamo quindi lieti di invitarvi a condividere questa coinvolgente esperienza di gruppo. Quale migliore modo per ritemprarsi , in una vacanza, concedendosi il raro lusso di un fine settimana all’insegna del relax e dell’apprendimento tantrico e che include anche una esclusiva sessione di Tantracquatic in piscina termale salina sotto le stelle?

Potrebbe essere un bel regalo che ci si puo’ concedere per rigenerare energie, anche sensuali, allontanandosi per un breve periodo dallo stress quotidiano, che lentamente ci corrode, staccando la spina per immergersi nella coinvolgente via tantrica e nella liberazione dei sensi in condivisione conviviale con gli altri partecipanti.

Il Tantra riesce ad abbinare i piaceri del corpo con gli aspetti trascendenti dell’anima.

Ogni Vacanza, infatti, racchiude momenti diversi eppure connessi.

Rituali tantrici accompagnati dalla musica, dove muovendosi emozionalmente in sintonia con la parte più profonda di noi stessi e con le persone che ci circondano, riapriamo canali di comunicazione che nella frenesia di tutti i giorni tendono ad addormentarsi.

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Aspetti ludici e tantrismo vanno di buon accordo , essendo il Tantra una disciplina che non confina ed emargina il piacere dei sensi , ma anzi li esalta nella ricerca della espansione della consapevolezza e dell’unione con il tutto.

Il Tantra è una delle esperienze più appaganti per la crescita personale e lo sviluppo di sé attraverso il canale sia della comunicazione emozionale che della comunicazione dei sensi.

Il corpo si riapre al piacere e alla serenita’, si riapre a quella calma necessaria per godere di ogni sottile emozione, si riappropria finalmente di energie mai conosciute prima o perdute lungo la via.

Le sessioni saranno impostate per risvegliare il piacere di vivere, stimolare l’incontro, facilitare la creazione di un gruppo dove l’attenzione sensibile verso gli altri accompagnino una relazione di qualità del nostro stare insieme.

L’ascolto ed il sentire aprono all’esperienza della sensualita’. La sensualita’ e’ un ingrediente di base per il cammino tantrico. Percio’ l’introduzione al Tantra e’ lavoro sul corpo secondo il canale del sentire che abbatte i preconcetti mentali (la mente che mente).

Esercizi e rituali proposti aprono queste possibilita’ di ascolto e donano gli strumenti per goderne: esercizi e giochi di comunicazione fisica ed emotiva, rituali tantrici, danze libere,meditazioni, musiche coinvolgenti, atmosfere suadenti ci accompagneranno in questo coinvolgente percorso di gruppo.Se il tempo sara’ clemente utilizzeremo anche a pieno le possibilita’ che la natura, cosi’ bella in quel luogo, ci offre, con parecchie sorprese.

Assieme agli altri partecipanti , avremo modo di condividere convivialmente questi intensi momenti regalandovi anche ampi e liberi momenti di relax. Ritmi quindi a misura d’uomo e di donna ,appuntamenti calibrati sul piacere e non sullo sforzo ricordandovi che alcune sessioni tantriche si svolgeranno in nudita’, in particolare la sessione di Tantracquatic nella piscina termale a 35° sotto le stelle notturne.

Quindi , tutti assieme , avremo modo di condividere convivialmente questi intensi momenti regalandovi anche ampi e liberi momenti di relax. (passeggiate,sciate, piscina, saune… ecc.) . Avremo a disposizione una splendida piscina termale , per il pieno contatto con gli elementi, oltre che a numerosi spazi comuni. Come e’ uso in questi luoghi si avra’ la rara possibilita’ di utilizzare le strutture (saune, piscine, hammam ecc.) anche in forma naturista , per meglio assaporare il contatto con gli elementi.

Utilizzeremo ampi spazi protetti completamente riservati, in una sala polivalente in legno, ove assaporare la via tantrica e incontrare tanti nuovi e vecchi amici.
Mandateci quindi le vostre adesioni nel caso di un effettivo interesse alla iniziativa nel periodo indicato e vi verranno spediti tutti gli ulteriori dettagli della iniziativa, anche per la prenotazione presso lo stupendo Wellness Hotel e l’iscrizione allo stage.

Verra’ data priorita’ all’ordine di effettiva iscrizione alla vacanza tantrica ricordando che le pre-iscrizioni sono gia’ molte e i posti limitati.

per informazioni o iscrizioni  scrivere a :

tantra@tantralove.biz

ISCRIZIONI APERTE A TUTTI IN GRUPPO BILANCIATO TRA MASCHILE E FEMMINILE

TANTRA PER COPPIE , UOMINI SINGOLI E DONNE SINGOLE

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Attestazione di Competenza Professionale SIAF n.LO1112P-OP ai sensi della legge 14 gennaio 2013 n.4 – www.siafitalia.it

Vuoi saperne di piu’ sulla struttura che ospitera’ il corso tantra? Clicca qui.

Vuoi leggere le testimonianze degli altri partecipanti alle vacanze tantriche? Clicca qui.

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Massaggio Rituale di Liberazione

Protagonista importante per la crescita consapevole di ogni individuo, il Massaggio Rituale di Liberazione nasce da  mani sapienti, attraversate da una antica conoscenza e da un  moderno fare, qualità che vanno di  pari passo e che  rendono il trattamento di liberazione un percorso unico.

Attenzione, ascolto, tatto consapevole  e passione sono compagni di viaggio preziosi che  rendono questa tecnica unica nel suo genere, tra respiro e tocco sapiente,  strumento attuale nel lavoro evolutivo degli esseri umani, del nostro tempo.

Dietro ad ogni gesto e manovra c’è la ricerca di chi ha saputo intuire e dar vita, dopo approfondita ricerca, ad un metodo singolare per aiutare ad accelerare il processo di risoluzione di alcune problematiche che spesso  non lasciano libero l’essere umano di procedere nella realizzazione del suo progetto di via.

Una tecnica che vede la sua nascita dal connubio tra Mistica, Tantra e il  pensiero scientifico  Steineriano dato che arriva da conoscenze della via Teosofica.

Un trattamento che diviene una moderna tecnologia spirituale, un solido alleato per il cambiamento, che mantiene il livello di qualità come tratto distintivo e punto di riferimento per chi si sta davvero occupando della sua crescita emotiva e spirituale.

Il trattamento emozionale è un percorso di breve, ma incisiva durata, solo 5 trattamenti, che ha l’obbiettivo di sciogliere vecchi traumi inconsci, apportando un benessere immediato.

in particolare i 5 incontri sono cosi’ suddivisi:

Primo Trattamento alla pancia rispetto alle memorie inconscie.

Secondo Trattamento

Un protocollo accurato nel  procedimento rende il trattamento di liberazione una tecnica su misura e calibrata. I tre centri nevralgici dell’uomo, quello istintuale , quello emozionale e quello celebrale vengono trattati in 5 appuntamenti.

