Il rito dell’Unione del Maithuna

Il rito del Maithuna e' l’atto sessuale realizzato fra un uomo ed una donna che incarnano la presenza divina. Non si tratta di un uomo e una donna comuni che vivono, cioè, legati ai condizionamenti ed ai vincoli, che cedono alle passioni bramose, ma di persone risvegliate alla consapevolezza della presenza divina, avviate in un processo di trasformazione, consapevoli di non essere separati dalla divinità. L’uomo straordinario e la donna straordinaria esprimono l’aspetto interiore trascendente. 

Nell'immaginario collettivo comune essere bramosi sembra una qualita' della passione, il realta' il Tantra spiega che questo e' uno dei veli di Maya, (illusione) che ci tiene avvinti alla impossibilita' di crescita di noi stessi. Solitamente la brama ci porta al possesso e al controllo dell'altro, alla gelosia. Molte volte abbiamo sentito dire sono molto gelosa/o e quindi amo molto. Esattamente il contrario, se ci fosse vero amore la liberta' dell'altro e' la prima cosa che emerge, liberta' e non il controllo.

Il rapporto di unione nel Maithuna si svolge realizzando un processo d’immobilità e di poco movimento: il Dio Shiva rimane immobile e la dea Shakti manifesta l’attività. Infatti nel Tantra e' la Shakti, incarnata nella donna che manifesta la iniziativa dell'andamento energetico dell'unione sessuale, guidando l'amplesso divino e non l'uomo come siamo abituati in occidente. L'uomo, Shiva, segue nel respiro e asseconda i movimenti della donna. Le donne, se lasciano sorgere la parte piu' autentica del Femmineo, sono naturalmente portate a guidare l'amplesso, e a portare loro stesse e l'uomo nell'estasi. Le donne devono solo ricordare la Via Tantrica mentre l'uomo la deve imparare, questo dicevano gli antici insegnanti tantirci.

I tempi si dilatano e si perde lo stato ordinario di realta'. Spesso durante i rituali, anche nel massaggio rituale, ci si stupisce delle ore che passano senza accorgersi.
La disciplina orientale tende ad approfondire le funzioni naturali attraverso il loro rallentamento: si valuta necessario portare alla quiete ed all’immobilità la respirazione, il pensiero e l’emissione seminale. Il rallentamento e' ancora piu' necessario a noi come occidentali che viviamo in una societa' del Capitale frenetica e in fibrillazione, che quindi ci porta lontano dall'ascolto del Qui e Ora.

Non si tratta soltanto di un rituale, o di un insieme di valori e di comportamenti propri esclusivamente della sensibilità orientale, dato che fortunatamente molti rituali possono essere trasumati anche in Occidente.
Sicuramente variano le condizioni sociali, storiche ed ambientali, non si possono trasferire meccanicamente le pratiche ed i riti, ma il problema sollevato è radicale e profondo per tutta l’umanità. Tutti gli uomini e le donne provengono dalla stessa fonte e hanno lo stesso bagaglio energetico e lo stesso funzionamento dei Chakra. Siamo una specie molto molto omogenea, anche se il colore della pelle cambia, ma e' ininfluente.
Il funzionamento della natura umana è centrato sull’esercizio del libero arbitrio. Ogni essere umano è libero di realizzare le proprie scelte, ma non è libero dalle conseguenze delle azioni, cosi' come ci ricordano le leggi del Karma , per la prima volta analizzate in antichita' dagli scritti tantrici. 
Sono i livelli dei condizionamenti che plasmano quindi la natura umana, (schemi, credenze, tradizioni…) alterando le potenzialità dello sviluppo del corpo, dell’anima e dello spirito. Noi abbiamo un funzionamento diventato automatico, che tende ad investire tutti i processi, anche quelli fisiologici. Quindi il nostro comportamento naturale non è l’espressione della vera natura.

Chi vuole ripensare il rapporto fra l’uomo e la natura, dentro di sé e fuori di sé, deve immergersi in un processo profondo di rigenerazione. Ecco quindi che anche le capacità di godere attraverso i sensi, di armonizzare il corpo e l’anima, dipendono da una forma di rallentamento delle funzioni di tutte le componenti della realtà umana. Il Tantra, nato dalle donne, da millenni conosce questa verita' energetica, facendone sperimentazione sul corpo e nell'esperienza attraverso la sensorialita'. Rallentando il respiro, la mente e l’emissione seminale, si possono percepire realtà più profonde, ed entrare in una comunicazione nuova con la natura e con lo spirito. Nel maithuna l’uomo e la donna incorporano una condizione divina, in quanto non solo sperimentano la beatitudine, ma possono contemplare direttamente la realtà ultima. Questo insegna il Tantra , tra i vari aspetti. Quanto e' lontano dal nostro percepire e intendere anche la sessualita' meccanica in occidente, scollegata dai centri energetici.