Quello che viene proposto  è un  percorso, un tratto di strada insieme al fine di liberati da vecchi schemi e condizionamenti, vecchi traumi ancora lì assopiti ma che ogni tanto quando si risvegliano ti possono riportare in stati emozionali disfunzionali e a volte gravi.

Cinque trattamenti con una scadenza mensile di un oretta circa per darti la possibilità di rimettere in circolo tutta quell’energia che per alcune ragioni, di cui ti puoi o no ricordare, e per eventi che magari addirittura ti sei dimenticato è rimasta fino ad ora li a ristagnare.
Dentro di te si sono sedimentate matrici automatiche di risposta alla vita, legate a rabbia, paura, tristezza, risentimento che possono oggi essere liberate per accedere alla felicita’ di vita e riconnessione con le proprie energie autentiche.

Entra nell’ombra attraverso la tua presenza e lascia scorrere, per un rapporto tantrico con la vita, le tue relazioni, il tuo lavoro.

Carl Gustav Jung e il Tantra

“La saggezza Indiana è la più profonda che esista e la ricerca della psicologia conferma passo dopo passo le affermazioni in essa contenute. L’antica scienza dell’anima degli Indiani è espressa dallo yoga che appare come il percorso verso l’auto perfezione”.

Carl Gustav Jung ha aperto, grazie alla sua esperienza personale ed alla sua ricerca, una possibilità di analisi comparata fra psicoanalisi e kundalini yoga e ha dichiarato che il suo simbolismo arriva ad interpretare la sintomatologia dei pazienti e aiuta a localizzare i sintomi della patologia:

non parlo del significato dello yoga per l’India, non potendolo sperimentare come se fossi nato in India e possessore della cultura Indiana. Posso comunque parlare del suo significato per l’occidente. La nostra mancanza di confini mentali ci porta all’anarchia psichica: per ritrovare un ordine mentale possiamo utilizzare lo yoga che era in origine un processo di introversione e conduceva a processi di elaborazione della personalità. Nel corso di migliaia di anni questa ricerca si è gradualmente organizzata in un metodo e diffusa in vari modi.”

Ciò che interessava Jung era questo processo. Egli vedeva in esso il processo universale e ne deduceva che il kundalini yoga, poiché tantrico, ha un valore incalcolabile per l’interpretazione dell’inconscio collettivo. Affermava anche che ci si deve avvicinare con cautela a questa disciplina perché gli occidentali non sono preparati alla profondità dello yoga. Jung invitava ad essere cauti nel procedere nell’esperienza dello yoga, a causa dello spirito orientale che è fondato su una storia mentale fondamentalmente diversa da quella occidentale: gli studenti che lasciano i corsi nascondendosi dietro molti alibi lo confermano ancora oggi quotidianamente.

L’interpretazione psicologica di Jung presuppone che il kundalini yoga permetta una profonda esperienza che spontaneamente si realizza. Egli afferma che:

“la filosofia indiana richiede la precisa condizione di non ego che influenza la nostra psiche, per quanto indipendente questa possa essere e porta ad una luce di consapevolezza super personale. L’area psichica dei fenomeni è fondamentale per gli Indiani e questi fenomeni sono ritenuti molto più reali di quelli fisici.”

Spiega Jung che l’uomo occidentale oggi non proietta più le immagini interiori all’esterno attraverso simboli o feticci come faceva l’inconscio del cosiddetto ‘uomo primitivo’, quindi l’oggetto non viene “psicologizzato”.  Quando questo avveniva animali e piante erano pari agli uomini che erano allo stesso tempo animali, e tutto era animato da spiriti e divinità. L’uomo civilizzato si crede mille miglia superiore a tutte queste cose: però spesso si identifica per tutta la vita con i suoi genitori, con i suoi affetti, pregiudizi e giudizi e accusa senza ritegno gli altri di ciò che non vuole riconoscere in se stesso. Conservando però una parte di quella coscienza primitiva e originaria e non servendosi più di amuleti e talismani, utilizza tranquillanti per portare in quiescenza nevrosi, razionalismo, culto della volontà e così via. Il simbolismo dei chakra permette a Jung di pensare ad un percorso degli archetipi della psiche e di intravedere una procedura universale di individuazione e spiega così ciò che avviene: il primo passo è afferrare, comprendere la realtà profonda; poi il simbolo è usato per cristallizzare questa realtà nella immaginazione e poi arriva la pratica reale della meditazione sui chakra. Si medita su un simbolo e ci si appropria dei contenuti in parte intellettualmente, in parte psicologicamente e soprattutto energeticamente e si avvia lentamente un certo processo della psiche: a volte si può arrivare ad un radicale sviluppo dell’anima anche se questa crescita non si realizza spesso. Si può verificare anche il caso di rimanere in una fase transitoria in questa regione del processo
psichico senza che il reale cambiamento della struttura più profonda avvenga: un risultato chenon è comunque da sottovalutare.
Secondo Jung dunque la scoperta dell’Oriente rappresenta un punto cruciale per il concetto dell’inconscio collettivo.

La sua interpretazione presume che il Tantra rappresenti la sistemizzazione dell’esperienza profonda spontanea che ha trasportato la materia nell’esperienza astratta nel corso di migliaia di anni.

La base di questo lavoro è il simbolismo dei chakra che abilita Jung a sviluppare una mappa delle regioni archetipiche e a tracciare una topografia della psiche per arrivare ad un transito tra le regioni dei chakra e già nel mandala vedeva l’inizio del simbolismo del tantra intendendo per mandala anche immagini mentali (come d’altra parte le intende anche la filosofia dello yoga) e immagini affiorate nel sogno, così come pure vedeva come si realizza nel tantra l’unione degli opposti: conscio ed inconscio.
Nella psiche umana esiste la divisione, la discriminazione, il bisogno di divenire una personalità: l’ego è un aspetto dell’odio, il bisogno di essere in due per essere se stessi. Il potere di essere se stessi. È l’urgenza dell’istinto e il meccanismo compulsivo che sono alla base dell’esistenza. È la forma naturale e istintiva in cui compare l’inconscio: l’energia psicologica nella sua forma più elementare. È l’istinto dell’individuazione. Non c’è forma di vita che non sia individuale perché ogni forma si manifesta in una differenziazione: diversamente non sarebbe vita.

L’istinto innato alla vita ci conduce a produrre un individuo il più completo possibile e ciò che noi chiamiamo personalità è un aspetto dell’individuazione.

Anche se non riusciremo a manifestare la nostra totalità, ciò che apparirà sarà una immagine di unità. È questo il modo in cui crediamo di ragionare e di pensare, è l’organismo che brucia energia nell’attività di sentire, di volere. A
questa attività, per altro normale, della psiche c’è un lavoro interiore da sviluppare: ritrovare se stessi.
L’odio è la forza che divide e che discrimina. Quando due persone si innamorano si innesca il meccanismo: si odiano per separarsi, si oppone resistenza per affermare se stessi. È lo stesso meccanismo dell’analisi: dopo un po’ si oppone resistenza. Durante il suo soggiorno in India Jung
chiese ad un Hindu: “un uomo che ama Dio avrà bisogno di più vite o di meno vite per realizzarsi rispetto ad un uomo che odia Dio? Rispose l’Hindu “un uomo che odia Dio si realizza prima perché certamente penserà e tenderà a Lui molto più di chi lo ama”
Ed è vero. L’odio è un cemento tremendo. Odio e paura sono elementi sempre presenti nella vita e gli yogi non potevano non conoscere questo aspetto quale condizione necessaria all’individuazione: infatti lo yoga è il percorso di riunificazione e quando diveniamo coscienti dei fatti l’odio e la paura si spengono.

Secondo Jung le immagini archetipiche sono l’equivalente psichica del samskara: così come il nostro inconscio è colmo di immagini così la nostra energia è colma di precedenti semi energetici. Nell’analisi dei simboli posti in ciascun chakra Jung presenta l’archetipo come un’ipostasi perché suppone l’esistenza dell’immagine senza che questa debba essere provata come l’ipotesi: sotto l’ipostasi è sottintesa dunque un’esistenza e ogni chakra è quindi un intero mondo.

Il primo chakra è quello che possiede le radici delle cose; è la terra, il fondamento del mondo.
Tutti noi abbiamo radici e non possiamo fuggire via dal nostro mondo cosciente, siamo nel mandala della terra e corriamo il rischio di rimanere intrappolati nelle radici della fisicità della vita, della pesantezza della materia, della presenza costante della mente. Questo è il luogo energetico in cui l’essere umano è vittima dell’istinto, degli impulsi, della non consapevolezza.
Se siamo vittime delle circostanze la nostra ragione può fare poco e spesso siamo spinti da un forza che ci costringe a fare cose non ordinarie e non giustificabili. Questo è Muladhara e qui troviamo kundalini. Kundalini è qualcosa di assolutamente inconoscibile, superiore alla nostra volontà ed è lei che ci conduce ai chakra successivi.

È il diamante puro, la forza invisibile che ci costringe a seguire il percorso fino alla fine, fino all’essenza ultima. Se non ci fosse kundalini a spingerci alla prima difficoltà torneremmo indietro, ma se quella forza vitale, quel bisogno, quella necessità, ci tengono per il collo allora non possiamo voltarci indietro; dobbiamo affrontare la vita. Da un punto di vista psicologico è ciò che ci spinge in avanti: se ci fermiamo perdiamo il sapore della vita, ciò che la rende affascinante. Kundalini risiede in questo chakra e ci indica delle possibilità perché è la condensazione di migliaia di anni di esperienza, è la forza dell’energia infinita. L’inconscio non è ancora presente ed esiste la vita unicamente fisica; è come se la nostra vita si svolgesse in un grembo, siamo un gene, un embrione, una condizione iniziale, il seme del futuro e quando risvegliamo kundalini iniziamo a vivere nell’eternità senza identificarci con l’inconscio. Come un terremoto kundalini si risveglia e ci trasporta in volo e dovremo imparare a non identificarci con le esperienze perché una cosa è volare e una cosa è essere sospinti dal vento. Se il vento cade anche noi cadiamo, ma se sappiamo volare condurremo noi il volo e potremo sublimare le esperienze.

Il kundalini yoga è stato tenuto segreto per secoli non perché non se ne possa parlare, ma perché non è possibile capirlo: il suo segreto è la comprensione attraverso l’esperienza. Se contattiamo la nostra parte più profonda, se siamo nelle tecniche, allora il processo dell’impersonale può innescarsi. In muladhara inizia il viaggio verso il divino, verso l’anima immortale. È una fonte di energia, è la pienezza dell’energia.
Muladhara è il simbolo della nostra presenza terrena, è l’energia psichica che spinge a vivere, è la radice della nostra esistenza.
Il colore rosso associato a questo chakra è il colore del sangue, della passione oscura. La vita è qui. Contiene la shakti, una delle due divinità che si uniranno nel settimo chakra. L’elefante, simbolo del chakra, sostiene il peso della terra e rappresenta il tremendo sforzo di sostenere la consapevolezza umana, il potere che ci spinge a costruire il mondo cosciente. Per gli Hindu l’elefante è il simbolo della libido addomesticata, parallela alla nostra immagine del cavallo. È la forza della consapevolezza, della volontà, dell’abilità di fare ciò che vogliamo.

Il secondo chakra è il luogo energetico in cui è possibile fare tutto; ci tuffiamo nel flusso della vita e ci lasciamo trasportare, galleggiando su tutto ciò che accade. Questo chakra possiede tutte le caratteristiche dell’inconscio e possiamo affermare che muladhara finisce nell’acqua.
Svadhisthana è un chakra legato al tattva acqua, al mare dove vive un enorme mostro. Nessuna meraviglia che esista in questo chakra una mezzaluna simbolo del femminile; ogni mistero della vita ha inizio nell’acqua, elemento dell’energia femminile; ogni ricerca di crescita ci riporta all’acqua, al pericolo di essere inghiottito dal mostro, così come anche il battesimo e tutti gli altri riti di iniziazione hanno un significato di passaggio e quindi di crescita: dopo quel passaggio non saremo più gli stessi.

Rappresenta una morte simbolica che porta ad una nuova vita, ad una rinascita. Oggi al posto del leviatano abbiamo l’analisi che è ugualmente rischiosa perché ci mette di fronte a noi stessi. Andiamo sott’acqua conosciamo il mostro e quella prova diviene la fonte della rigenerazione. Abbiamo qui l’approccio ad un tipo di vita diverso da quella passionale del primo chakra: l’inconscio. Il colore arancio associato all’energia di svadhisthana è una sfumatura più chiara del rosso, contiene più luce, così come la rinascita ci conduce al giallo di manipura. Il leviatano simbolo di questo chakra è un simbolo parallelo all’elefante: makara è negli abissi ciò che l’elefante è sulla terra. Rappresenta ancora una forza tremenda e qui
troviamo il nostro peggiore nemico da affrontare: noi stessi. La grande benedizione sulla terra, la consapevolezza, diviene la più grande sfida: l’inconscio. Makara dunque è l’altra faccia dell’elefante; il dragone che ci divora è lo stesso che ci sostiene e ci nutre perché se esiste il conscio esiste anche l’inconscio. Non essere coscienti delle proprie pulsioni è molto peggio che soffrire a causa loro. È la madre che ci ha nutrito da bambini e ci divora da adulti se non ci allontaniamo nel momento giusto; se non la abbandoniamo diviene un fattore negativo.
Svadhisthana rappresenta il fattore psichico in cui ci perdiamo quando viviamo senza uno scopo preciso, quando semplicemente vogliamo vivere. La possibilità che ci offre è di raccogliere questa forza tremenda, la forza della vita ed utilizzarla per arrivare al nostro inconscio.