Dal punto di vista dell’esperienza, in questi termini l’unione sessuale ha un potere liberatore, sospende la legge della dualità, produce un’apertura estatica, porta per un istante di là della coscienza individuale e samsârica. La legge delal dualita' e' quella che ci fa sempre sentire separati dagli altri , distinti, questo contro quello.  L’uomo e la donna divenendo momentaneamente identici ai loro rispettivi principi ontologici, a Shiva e a Shakti, presenti nel loro essere e nel loro corpo, ed essendo sospesa la legge dualistica, in ciò che viene chiamato samarasa, ossia nella simultaneità dell’ebbrezza, dell’orgasmo e del rapimento che nell’amplesso unisce i due esseri, si ritiene che si possa suscitare lo stesso samatá, lo stato di ‘identità’ e di trascendenza, il sahaja, ovvero che si ottenga una forma speciale di piacere esaltato e trasfigurato. La Kama , l'attrazione e il piacere , che naturalmente sorge tra uomo e donna aiuta in questa fascinazione, se ben trasmutata, e aiuta questo processo. Appena uomo e donna sono vicini una energia inizia a fluire e a scorrere magicamente, anche senza fare niente altro. In pratica il tantra suggerisce di sfruttare questa energia gia' esistente naturalmente, la potente energia orgasmica per auiutare a sentirsi parte integrata del Tutto. A questa stregua, il Kularnava Tantra giunge a dire che solamente per mezzo dell’unione sessuale l’unione suprema può essere raggiunta.

Jose'&Resya integrando scritti di Julius Evola

L’omosessualita’ e Brizzi

Il punto centrale che viene pressoché totalmente ignorato dall’uomo mediocre quando si tratta dell’argomento omosessualità è che l’uomo in generale – e quindi l’omosessuale in particolare – non è libero. Nessuno decide di essere omosessuale così come nessuno decide di essere timido o artista.

La nostra attuale identità – ciò che siamo convinti di essere e i modi in cui ci comportiamo – deriva dalla nostra infanzia e ne è una costante espressione. Niente di più lontano da ciò che possiamo definire libertà di pensiero o libertà di azione. Se così non fosse non avrebbero senso di esistere né l’esoterismo né il lavoro su di sé né la psicologia. Esiste la psicologia – che si colloca alla base di un corretto lavoro su di sé – proprio in quanto l’uomo non si conosce profondamente e tuttavia è maggiormente condizionato proprio da quegli aspetti inconsci che meno conosce.
L’aspetto omosessualità non fa eccezione e non vedo perché dovrebbe.

La comunità scientifica ad oggi (Gennaio 2016) ha prodotto differenti teorie, ma non ha ancora trovato una spiegazione soddisfacente e conclusiva sul tema dell’orientamento omosessuale. Secondo l’esoterismo invece si diviene omosessuali per due cause principali: quella animica e quella psicologica. Nell’omosessuale animico l’orientamento sessuale fa parte integrante della sua missione di vita, in quanto la sua anima aveva già in programma di venire a sperimentare questo particolare aspetto dell’amore. Niente avrebbe potuto impedirgli di essere omosessuale. Questo genere di omosessualità spesso si manifesta, almeno come tendenza, già a partire da giovanissima età (6-7 anni).

L’omosessualità psicologica è frutto di quanto è accaduto a quella persona quando era ancora nella pancia della mamma e durante i suoi primi mesi/anni di vita. Questo non vuol dire che il soggetto debba aver necessariamente vissuto un trauma, stiamo infatti parlando di come l’individuo ha reagito ai comportamenti, più o meno affettivi, dei genitori, che presi dal loro punto di vista rientravano probabilmente nella più assoluta normalità. Questo significa che a un certo punto della sua vita l’individuo sarà orientato a un comportamento omosessuale, ma non vuol dire che lo diventerà sicuramente, potrebbe restare latente a lungo o non manifestarsi affatto, inoltre, punto essenziale, potrà variare questa tendenza nel momento in cui deciderà di lavorare sui suoi condizionamenti inconsci allo scopo di scioglierli.

Questa seconda possibilità non è molto gradita alla comunità omosessuale perché, a loro dire, tratterebbe un gay alla stregua d’un malato. Il punto è che l’omosessuale vuole essere considerato a tutti gli effetti “normale” pur tenendo un comportamento che normale non è. Non credo si debba essere laureati in medicina per comprendere che avere rapporti anali non è per nulla “normale” per un maschio. Credo che dal desiderio di tolleranza verso chi è diverso si stia sfociando nel “fanatismo al contrario”: tutto deve essere considerato normale, altrimenti è discriminazione. Siamo in una condizione di ipocrisia sociale tale per cui si ha timore di affermare l’ovvietà per paura di essere tacciati di omofobia. Sta divenendo normale un comportamento non normale e al contempo diventa anormale chi si permette di farlo notare!

Se già il rapporto anale è qualcosa di molto particolare per una donna – infatti non è naturale nemmeno per lei – ma che tuttavia viene concesso al partner più come atto di devozione che per lussuria, sicuramente non mi si potrà convincere che due genitori si devono aspettare come comportamento “normale” dal figlio maschio che questo crescendo abbia rapporti anali con altri uomini. L'ANO NON è UN ORGANO SESSUALE, da quel buco le cose devono uscire e non entrare. L’amore per un altro uomo è una cosa, ma il rapporto fisico è ben altra. Oltre che una questione di buon senso (reperibile alla stregua di un metallo prezioso in questo periodo storico), anche dalla prospettiva esoterica, il maschio (portatore della “bacchetta”) deve penetrare la donna (che offre la coppa, ossia la yoni, la vagina).

La donna, per restare nell’ambito della correttezza energetica, dovrebbe istintivamente cercare la penetrazione da parte dell’energia maschile, a meno che, come affermato in precedenza, non rientri nei due casi soprariportati: omosessualità animica o psicologica.

La domanda piuttosto è a monte: Cosa vuol dire essere sani? Chi è sano e chi no? Per l’esoterismo (e per Carl G. Jung) NESSUNO è psicologicamente sano finché non ha realizzato il Sé. Questo significa che essere timido, aggressivo o gay sono tutti comportamenti (come ogni altro comportamento) che hanno origine nelle cariche emotive accumulate nel nostro inconscio, ossia, nel modo più o meno traumatico con cui abbiamo reagito ai fatti della vita nel primo periodo della nostra esistenza sulla Terra. Ripeto: nessuno è sano, per cui nessuno è normale, finché non è avvenuta la realizzazione del proprio Sé. Infatti tutti siamo qui per lavorare su noi stessi.

L’aspetto più considerevole che caratterizza – almeno di norma – la psicologia dell’omosessuale è il suo non voler accettare la diversità. L’omosessuale vuole essere percepito come “normale”: vuole tenere un comportamento diverso ma essere considerato a tutti gli effetti normale. Il suo è un disperato (nel vero significato del termine, ossia, senza speranza) tentativo di annullare proprio la principale fonte del lavoro psicologico che è venuto a compiere. Ma la diversità va ammessa e accettata, non estinta lottando – all’esterno di sé – per conquistare gli stessi diritti degli altri. Volersi sposare e voler allevare dei figli rientrano nell’ambito delle reazioni messe in atto per non sentire in maniera troppo bruciante la propria diversità. Il primo omofobo è l’omosessuale stesso, che non riesce a sostenere il peso della sua diversità. E proietta sugli altri la sua stessa omofobia. E il mondo gli risponde di conseguenza. 

Nel maggio 2015 l’Irlanda ha introdotto il matrimonio fra persone dello stesso sesso nella Costituzione. Questo risultato è stato salutato come una conquista di libertà individuale. Anche in Italia ci sono state manifestazioni di euforia diffusa, come a indicare che noi siamo culturalmente più arretrati di loro e che anche il nostro popolo non vede l’ora di fare altrettanto. In quei giorni chi non era d’accordo, chi percepiva questa cosa come una forzatura anziché un passo avanti, è dovuto rimanere in silenzio per non rischiare il linciaggio! In realtà pretendere di chiamare “matrimonio” l’unione fra due uomini o due donne è una violenza bella e buona fatta alla società intera. Il matrimonio ha una sua definizione e una sua ragion d’essere, per cui se voglio ufficializzare l’unione fra gay devo trovare un altro nome per questo atto e NON ANDARE A MODIFICARE IL SIGNIFICATO DEL TERMINE GIÀ ESISTENTE.

Questa è una differenza importate di cui nessuno si è accorto. Non stiamo trovando un termine nuovo per definire due uomini che decidono di andare a vivere insieme e vogliono accedere agli stessi diritti delle altre coppie, ma stiamo modificando la definizione stessa del termine matrimonio. Questa è una deviazione pericolosa. I miei figli cresceranno con l’idea – sbagliata – che matrimonio significhi “due persone di qualunque sesso che decidono di vivere insieme”. Ma il matrimonio non è questo, è l’unione di un uomo (energia maschile… bacchetta… ricordate?) e una donna (energia femminile… coppa… ricordate?) allo scopo di procreare. Non solo il matrimonio fra gay, ma lo stesso matrimonio civile è già una deviazione rispetto all’autentico matrimonio, non solo religioso (di qualunque religione) ma di ogni genere di matrimonio sciamanico o tribale che sia, tutti rituali che non prevedono l’unione di due uomini o due donne né i conseguenti rapporti anali all’interno del tepee (tenda degli indiani d’america)!

Ma quelli erano guerrieri…

Non mi sto in alcun senso schierando contro l'omosessualità in sé, faccio solo notare che stanno avvenendo cambiamenti collettivi nell’idea di famiglia e nei comportamenti sessuali, che modificano il dna culturale dei popoli nella maggior parte delle nazioni occidentali. In realtà una minoranza influente e ricca che controlla gli organismi internazionali ed è in grado di dettare le agende sociali e culturali, starebbe in maniera premeditata mettendo in crisi la famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio e operante in maniera ben precisa sul piano energetico. Ufficializzare sia le convivenze eterosessuali che le unioni gay sono azioni che fanno parte di questo piano di disgregazione energetica e quindi sociale. La coppia sacralizzata nel matrimonio costituisce il NUCLEO ENERGETICO FONDAMENTALE DELL’INTERO IMPIANTO SOCIALE in quanto è nell’ambito di questa unione che avviene un’unione magica che rende più forte l’intera struttura. Il matrimonio dall’epoca tribale a oggi, in ogni cultura, senza eccezione, ha sempre costituito un atto magico, sacro e ritenuto indispensabile alla sopravvivenza della comunità. Quello della procreazione è solo uno degli aspetti da considerare, forse addirittura meno importante rispetto alla fusione magica fra maschile e femminile, la quale tiene in piedi l’intero corpo sociale.

I miei figli penseranno di poter scegliere se limitarsi a convivere o sposarsi (tanto i diritti sono gli stessi), se sposarsi in chiesa con un atto magico oppure farlo in comune in modo da poter divorziare senza problemi (tanto i diritti sono gli stessi) e, soprattutto, potranno scegliere se unirsi a qualcuno di sesso diverso oppure del loro stesso sesso (tanto i diritti sono gli stessi). Questa si chiama disgregazione sociale, un fenomeno pianificato dall’alto affinché l’uomo medio-cre lo scambiasse per “maggiore libertà”. E l’uomo medio-cre reagisce con euforia ogni volta che si scende un gradino verso la decomposizione. Questo fenomeno sta avendo e avrà sempre di più conseguenze pericolose sul piano energetico e porterà a disastri sul piano sociale. Un esempio viene riportato in un altro mio post (Sull'immigrazione), dove cito un articolo di Maurizio Blondet sugli eventi della notte di capodanno 2015 a Colonia. 