Nel terzo chakra risiede il fuoco della vita, della passione: un essere umano senza passione è solo ridicolo. Questo chakra è la spia del nostro stato: spesso chi soffre di diarrea è spaventato e chi soffre di costipazione è particolarmente ostinato. Pensare nei termini dell’addome significa agire come quando la coscienza era così offuscata che si faceva riferimento solo a ciò che lo influenzava ed esistono ancora tracce di questi comportamenti quando siamo resi ciechi dalla passione. È il centro energetico in cui la materia è digerita, trasformata e il fuoco, che è il suo tattva, è un elemento mobile, visibile, perfettamente definito e tangibile ed è tanto fisico da bruciare provocando dolore. Siamo preda della passione e questo provoca infiniti problemi di relazione. La prima fase di coscienza fisica è l’addome, non conosciamo niente di più profondo.
Il colore giallo associato a questo chakra rappresenta la combustione del sole. Il simbolo che troviamo è l’ariete, Ram, sacro ad Agni Dio del fuoco. Astrologicamente l’ariete è legato a Marte, pianeta della passione, dell’impulsività, della violenza. È un animale che esprime ancora l’elefante, ma in una nuova forma: più piccolo, sia l’animale sia la sfida; rinunciare alla passione è più facile che rinunciare alla coscienza della materia, comunque quando siamo coscienti dellapassione il pericolo peggiore è passato.
Dall’intestino dove tutto è fuoco, sangue, muscoli, ossa, dove siamo come vermi senza testa, saliamo verso l’aria, il cuore, la superficie. Finché siamo in manipura siamo nel fuoco della terra; quel fuoco di cui parla il Buddha nel sermone di Benares

“Il mondo intero è in fiamme, le vostre orecchie, i vostri occhi. Ovunque accendete il fuoco del desiderio, il fuoco dell’illusione perché desiderate cose futili.”

C’è però anche il grande tesoro della realizzazione. Quando iniziamo a percepire l’inconscio con il cuore entriamo in uno stato straordinario: le emozioni esplodono e iniziamo a piangere per cose accadute quaranta anni prima. Le emozioni tornano da manipura spinte fuori dal fuoco che le ha risvegliate dalle ceneri sotto cui le avevamo sepolte. In manipura è avvenuta la combustione e sopra il diaframma,

in anahata, quarto chackra,  l’aria le riporta in vita, ridona il respiro. Anahata è il centro del cuore, dell’aria. Cosa accade dopo l’inferno di manipura? Dopo essere stati nella spirale della passione, degli istinti dei desideri, cosa avviene?
Non si arriva al quarto chakra senza essere passati nella tempesta dei primi tre chakra, nel caos, nel brodo primordiale.
Impariamo lentamente che non ci identifichiamo più con i desideri: nel cuore nasce il Purusha e iniziamo a pensare, a divenire coscienti di qualcosa che non è più personale e anziché seguire gli impulsi in modo selvaggio iniziamo a creare delle sequenze, delle cerimonie che ci permettono di non identificarci con le nostre emozioni e a superarle. Superiamo il nostro umore selvaggio e ci chiediamo “perché mi comporto così?”, ci possiamo innalzare oltre le nostre emozioni e osservarle. In anahata risiede Shiva nella forma del lingam (l’aspetto creativo) e una piccola fiammella simboleggia il SÈ che appare. Si compie il processo di identificazione psicologica.

Quando vediamo la differenza fra noi e l’esplosione delle passioni inizia l’individuo: l’ego che risiede in muladhara sale, cresce e si guarda, si distacca e diviene il SÈ. Il SÈ è qualcosa di assolutamente impersonale, oggettivo. La nostra vita diviene Purusha, il primo legame con la nostra psiche; comprendiamo che il nostro SÈ esiste mentre siamo ancora nel mondo materiale, che non siamo la mente e che possiamo osservarla. In questo spazio energico avviene la sublimazione dei chakra inferiori. Troviamo qui il mondo dell’intangibile: sentimenti, mente.
Esiste qui qualcosa che unisce la mente, l’immaginazione, il prodotto dei sentimenti e del nostro intelletto e che li esprime.
L’aria, il tattva di anahata, possiede le caratteristiche del pensiero e dell’anima.
Nel quarto chakra abbiamo la conoscenza attraverso il cuore lo sai con la testa, ma non lo conosci con il cuore”. Possiamo sapere una cosa con la testa senza che questa arrivi al cuore; ma quando si realizza nel cuore, solo allora è nostra. Soltanto quando sentiamo con il cuore siamo nella vera natura delle cose. Come esprime Lao Tzu “il significato che puoi ottenere con la ragione, che puoi elaborare, non è significato”. Nel genere umano il quarto chakra è ancora molto flebile e manipura molto presente; infatti dobbiamo essere sempre molto attenti e gentili gli uni con gli altri per evitare le esplosioni di manipura. Il colore è verde e il suo simbolo è la gazzella. Insieme all’energia anche il simbolo che la rappresenta si trasforma. La gazzella è un animale tenero e aggraziato, del tutto inoffensivo, esageratamente timido ed elusivo: un attimo lo vediamo e l’attimo dopo è saltato via. Salta via con un grande balzo, come se avesse le ali; tocca appena terra e il minimo alito di vento è sufficiente ad insospettirla e a farla fuggire. È un animale della terra, ma sembra non avvertire la forza di gravità. Ha già perso una parte della pesantezza della terra e denota che in anahata esiste un elemento elusivo, difficile da cogliere.
È ciò che il medico definisce l’elemento psicogeno in una malattia. Il pericolo che corriamo è quello di agire come una gazzella impazzita e di incominciare a saltare in ogni direzione. Ma ciò che possiamo conquistare è la forza, l’efficienza e la leggerezza della sostanza psichica, del pensiero e del sentimento.

In Vishuddha chakra siamo oltre i quattro elementi necessari alla sopravvivenza umana: è un nuovo stato, più cosciente. Siamo nel pensiero astratto. Secondo la filosofia tantrica, che è tanto antica da perdersi nel buio dell’inizio del genere umano, il quinto chakra è l’idea della trasformazione della materia grossolana nella materia sottile: è la sublimazione dell’uomo. Qui superiamo la concezione del mondo e saliamo nella regione dell’etere. Ora Purusha è il centro delle cose, è l’essenza psichica, la sostanza delle cose, non una speculazione mentale ma un’esperienza. Qui comprendiamo che ciò che non ci piace del nostro nemico è identico a noi e iniziamo a vivere la vita nella percezione del karma: gli altri sono visti come una condizione del nostro stato psichico e per empatia tutto diviene una esperienza soggettiva e personale. Il colore è il blu e il simbolo è nuovamente l’elefante che al di la’ delle piccole differenze che presenta rispetto a quello presente in muladhara, è ancora espressione di forza e la presta alla realtà psichica che non ha evidenza fisica. Noi, ad esempio, sappiamo che Dio è un concetto che non ha evidenza fisica e non ha nulla a che vedere con il tempo e lo spazio, ma se si verifica l’esperienza di Dio allora lo comprendiamo e “possediamo”. L’astrazione di Dio diviene esperienza non un concetto metafisico. Questa esperienza appartiene a Vishuddha; l’insormontabile forza della realtà non è più sostenuta dall’esperienza della materia, ma da quella psichica. Qui raggiungiamo il luogo remoto dell’essere umano e di noi stessi perché ogni uomo ha almeno una esperienza che è quella maturata dal genere umano in migliaia e migliaia di anni.