Per finire, un’esortazione agli omosessuali: siate dignitosi, sempre. 

Siate fieri della vostra diversità e non tentate di mascherarla mendicando uguaglianza e rendendovi ridicoli con un finto matrimonio (perché sul piano energetico non ha alcun valore) e con il tentativo grottesco di adottare bambini. Non avete bisogno del riconoscimento di nessuno… se non del vostro. Non esiste omofobia, se non all’interno di voi, nella vostra paura di restare diversi. Sappiate che la vostra anima, in entrambi i generi di omosessualità, ha comunque scelto un percorso difficile ma carico di possibilità; accettate il fatto che in questa vita certe cose non potrete farle, perché è giusto così, perché solo così l’omosessualità – così come ogni difformità dal consueto – può diventare una Via davvero molto rapida verso l’Illuminazione e la Liberazione finale. 

Sostiene Draco Daatson che niente potrebbe adattarsi meglio ai nostri bisogni di ciò che sta accadendo in questo istante. Potrà anche apparire strano, ma la mente egoica, ossia il nostro piccolo ego, si alimenta grazie alla non accettazione della realtà così com’è. 

Salvatore Brizzi

  

L’omosessualita’ e Osho

L’omosessualità è un prodotto di un mondo maschile. E probabilmente l’omosessualità andrà crescendo sempre più – perfino stati, governi e religioni inizieranno a raccomandarla. Nei prossimi cinquant’anni lo ve­drete accadere. Allo stesso modo in cui i governi ora raccomandano il controllo delle nascite e l’aborto, in futuro lo faranno con l’omosessualità – perché la popolazione raggiungerà livelli tali che l’omosessualità rappresenterà un metodo per impedire la nascita di nuovi esseri umani. Prima o poi, ogni governo autorizzerà i matrimoni tra omosessuali – matrimoni tra due uomini o tra due donne. Accadrà.
Già ora ci sono mol­te più persone che diventano omosessuali.

Solo una società rilassata, in cui le cose funzionano bene, c’è cibo in abbondanza e non ci sono guerre, di­venta eterosessuale. In caso contra­rio, quando c’è la guerra, uno stato conflittuale permanente, la società diventa patriarcale.
Ora anche nel mondo delle donne sta accadendo la stessa cosa, perché il movimento di liberazione delle don­ne è il primo movimento in cui le donne si trovano tra loro e creano gruppi di sole donne. Ora si sta dif­fondendo il lesbianismo. Se le don­ne si mettono insieme e contro gli uo­mini, dove metteranno il loro a­mo­re? L’uomo è il nemico: devono perciò amare le donne. Attualmente sia l’omosessualità che il lesbianismo sono in aumento: è una semplice constatazione.

Ma non sto dicendo nulla contro l’omosessualità – so che qui ci sono molti omosessuali. Se non sei interessato a dimensioni più alte, l’omosessualità va bene, tanto quanto l’eterosessualità. Non c’è alcun problema. A livello di sfogo sessuale, l’omosessualità vale quanto l’eterosessualità. Ma se è la tua crescita che ti interessa, allora avrai dei problemi.
Una storia d’amore omosessuale può essere molto più comoda, è vero, perché non c’è conflitto. È un’unione di simili: si capiscono, conoscono le tendenze e le menti reciproche. Non c’è conflitto, ma non c’è neppure crescita. Con la polarità, si scatena il conflitto, la sfida – di penetrare e co­noscere l’altro, capire il mondo dell’altro.

E per la crescita spirituale è necessario che l’uomo arrivi a conoscere la donna e che la donna arrivi a conoscere l’uomo.
Perché dico che è parte della crescita spirituale? Proprio l’altro giorno stavo dicendo che all’ultimo mo­­­mento, al sesto chakra – l’ajna cha­kra – deve avvenire un incontro pro­fondissimo tra uomo e donna. An­che interiormente sei diviso in due: uomo e donna.

Se non riesci a unirti con una donna esteriore, ti sarà mol­to difficile fare spazio alla donna in­teriore. Se non riesci ad amare l’altro fuori di te, ti sarà impossibile creare uno spazio d’amore per l’altro che sta dentro di te.

Un uomo non è solo uomo, è uo­mo-donna. È nato da un uomo e da una donna – è mezzo e mezzo, e così anche la donna. E l’unione interiore suprema, l’alchimia interiore è possibile solo se hai imparato la via nel mondo esteriore.
Quando un uomo si innamora di una donna, impara qualcosa. Quando un uomo si innamora di un uomo non impara nulla. Quando una donna si innamora di un uomo, impara qualcosa – qualcosa di ignoto, qualcosa di opposto, qualcosa dell’altro.

L’amore tra un uomo e una don­na indica che l’emisfero destro è in amore con l’emisfero sinistro. Perciò se sei interessato alla crescita spirituale, devi procedere dall’omosessualità all’eterosessualità. Se non ti interessa la crescita spirituale, allora non c’è nulla di sbagliato. Puoi rimanere ciò che sei – eterosessuale o omosessuale – è la stessa cosa. Penso di averlo chiarito a sufficienza. Se non ti interessa la crescita spirituale, non c’è alcun problema. Io non sono contro l’omosessualità, non sono contro nul­la. È la tua vita – devi decidere tu; chi sono io? Io sto semplicemente affermando che alla fine, all’interno del tuo essere, deve avvenire un incontro: preparati per questo incontro. Ed è l’amore con l’altro all’esterno che ti prepara.
Più giungi a comprendere la donna e l’uomo esterni, maggiore sarà la comprensione della polarità interiore. E un giorno, al sesto centrodel tuo essere – in quello che lo yoga chiama ajna chakra, e che io ho defini­to ‘supercoscienza’ – sentirai che la tua comprensione dell’uomo e della donna ti è di stra­ordinario aiuto. Lì, intuizione e logica si uniscono, immaginazione e volon­tà si uniscono, ini­ziativa e ricettività si uniscono. Ti sa­rà facile.
Hai imparato la strada nel mondo esterno – ora la puoi usare per la tua alchimia interiore.
Se ti interessa la crescita spirituale, procedi verso l’eterosessualità. Se non ne sei interessato, non c’è problema. Se vuoi crescere, se vuoi davvero scoprire il tuo essere più intimo, il tuo spazio interiore, al­lora l’eterosessuali­tà ti potrà aiutare.
Come ti ho già detto: il primo stadio è la masturbazione, il secondo stadio è l’omosessualità, il terzo stadio e l’eterosessualità, il quarto stadio è asessuale – è lo stadio del brahmacharya.
E solo quando avrai raggiunto il quarto stadio sarai in grado di ac­cedere al nucleo più intimo del tuo essere – non altrimenti. Un masturbatore rimane infantile, un omosessuale rimane adolescenziale, un eterosessuale rimane animale. Questi stadi devono essere oltrepassati. Non ri­manere bloccato. E la mia non è una condanna, ricordalo sempre: io non condanno nulla.

Il sesso non è una cosa ordinaria. È una delle parti più essenziali del tuo essere. Non bisognerebbe trattarlo inconsapevolmente.
Costituisce le fondamenta del tuo essere: tu sei nato dal sesso, vivi attraverso il sesso – la tua nascita è attraverso il sesso, la tua gioventù è attraverso il sesso, l’amore è attraverso il sesso, e attraverso il sesso incontrerai la morte. La tua intera esistenza è una storia sessuale. Devi essere davvero molto attento, e consapevoledi tutto ciò che riguarda la tua energia sessuale.

Osho  – The Divine Melody – 1978

Shiva e Shakty nel Sole e la Luna

eclissi

E' molto interessante e rappresenta una sincronicita' potente l'unione del Sole e la Luna nell'eclissi solare. Da sempre questo fenomeno in antichita' e' stato onorato. ma vogliamo far notare la peculiarita' dell'unione di questa simbologia maschile (Il Sole o Shiva) e di questa simbologia femminile (La Luna o Shakty).

Simbologia che e' anche dei colori dove Shiva e' bianco e Shakti e' nera. L'aspetto del tutto strano e' che i due dischi si ricoprono perfettamente e dal punto di vista della terra sono esattamente sovrapponibili, attuano di fatto un matrimonio alchemico.
La Luna e' 400 volte piu' piccola del Sole , ma il Sole sta 400 volte piu' lontano, e cosi' la magia della sovrapposizione osservata dalla Terra avviene. Se solo la luna fosse stata 401 volte piu' piccola o il sole 399 volte piu' distante, cio' non sarebbe potuto accadere.

E invece no, sono esattamente nell'unica posizione e nell'unica dimensione possibile a realizzare la perfetta coincidenza.

Shiva si unisce a Shakti.

Jose'&Resya – TantraLove

Le Dakini Tantriche

La Dakini è una figura di divinità femminile diffusa sia nell'Induismo che nel buddismo.
Nel mondo Indu, la Dakini è associata alla Dea Kali, in genere nella forma di demone femminile che la assiste, e a Kali rimandiamo per la sua trattazione. Parleremo qui invece della Dakini in ambito buddista tantrico.

Dakini è una traduzione della parola tibetana "khandro", che letteralmente significa "colei che va in cielo", o "colei che si muove nel cielo".
In termini più poetici, Ella è detta "la Danzatrice del Cielo" e per tale appellativo è stata assimilata qui in occidente alle figure celesti angeliche.
Colei che danza nel cielo, che è libera, libera grazie all'aver superato gli ostacoli e i limiti della mente comune.
Le Dakini – perchè Dakini in realtà è plurale, una pluralità di Dee, una pluralità di forme della Dakini, incarnazione del femminile divino – sono diverse fra loro come possono esserlo le singole fiamme dell'unico fuoco che nell'iconografia la circonda. Sono la conoscenza e il potere magico.
Come aiuti spirituali, sono in grado di risvegliare le forze dormienti che giaciono nel profondo. 
Le Dakini hanno la natura del fuoco e dell'acqua: sono il fuoco della conoscenza che disperde l'illusione e sono forme fluide, in grado di sciogliere le parti di noi che si sono irrigidite.

In generale, la dakini rappresenta il flusso sempre mutevole di energia su cui chi pratica la meditazione deve lavorare per arrivare alla realizzazione. Può assumere sembianze umane, apparire come una Dea – pacifica o aggressiva – o essere percepita semplicemente come l’eterna manifestazione dell’energia nel mondo fenomenico.