Ciò che affrontiamo noi oggi non immaginiamo nemmeno quante volte è già stato vissuto in milioni di anni, mentre noi anticipiamo l’esperienza migliaia di anni a venire che non possediamo ancora.

A questo punto parlare del sesto chakra diviene una sfida. Nel mandala di questo chakra non esiste nessun animale e questo significa che non esiste un fattore psichico. Comprendiamo che ogni albero, ogni pietra, ogni respiro, ogni coda di topo è il nostro SÈ; non esiste niente che non sia in noi.  Il nostro sesto chakra è un raggio di luce catturato e imprigionato nel mondo. Il distacco dalle passioni è la liberazione da tamas e rajas, è un’esperienza psichica. Ciò che prima era dolore, non lo è più e si osserva la tensione degli opposti senza agitazione. Non si diventa apatici, ma liberi. È il Buddha che osserva Mara. Troviamo invece il lingam bianco; una condizione in cui non germina nulla, ma nella piena coscienza. Il Dio che dormiva in muladhara ora è pienamente manifesto.

Ajna chakra è Dio; è espressione piena e manifesta del non-ego. In questo stato di energia riconosciamo di essere solo psiche e il non-ego in cui ci annulliamo. Ajna chakra è oltre ogni soglia. Si può immaginare di essere parola, verbo e divenirlo veramente; come il Cristo. Si è distaccato da Dio ed è volato nel mondo visibile, luminoso come una luce. Si raggiunge un tale distacco che non si calpesta più la terra. È un essere umano che crea una
nuova forma di se stesso.

In sahasrara chakra avviene l’unione di Shakti e Shiva, gli opposti si uniscono secondo la filosofia tantrica e si realizza il viaggio di kundalini. È una trascendenza ed è avvicinabile soltanto come concetto filosofico o come esperienza energetica per la quale non esiste modalità di approccio ed è oltre ogni immaginabile descrizione perché comprendiamo che tra il SÈ e Dio non esiste alcuna differenza. Non c’è più nulla, neanche Dio: solo Brahman. È il samadi, il nirvana.

“I chakra sono simboli del livello della coscienza umana ed io credo che lo studio di questi simboli dello yoga tantrico può aiutarci nello studio della psiche umana se lavoriamo unendo differenti mondi. Lasciatemi dire che lo yoga arriva dall’alto.”

Tratto da “La psicologia del Kundalini-Yoga” . Seminario tenuto nel 1932 – Carl Gustav Jung

VIAGGIO ESOTERICO GALLES E IRLANDA

VIAGGIO ESOTERICO  GALLES E IRLANDA 

LA MAGIA DEI MEGALITI

DAL 21 AL 29 APRILE 2018

(9 giorni – 8 notti)

Dopo il successo dei due precedenti viaggi in Scozia e Gran Bretagna (Wiltshire e Cornovaglia) del 2016 e 2017, la nostra avventura nelle terre d’Oltremanica continua. Come è nostra tradizione, cerchiamo di completare gli itinerari passo dopo passo, anno dopo anno e, in questo caso, nel 2018 tocca a Galles e Irlanda a fare da cornice ai nostri passi nei luoghi più affascinanti di quelle magiche terre. Senza, ovviamente, tralasciare la visita esclusiva a Stonehenge, Wiltshire, in Gran Bretagna, al mattino. Come il gruppo precedente, potremo camminare tra le grandi pietre Sarsen e Bluestones che costituiscono il monumento, vivendo e raccontando la magia della sua storia, a differenza dei normali gruppi turistici che invece devono seguire un tracciato che li porta a poterlo ammirare solo da una certa distanza.

Questo itinerario toccherà un altro dei luoghi antichi più famosi dell’intero continente europeo, Newgrange, meraviglia neolitica, ricca di simbologia e storia oltre che di potere vibrazionale, costruzione non meno affascinante delle piramidi d’Egitto, cui giungeremo dopo aver attraversato altri siti megalitici, sia inglesi che gallesi in questa nuova fantastica avventura, tra cultura e mistero.

Visiteremo i luoghi piu’ esoterici carichi di Storia antica e magia  accompagnati da una guida di eccezione, il direttore della Rivista Fenix ricercatore esoterico di fama internazionale Adriano Forgione che ci portera’ a scoprire i luoghi piu’ sconosciuti e ci accompagnera’ con le sue spiegazioni uniche facendoci notare particolari misteriosi, esclusivi e peculiari, illustrando una storia oltre la storia.

PROGAMMA DELLE VISITE 

Avebury, The Rollright Stone, Harolld’s Stones, Standing Stones, Pentre Iffan, Killkennye, Newgrange

ESCURSIONE ESCLUSIVA A STONEHENGE OLTRE LE TRANSENNE CHE LIMITANO IL LUOGO

Vi invitiamo pertanto a leggere attentamente questo nuovo programma di viaggio, nella speranza di avervi con noi di FENIX e TANTRALOVE in questa nuova fantastica avventura, tra cultura, natura, storia, archeologia e mistero.

per ulteriori informazioni, programma dettagliato ,costi e iscrizioni

scrivere a :

tantra@tantralove.biz

CORSO OLI ALCHEMICI

CORSO OLI ALCHEMICI

ALCHIMIA DI PRIMAVERA  E AROMOTERAPIA SOTTILE

15 aprile 2018 – (9.30-18) nei pressi di Milano in uno splendido agriturismo

In attinenza ai nostri percorsi di Tantra Delle Nadi sulle energie sottili abbiamo deciso di proporre questo importante corso sugli oli alchemici che utilizziamo ampiamente nei trattamenti energetici di Tantra Delle Nadi per condividere questa conoscenza sottile.

La Primavera si avverte ancor prima che arrivi. E’ nell’aria vibrante la sua energia, carica di profumi e sensazioni, che risuonano dentro di noi, come un richiamo, un ritorno e una rinascita.
Profonde sono le simbologie che si legano a questa stagione; attraverso l’esperta e appassionata guida di Anna Vergendo – Naturopata – che da lunghi anni lavora con le energie sottili, con gli oli e gli unguenti, ne coglieremo i significati con l’aiuto prezioso della Natura,
seguendo questo percorso:

– Fase del Sole e Fase della Luna, Piante, Fiori ed Oli
– Oli essenziali, spiriti delle piante in armonia con la Primavera
– Macerazioni di fiori e piante: oleoliti
– Significati dell’unzione sacra nel tempo
– Olii ed unguenti vibrazionali

Gli oli alchemici sono distillati da sostanze vegetali dal grande potere riequilibrante e rigenerante la maggior parte dei quali si ottiene utilizzando  il processo di estrazione si distillano parti come: petali , scorze del frutto, foglie, rami, cortecce, radici, resine.

Queste sostanze agiscono sui nostri 4 corpi energetici: fisico, emozionale, mentale e spirituale. La salute, la bellezza e il benessere sono frutto dell’armonia di questi 4 corpi energetici. La funzione degli oli alchemici è ristabilire questa armonia.  L’uso quotidiano porta ad una esperienza di relazione interiore, di benessere e di piacere, ogni persona puo’, attraverso l’esperienza olfattiva sottile, entrare in una dimensione spirituale più profonda.

L’Aromaterapia può darci un grande aiuto a tutti i livelli ed in particolare permette a chi la utilizza di riportare nella consapevolezza, vecchie abitudini, attaccamenti, resistenze, ossessioni, meccanismi di difesa e ricordi negativi, che spesso ci tengono ancorati a forme sottili di insofferenza. Permette anche di ricordare e godere di momenti felici del passato che si possono riprodurre e comprendere .

Ogni partecipante potrà comporre l’olio sacro in sintonia con la propria Anima che potra’ poi portare a casa.

Il corso sarà teorico-pratico esperienziale.

ISCRIZIONI APERTE A TUTTI 

per informazioni , iscrizioni o costi scrivere a :

tantra@tantralove.biz

Anna Vergendo
Animata dalla ricerca spirituale dell’equilibrio armonico tra Uomo, Cielo e Terra si è diplomata in Naturopatia al “Université Jean Monnet” di Bruxelles e al “Centro de Estudios Naturistas”di Barcellona. In seguito ha acquisito il diploma di Masso-fisioterapista a Perugia. Da oltre un decennio pratica le terapie Egizio Essene che hanno profondamente toccato la sua vita e che ha insegnato nei percorsi formativi di Bernard Rouch in Italia. Collabora con erboristerie e centri olistici dedicandosi interamente all’arte terapeutica e all’insegnamento. Guidata dall’amore per l’alchimia, l’astrologia e la spagyria, crea olii ed unguenti da terapia, seguendo gli insegnamenti della tradizione egizia, il cammino esseno tramandato da Maria Maddalena e la ritualità celtica.
Tel +39 3473334417 – a.vergendo@tiscali.it

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Attestazione di Competenza Professionale SIAF n.LO1112P-OP   e n.LO1274T-OP ai sensi della legge 14 gennaio 2013 n.4 – www.siafitalia.it

 

Il Tantra Quotidiano

Il Tantra e’ una via vastissima che comprende diversi strati di conoscenza, sia teorica che esperienziale. Spesso e’ piu’ popolare per le pratiche sessuali, a volte complicate, ma in realta’ la via tantrica esprime molte varietà di visioni.

Un aspetto molto importante e’ il Qui e Ora quotidiano. Noi immaginiamo che il Tantra sia un insegnamento complesso. E a volte puo’ essere così. Ma esprime anche concetti semplici, seppur a volte sorprendenti.

Il Tantra ci ricorda di ritrovare lo stupore e la meraviglia anche nei gesti quotidiani, nei gesti di ogni giorno, basta portarci un po’ di attenzione e farci meravigliare con quella bella dote che sanno esprimere i bambini e i giovani in genere. I Tantrici parlano di gustazione estetica dei sensi.

Ogni gesto e’ una meraviglia. ogni osservazione e’ una meraviglia.

La goccia che cade in un lavandino, il non rumore della neve che scende, il colore del cielo dietro le montagne al mattino, il riflesso su una copertina lucida di un libro, il profumo del legno di un mobile, il merlo che si ferma sul ramo, osservare la bellezza di un gatto che cammina, la sensazione dell’acqua tiepida sulle mani quando laviamo i piatti……

Sentiamo cosa ci ricordano i Tantra antichi su questo tema:

“…La parte di felicità che si trova in ogni piacere della vita quotidiana è presa di coscienza del proprio sé….” – Abhinavagupta Maestro Tantrico XI sec.

Ma ancora….

“….La coscienza non scaturisce sequenzialmente, come avviene per il seme, il germoglio, lo stelo, i petali, i fiori e i frutti, eccetera. Il germoglio spunta dal seme, e lo stelo dal germoglio, non dal seme. In questo caso, tuttavia, la coscienza assoluta si manifesta qui in ogni circostanza della vita quotidiana perché è piena e perfetta ovunque. La coscienza è chiamata la causa di tutte le cose perché sorge dappertutto come ogni ente manifesto….” – Abhinavagupta Maestro Tantrico XI sec.

Quindi il quotidiano, e non solo il rituale complicato, diventano momenti di presa di coscienza del proprio se’ , perche’ sorge dappertutto, e dona una felicita’ semplice da assaporare.

Jose’&Resya – TantraLove

E adesso come faccio a ritrovare la mia femminilita’?

L’altro giorno giravamo su un forum tantrico e abbiamo trovato un appello sincero, autentico, toccante di una donna che chiedeva come si fa a ritrovare la femminilita’ perduta. Ne sentiva la mancanza. Ci ha colpito.

Soprattutto, come in questo caso a detta di questa donna, la sua femminilita’ perduta derivava da uno schema corporeo di una corazza che si erge a proteggere un femminile abusato e ferito, ma che poi questo atto di protezione necessariamente soffoca completamente il femminile.

E’ gravissimo lo scotto da pagare.

Io mi difendo da un maschile, e cosi’ sono “protetta”, dico di no a tutti, ma poi in questa modalita’ di difesa uccide il femminile che rimane imprigionato in questa corazza e soffoca, muore.

E spesso poi questo si manifesta nel corpo, che non mente mai, come invece mentiamo a noi stessi attraverso il mentale.

“…Sto benissimo cosi’, non ho bisogno di nulla, tanto meno di un maschile!!!..”

E poi il corpo manifesta psoriasi al pube e al seno, mal di testa lancinanti (come indicava questa donna), blocco del mestruo, acquisizione di sovrappeso notevole, problemi sensoriali, perdita dell’olfatto, dolori lancinanti alle ovaie, malattie autoimmuni e chissa’ quant’altro.

Dice Vicky Noble, nota conduttrice di gruppi di spiritualita’ femminile, che in una recente traduzione della vita della yogini tantrica tibetana Yeshe Tsogyal, questa e il suo giovane compagno (scelto per lei dal guru Padmasambhava) “si ritirarono in una grotta che nessuno aveva mai scoperto prima (ed ora è in effetti conosciuta come ‘la grotta segreta di Tsogyal’), e lì, per sette mesi, si dedicarono alla coltivazione delle quattro felicità”. 
Questa intensa pratica di Yoga tantrico, che comprendeva la sessualità come suo fondamento, le permise di coltivare potenti siddhi, poteri paranormali. “La Signora Tsogyal poteva attraversare ogni sorta di oggetti, e il suo corpo non fu più assoggettato all’invecchiamento, alla malattia e alla decadenza.

Ora cosi’ come l’utilizzo della energia sessuale consapevole sembra donare dei poteri, il suo non utilizzo e l’allontanamento da un incontro tra maschile e femminile, potrebbe far decadere il corpo femminile, in una sorta di disarmonicita’.

Questa donna proseguiva dicendo che appena gli si avvicina un maschile, scatta la difesa, vede difetti a tutti gli uomini, diventa sarcastica, vede abusanti in ogni maschile.