La dakini è probabilmente la più importante manifestazione del principio femminile nel buddhismo tibetano.
Secondo l'insegnamento tibetano, il principio femminile si compone di due aspetti principali: la Madre e la Dakini.
In quanto principio femminile, questi due aspetti liberano la mente del praticante dagli schemi abituali teorici e li portano nel campo dell' esperienza immediata del mondo dei fenomeni .
L'aspetto della dakini è direttamente legato al primo aspetto del principio femminile, il principio materno, che rappresenta la purezza non-nata della madre di tutti i fenomeni, ma lo coniuga anche con la potenza del discorso logico.

Molte donne illuminate della tradizione buddista tibetana sono state riconosciute come incarnazioni di una dakini. Spesso esse avevano, della dakini, il potere oracolare. Per lo più tali donne mostrano una predilezione per l'abitare solitarie in una caverna, luogo del femminile archetipico.

Iconografia, immagini, manifestazioni e incarnazioni

La dakini è rappresentata per lo più in forma di donna nuda o seminuda, in posa danzante o attiva (colei che si muove, che danza , abbiamo detto), con un numero variabile di braccia. 
E' in genere inserita in un cerchio di fuoco, di fiamme. Ha spesso una collana di teschi e/o decorazioni di teschi. Può avere unghie simili ad artigli.
Tre sono gli oggetti principali che di solito appaiono nella rappresentazione della dakini: il coltello uncinato (kattari), il bastone con il tridente (katvanga), e la coppa-teschio colma di sangue (kapala).

Il coltello uncinato a mezzaluna della dakini (che la associa all'astro lunare), con il manico a vajra, nell'interpretazione tibetana fa uscire dalla sofferenza, taglia a pezzi il sé centrato nell'io ed è guidato dalla chiarezza adamantina della conoscenza.

Il katvanga, il bastone, rappresenta il consorte segreto maschile della dakini. Tenendo il katvanga la dakini dimostra di aver incorporato il principio maschile dentro di lei e che questa energia è a sua disposizione. Grazie a questo bastone ha il potere di stare da sola, da cui la predisposizione all'autonomia e all'isolamento delle dakini incarnate.

La dakini che tiene il bastone, come suo consorte, può essere fonte d'ispirazione per la donna nella nostra cultura, dove non sono comuni immagini di questo tipo del principio femminile con cui identificarci. È evidente che la nostra cultura ha dissuaso la donna dall'affermare la propria potenza femminile. La donna non è incoraggiata a considerare le sue asserzioni e la sua ira in modo positivo, mentre per secoli è stato trasmesso che è bene che il femminile sia docile e mai minaccioso.

Più in generale, se consideriamo la dakini quale principio femminile come sottile flusso di energia che attraversa tutto il mondo fenomenico e quindi in primo luogo la natura, quando qualcuno si comporta in modo da disturbare l'energia della terra, anche il principio della dakini sarà offeso, e ciò porterà malattie, carestie e guerre. Anche in questo caso la dakini si manifesterà nella sua energia irata.

Al di là dell'iconografia cui fa riferimento la meditazione formale sulla dakini, c'è la spontanea manifestazione della dakini nella vita di tutti i giorni, l'incarnazione della dakini. Nelle biografie delle dakini e nelle storie dei grandi santi del Tibet, la dakini appare in momenti particolari. Tali incontri si rivelano spesso come una sfida sottile e penetrante al praticante concettualmente fissato. Si possono manifestare attraverso una dakini umana, attraverso un sogno o una visione simile al miraggio, che svanisce dopo che il messaggio è stato comunicato. Questi incontri hanno spesso una qualità concreta, pratica e penetrante, che è tagliente e terrificante. Attraverso il contatto con la dakini si aprono le facoltà dell' intuito e si manifesta la conoscenza; se tali energie non vengono rese attive, la pratica rimane qualcosa di amorfo e intellettuale.

La giovinetta scherzosa e la megera
Le dakini si manifestano in questi momenti particolari con volti diversi, fra i quali spiccano due aspetti, che ci ricordano le innumerevoli dee dal duplice volto, quello luminoso e quello oscuro, quello diurno e quello notturno, delle tradizioni mediterranee e nordeuropee.

La dakini può giungere con l'apparenza della giovinetta:
La dakini crea anche un senso di vicinanza e gaiezza scherzosa che può rivelarsi terrificante. Come afferma Trungpa Rinpoce:
La giovinetta scherzosa è sempre presente. Ti ama e ti odia. Senza di lei la vita sarebbe una noia continua. Ma continuamente ti gioca scherzi. Quando vuoi liberarti di lei si aggrappa. Liberarti di lei significa liberarti del tuo stesso corpo, tanto ti è vicina. 
Nella letteratura tantrica si parla del principio della dakini. Alla dakini piace scherzare: gioca d'azzardo con la tua vita.