L’abuso non e’ solo quello sessuale (che pure esiste), ma che e’ comunque limitato come numero di casi, ma e’ piu’ che altro un abuso affettivo/spirituale anche.  Le volte che come donna non mi sono sentita rispettata.

Inoltre agisce in questo campo anche il vissuto delle donne che risuona in un passato, anche remoto generazionale, che non e’ vissuto personalmente. La memoria delle donne bruciate nei secoli rieccheggia nel femminile.

Pero’ occorre anche uscire dallo schema, altrimenti viviamo imprigionati dal velo di Maya, la illusione, eternamente bloccati nella creativita’ della nostra vita. 

Tema caldo questo e molto molto diffuso in Italia. Quando facciamo Yoga in nudita’ le donne un po’ latitano, allora chiediamo a loro come mai in un pratica rispettosa e piacevole, dove non si tocca nessuno e nessuno ti invade, condotta in penombra con grande professionalita’ dalla maestra Sabrina, le donne tendono a latitare?

E le donne ti rispondono che temono di non essere rispettate, di essere importunate, hanno dei vissuti di sopraffazione.  Ovviamente non c’e’ nulla di reale in tutto cio’ , ma e’ il vissuto, il velo di Maya, la illusione, che prevale spesso sul femminile.

Un vissuto di prevaricazione anche se prevaricazione non c’e’.

E questo vissuto poi blocca e frena la femminilita’. Potremmo dire la stessa cosa per la partecipazione dei corsi di Tantra, dove poi le donne che hanno partecipato scoprono un bel maschile, una sana maniera di relazionarsi con gli uomini, una armonia di interazione tra Shiva e Shakti, con tutto il loro stupore e sbigottimento, perche’ cadono i vissuti negativi che la mente autoingannante proiettava.

Si immaginavano di essere soprafatte e di essere importunate, di non essere rispettate e si ritrovano invece in un clima di grande rispetto e gioia di stare con il maschile. Una gioia finalmente guaritrice.

“…Oh Mente! Perché ti sei intossicato al vino delle credenze? Piuttosto che all’amore vero? Perché hai visto una realtà irreale? La tua assenza e divisione, mi ha proiettata in un mondo di artifici. E di movimenti illusori…” – Lallaśvarī – Maestra Tantrica XII sec

Nel forum allora molto carinamente in molti hanno fatto delle proposte rispetto alla richiesta di questa donna, e in particolar modo sono piovute proposte di innumerevoli tecniche, Fai questo , respira cosi’, usa questo metodo o usa questa tecnica. Si, tutto molto interessante, fai questo corso tecnico o quell’altro stage, ma per nostra esperienza non e’ risolutivo. Utile, ma non risolutivo.

Il Tantra non e’ tecnica, non e’ strumento, non e’ un pacchetto da applicare come una pillola. Prendi questa capsula e tutto si risolve. Questo e’ il credo occidentale. Siedi in questo modo o in quell’altro e medita. Troppi percorsi sono solo teorici, perche’ di fatto agiscono nel campo del mentale, ma la ferita qui sta prevalentemente nel corpo, nella memoria cellulare e non solo nella mente. La memoria cellulare e’ raggiunta nel corpo e non nel campo mentale.

Spesso ci dimentichiamo che siamo composti da tre centri energetici, Mente, Emozioni e Istinti, sesto chackra, quarto chackra e primo chackra, non siamo composti solo dal campo mentale. La nostra essenza e’ Trina.

Gli antichi testi tantrici parlano di VOLONTA” governata dalla divinita’ Vama dove risiede la energia della Mente, CONOSCENZA, governata dalla divinita’ Iyestha, dove risiede l’energia del Cuore e ATTIVITA’ governata dalla divinita’ Raudri, dove risiede l’energia dell’istinto, l’energia della Shakti che e’ posta nei genitali.

Ed e’ nel corpo che occorre andare ad agire e non solo nel campo cognitivo, occorre agire attraverso l’esperienza diretta, anche perche’ le ferite si radicano nel corpo che agisce nella memoria del cervello della pancia, dove irradia il secondo chackra. E il Tantra lavora nell’esperienza del corpo tra emozioni e istinti.

“…Nel corpo dimora la grande conoscenza, completamente priva di qualsiasi giudizio. Essa pervade tutte le cose. E’ presente in tutto il corpo, eppure non scaturisce dal corpo…” Hevajra Tantra

L’aspetto che il Tantra ci insegna che e’ pero’ il campo radiante affettivo che agisce a livello di guarigione. Non la tecnica. Lo strumento e’ solo un supporto, ma che diventa sterile se non e’ coadiuvato dalla radianza del Cuore, dove risiede la autentica CONOSCENZA, come ci ricordano i testi sacri.
In un corso e’ la radianza del Cuore dei conduttori e del clima Energetico Affettivo creato nel gruppo che agisce una guarigione. Non la tecnica. La tecnica e’ intercambiabile. La tecnica e’ sterile.  Se invece si e’ in una sessione privata e’ il Cuore del terapeuta, sia esso maschile o femminile, che favorisce la guarigione. Se questo e’ presente abbiamo potuto osservare a volte delle guarigioni istantanee.

Ovviamente questa guarigione puo’ essere attivata solo se chi riceve ha voglia di sanarsi e di porre rimedio alla conoscenza del proprio se’,  di interrompere il ciclo vizioso negativo, altrimenti anche la Radianza del Cuore del gruppo o del terapeuta non potra’ nulla. Si parte sempre da noi e dalla nostra volonta’ di cambiamento.
Questa e’ la nostra esperienza.

Jose’&Resya – TantraLove

Il riscatto della parola “Puttana”

Occorre andare alla base delle radici delle parole per comprendere questo termine, che culturalmente invece ha preso nella modernita’ attuale valenze negative.

Il termine «puttana», che nell’italiano popolare acquisisce un grave tono offensivo, deriva da puteus (puticuli, i pozzi, intesi come grembi ipogei di rinascita, dove i Romani del popolo seppellivano i morti).

Nell’Avesta, il testo sacro del mazdeismo, mediante la parola putika ci si riferisce invece ad un lago mistico di acqua rigenerante.

Il termine puteus si accosta quindi all’idea di vagina, grembo, utero, ovvero ai concetti di ricezione e di contenimento. Non a caso la parola italiana “cunicolo”, buco o passaggio stretto, deriva dal latino cunnus, vagina.

In ogni caso la radice cun proviene dalla Grande Dea orientale Cunti o Kunda, la yoni dell’Universo, divinità “cunni-potente”, che detiene cioè la magica vagina della nascita. Da qui il termine Kundalini, il dispiegamento della potenza che risiede nell’osso sacro. Cfr. Barbara G. Walker, The Woman’s Encyclopedia of Myths and Secrets, cit., pp. 197-198.

In entrambi i casi, come è facile notare, siamo legati concettualmente a qualcosa che sfiora l’idea di un sentimento sacro. Non a caso la radice sanscrita presente nei Veda, puta, entrata anche nelle lingue romanze con tutt’altro senso (cfr. spagnolo puta, francese pute) allude a ciò che è «puro» o «santo», e significativamente in ebraico la parola Kaddosh vuol dire sacro mentre Kaddeshà prostituta. 