Altre volte la dakini giunge al saggio in meditazione con l'apparenza della vecchia megera: 
Nella vita di Naropa si narra di un incontro che egli ebbe con una dakini nelle sembianze di una donna vecchia e brutta. 
Era una vecchia con 37 elementi di bruttezza: gli occhi erano rossi e profondamente incavati; i capelli colore rosso giallastro e scarmigliati; la fronte larga e sporgente; il viso aveva molte rughe ed era raggrinzito; le orecchie lunghe e pesanti; il naso storto e infiammato; aveva una barba gialla striata di bianco; la bocca storta e aperta; i denti rivolti in dentro e marci; la lingua faceva movimenti di masticazione e inumidiva le labbra; fischiava quando sbadigliava; piangeva e le lacrime le scorrevano giù per le guance; rabbrividiva e ansimava per riprendere fiato; la sua carnagione era di colore azzurro scuro; la pelle ruvida e spessa; il corpo curvo e obliquo; il collo piegato. Era gobba ed essendo zoppa, si appoggiava a un bastone.
"Che cosa stai facendo ?" disse la vecchia a Naropa. "Studio i libri della grammatica, l'epistemologia, i precetti spirituali e la logica". 
"Li capisci?". "Si". " Capisci le parole o il senso?". "Le parole ".
La vecchia fu deliziata da quella risposta, si scuoteva dal ridere e cominciò a danzare brandendo in aria il bastone. Pensando che avrebbe potuto sentirsi ancor più felice, Naropa aggiunse: "Capisco anche il senso". 
Ma allora la donna prese a piangere e a tremare e buttò in terra il bastone. "Come mai eri felice quando ho detto che capivo le parole, ma ti sei rattristata quando ho aggiunto che capivo anche il senso?". "Mi sono sentita felice perchè tu, che sei un grande dotto, non hai mentito e hai ammesso francamente di capire soltanto le parole. Ma mi sono sentita·triste quando hai mentito affermando di capire il senso, che tu non capisci". 
"Allora chi capisce il senso?". "Mio fratello Tilopa". " Presentami dunque a lui, dovunque egli possa essere". "Vai tu da solo, fagli i tuoi omaggi e pregalo di farti arrivare ad afferrare il senso".
Con queste parole la vecchia scomparve come un arcobaleno nel cielo.
Questa visione scosse Naropa poiché la dakini gli aveva rivelato senza misericordia che, solo con una conoscenza analitica, non si raggiunge il cuore dell'argomento. Tutto quello che Naropa aveva trascurato e mancato di sviluppare gli fu rivelato dalla dakini nelle sembianze della megera vecchia e brutta.

Le dakini trasmettono direttamente attraverso l'esperienza di vita, anziché tramite complicate disquisizioni filosofiche. Per questa ragione la dakini è in relazione agli insegnamenti tantrici che hanno a che fare direttamente con l'energia del corpo, della voce e della mente, piuttosto che con gli insegnamenti sutrici più intellettuali.

La dakini è la divinità che incarna della saggezza, il potere di chiarezza indistruttibile, in quanto essenza di ogni esperienza. 
Essa non è più puro spazio (quello spazio che rappresenta la madre), ma l'ardente energia del risveglio che proviene dalla saggezza della purezza.

La dakini nella tradizione buddhista ha subito una trasformazione che l'ha resa diversa dalla sua omonima induista, con la quale, abbiamo visto, condivide parte dell'iconografia, una trasformazione che la rende colei che si pone all'interno della concettualità, dell'egocentrismo, della mente limitata e consuma l'illusione con un ardore che conferma il suo indistruttibile risveglio.

Personifica il carattere sacro inerente e tutti i fenomeni, a ciò che appare, ha ciò che si manifesta, e ha il potere di ricordarlo alla mente del praticante.

L'essenza della dakini è espressa nel suo essere "Colei che danza nel cielo". Come il cielo essa è l'essenza dello spazio infinito; la sua manifestazione è dinamica: qualcuno che è in movimento, che danza o che cammina. 
Essa è quindi la manifestazione dinamica della saggezza, la purezza non-nata che appare in tutte le esperienze.
Le sue qualità penetranti ci ricordano la purezza fondamentale e il potere dell' esperienza ordinaria.

Dakini e la tradizione orale, il soffio delle dakini

Il ruolo fondamentale della dakini è quello di essere guardiana delle istruzioni orali e degli insegnamenti esoterici. 
Le dakini sono le ispiratrici della trasmissione dal maestro al discepolo e ne proteggono l'integrità attraverso le loro qualità irate. 
In questa trasmissione orale, chiamata Lignaggio mormorato, è essenziale che questi potenti insegnamenti personali siano trasmessi sotto buoni auspici.
Per questi motivi le dakini garantiscono che:
gli insegnamenti siano concessi in un ambiente appropriato;
l'insegnante sia un guru qualificato;
i discepoli abbiano devozione e rispetto;
i tempi siano maturi;

che gli insegnamenti siano appropriati nel contenuto e nella forma alla situazione nel suo insieme.
Quando queste condizioni sono unite all'intensa devozione, le dakini sostengono l'insegnamento e vengono invocate e venerate dal guru e dal discepolo. Milarepa, a proposito delle istruzioni orali, disse: gli insegnamenti del lignaggio mormorato sono il soffio della dakini.

Nel caso dei terma, o tesori d'insegnamenti nascosti, la tradizione tibetana racconta che Padmasambhava confidò alle dakini insegnamenti scelti, celati e dissimulati per una scoperta e una propagazione futura.
Il segreto di questi insegnamenti venne protetto dal codice segreto delle dakini, nel quale erano trascritti, per essere rivelato quando fosse giunto il momento opportuno. I testi sono di fatto incomprensibili per chi non ha ricevuto la trasmissione spirituale che permette di decifrarli.
Nelle circostanze e nell'ambiente adatto, il codice delle dakini risveglierà la trasmissione nella mente del praticante perspicace e gli insegnamenti diverranno immediatamente comprensibili.

In quanto guardiane dell'integrità degli insegnamenti, le dakini sono la manifestazione dell'essenza della mente della saggezza dei buddha: esse garantiscono che il giusto significato sia trasmesso, con tutto il potere e l'intensità che ne caratterizzano la sua autenticità. Per questa ragione, all'assemblea delle dakini viene chiesto di di aprire le porte della saggezza della mente.