Anche il termine ebraico hor (affine all’etimo delle Horae greche, le sacerdotesse di Afrodite) valeva come sinonimo sia di buco (o pozzo) sia di sacra prostituta e della dea che serviva, la cui yoni, cioè la vagina, era rappresentata metaforicamente da un pozzo o da una vasca d’acqua situata al centro del tempio. Molte antichissime chiese protocristiane contengono un pozzo all’interno e anche sculture molto erotiche con vagine in vista, del tutto inconcepibile oggi.

Quanto siamo lontani dal comune senso volgare che oggi attribuiamo al termine “Puttana”.

Detto brevemente, in contesti storici o culturali diversi, il sostantivo «puttana» implica inizialmente, sul piano strettamente etimologico, il concetto della sacralità. E per questo in ogni donna giace una Puttana.

Tuttavia, porre in relazione la sessualità all’idea di sacro, crea oggi uno scomodo paradosso per molte persone.

Eppure, anticamente, il sesso era considerato una vera e propria liturgia, a dire un mistico atto sacramentale (ierogamia) che permetteva ad entrambi i partner di trascendere i propri sensi comuni per entrare in una nuova dimensione spirituale. Essenzialmente si trattava di un rito di passaggio e di trasformazione interiore: di qui la ierodula, la serva-amante, veniva chiamata pertanto «Grande Prostituta» (assumendo l’epiteto della dea al cui servizio era addetta), ed eseguiva ogni volta un particolare atto sessuale di coitus reservatus, un intenso e prolungato orgasmo di tutto il corpo, il quale avrebbe condotto l’uomo all’horasis, l’illuminazione spirituale o Sophia, che equivaleva in sostanza ad una forma suprema del rinnovamento interiore raggiunta attraverso la sublime esperienza erotica del Femminile (in India questa speciale tecnica sessuale è conosciuta dalla dottrina tantrica come Maithuna, un raffinato procedimento di sensi che permette all’uomo di assimilare appunto dentro di sé l’innata sapienza magica della donna).

L’atto sessuale tra un uomo e la sacerdotessa era il mezzo per ricevere la gnosi, per fare esperienza del divino.  Il corpo della sacerdotessa diventava, in modo impensabile per il mondo occidentale contemporaneo, letteralmente e metaforicamente una via per entrare in rapporto con gli dei.

Le Devadasi tantriche era anche prostitute sacre. Ovviamente per noi e’ difficile staccarci dal significato negativo moderno del termine. In molte popolazioni in antichita’ , anche mediterranee, le donne dovevano staccarsi per almeno un anno dalla famiglia e dedicarsi alla Ierogamia sacra all’interno dei templi, facendo da tramite attraverso la sessualita’ tra immanente e il trascendente, facendosi possedere sugli altari sacri. Addirittura sembra che nel Golfo di PortoVenere in Liguria (notare il nome) sia esistito un culto delle Ierodule simile. I portoghesi tradussero il termine devadâsi, che si incontra già in Buddhagosa, autore buddista del V secolo d.C., con bajadère (ballerine), le danzatrici sacre dei templi indiani;

Per i pagani, infatti, le donne erano naturalmente in contatto con il divino, mentre l’uomo, da solo, non poteva raggiungere questo obiettivo». E commentando nella sua raffinata prosa d’antan uno studio sulla sessualità sacra assira, Julius Evola (Metafisica del sesso, cit., p. 213) precisa:

“…Erano queste giovani sacerdotesse che avevano, anche, il nome di «vergini» (parthénoi ierai), di «pure», di «sante» – qadishtu, mugig, zêrmasîtu; si pensava che incarnassero, in un certo modo, la dea, che fossero le «portatrici» della dea, da cui traevano, nella loro specifica funzione erotica, il nome – ishtaritu. L’atto sessuale assolveva così per un lato la funzione generale propria ai sacrifici evocatori o ravvivatori di presenze divine, dall’altro aveva una funzione strutturalmente identica a quella della partecipazione eucaristica: era lo strumento per la partecipazione dell’uomo al sacrum, in questo caso portato e amministrato dalla donna…”

Questo concetto e’ piu’ volte ribadito anche nella Via tantrica. Cioe’ la potenza della Shakti porta l’uomo nel contatto con il Divino attraverso il corpo della Donna/Divina e attraverso la congiunzione sessuale con lei.

“….L’aspirante dovrebbe impegnarsi per ottenere realizzazioni spirituali con mantra e consorte. Incontrati lungo il sentiero segreto. Percorrere il sentiero segreto senza consorte non garantirà agli esseri la perfezione. Raggiungete quindi l’illuminazione  dedicandovi con la massima diligenza alle attività del gioco erotico con una donna….”  –  Cakrasamvara Tantra

Si noti che alle ierodule era solito attribuirsi gli epiteti di «Vergine Santa» o «Grande Prostituta», titoli che in ogni caso nel paganesimo matriarcale si riferivano comunemente ad una sacra sacerdotessa depositaria dell’oscuro segreto femminile relativo alla gnosi magica del divino, essendo costei l’incarnazione terrena della Dea sotto la cui benedizione amministrava nei templi il culto religioso: di fatto, lo stesso termine harlotche nell’inglese letterario odierno designa una prostituta, trae origine, attraverso il francese medievale, proprio dalla parola greca “ierodula” (lett. serva sacra). Ora, tra le incombenze liturgiche delle Sante Vergini o ierodule, le serve sacre del tempio, c’erano i doveri di somministrare la grazia celeste della Dea, di far guarire dalle malattie attraverso lo sputo medicinale e le secrezioni della vagina, di profetizzare, di eseguire le sacre danze in onore della divinità nonché di intonare le lamentazioni funebri e di diventare «Spose» del dio-sacerdote nei riti prestabiliti del matrimonio sacro. 

L’appellativo Vergine Santa non stava però ad indicare verginità fisica in senso stretto, ma piuttosto acquisiva il significato di «ragazza nubile»: pertanto le ierodule erano sia vergini in quanto non vincolate da alcun legame matrimoniale, e sia sante perché manifestavano pubblicamente la funzione sacerdotale, essendo la rappresentazione terrena delle varie dee nei cui confronti amministravano il culto religioso, basato sulla sessualità sacra.

Sicché, qualora fosse stato generato un figlio, per logica a costui si conferiva un epiteto che allora non poteva dar luogo ad equivoci, ove nel caso particolare dei Semiti suonava come bathur e per i Greci parthenioi, cioè il «nato da vergine».

Sia chiaro che lo stesso termine che in lingua latina esprimeva una ragazza illibata non era virgo bensì virgo intacta: il primo vocabolo veniva riferito comunemente ad una giovane nubile, ovvero non ancora sposata, mentre l’altra voce connotava decisamente la mancanza di esperienza sessuale.

Jose’&Resya- TantraLove  – integrando materiale tratto dal Web