Altri miti e racconti

Qualche volta la dakini si manifesta come guida spirituale o come maestro e insegna in molti modi. Secondo le biografie tradizionali, molto spesso la dakini sostiene e benefica lo yogi o la yogini scoraggiati; qualche altra volta si manifesta, invece, per mettere alla prova il praticante sulla sua reale motivazione.
Può ricorrere a dei metodi molto impressionanti e non convenzionali per istruire lo yogi o la yogini, creando un caos che mette in luce le rimozioni e le zone d'ombra, provocando un immenso dolore, così come una immensa chiarezza. 
Nel celebre aneddoto del mahasiddha Naropa che abbiamo raccontato, la dakini gli appare sotto l'aspetto di un'orribile megera che lo sbeffeggia in quanto, sebbene erudito, non ha compreso il vero significato degli insegnamenti e gli suggerisce di trovarsi un guru qualificato come maestro.

Come maestra/consorte, la dakini ha la capacità di unire lo yogi e la sua natura più intima, in una maniera molto diretta e potente. L'unione con la consorte, risveglia nello yogi realmente pronto, l'esperienza della natura vajra che taglia le interferenze sul cammino.. Con un addestramento adeguato, la sessualità diventa uno strumento potente di liberazione dei canali fisici sottili e crea la via reale per l'illuminazione ultima.
Durante il suo terzo viaggio in India, Marpa il traduttore fu inviato da Naropa presso Vajrayogini, chiamata "consorte co-emergente", per ricevere conferma sulla sua comprensione degli insegnamenti. Quando si incontrarono la dakini lo benedisse nell'unione e gli rivelò l'essenza ultima degli insegnamenti mahamudra.

Nell' aspetto di ydam (forma abbreviata di yid-kyi damtsig o legame sacro della mente), divinità personale che aiuta la scoperta della vera natura della mente, la dakini insegna nel modo più potente. E' lo ydam che lega irrevocabilmente il praticante alla chiarezza luminosa che è in lui.
Come ydam, la dakini è la forma protettrice della pura saggezza della mente del praticante, indissolubilmente a lui legata, benché esistente separatamente.

Vajrayogini, Dakini -Ydam
Vajrayoghini, la personificazione della vacuità vajra, è la forma più celebre della dakini-ydam. 
La si visualizza semi-irata, di colore rosso vivo, adorna di ornamenti macabri. E' la passione che brucia con ardore il combustibile delle interferenze emozionali e si manifesta nell'ambito dell'egocentrismo. 
In quanto divinità semi-irata, ha il potere di disgregare immediatamente i veli dell'oscurantismo; brandendo il kattari, essa taglia le illusioni egoiche. Inoltre, attraverso la sua figura di passione, invita il praticante e lo inebria. 
Nella sua mano sinistra essa sostiene una calotta cranica che contiene amrita inebriante.

Vajrayoghini concilia in sé i due aspetti del principio femminile: la madre e la dakini. 
E' conosciuta come Prajnaparamita, madre del vincitore dei tre tempi, non-nata, senza fine, dotata di una natura simile al cielo, che può essere sperimentata solo dalla saggezza del discemimento.

Essa è anche conosciuta come consorte co-emergente, o saggezza simultanea.
In termini di principio femminile la saggezza co-emergente implica il riconoscimento dei fenomeni per quello che essi realmente sono, privi della necessità di concettualizzazione o di interpretazione. 
Vajrayoghini personifica i fenomeni che spontaneamente sono emersi nella realizzazione della saggezza nella mente del buddha.

Le dakini e la natura femminile

I lama tibetani affermano spesso che certe donne, fuori dal comune, sono delle dakini. Il femminile non è un principio astratto;esso si manifesta costantemente, in maniera specifica, nella realtà umana relativa.
Un verso della Prajnaparamita dice:

non dubitare della donna, adorala!

Nella sua vera natura è Bhagavati, perfezione di saggezza e, in questo mondo empirico, Bhagavati ha assunto una forma femminile.
La natura femminile nel contesto della tradizione vajrayana è spaziosità, che significa saggezza, nel caso della madre; in più, è l'ardente, appassionata ed energica attività destinata a risvegliare gli altri alla spaziosità e alla purezza fondamentale, nel caso della dakini.

La dakini, abbiamo visto prima, tiene il bastone, incorpora cioé il suo lato maschile. 
Per il femminile che si ispira alla dakini ciò significa che non è precluso un rapporto positivo e appassionato con un uomo reale. Piuttosto, la forza che essa acquista incorporando l'aspetto maschile in sé, bilancia la polarità interiore di energie e la rende maggiormente disponibile a una relazione genuina. Anziché considerare il suo compagno da una posizione di povertà (la bella addormentata che deve essere svegliata dal principe), essa è già sveglia e ,danza e non ha bisogno di succhiare l'energia dal consorte per trovare l'equilibrio. E in grado di dare e di ricevere grazie a una condizione di totalità e di ricchezza. In questo modo riesce a evitare relazioni che si rivelerebbero dolorose e masochistiche.

La saggezza del principio femminile inoltre comprende la natura ultima della mente che non è né maschile né femminile. La dualità fra maschile e femminile sottolinea l'attitudine del vajrayana nei confronti dei fenomeni. li samsara non è un problema da risolvere: è una realtà della quale bisogna gioire. 
La dualità del femminile e del maschile sono delle realtà gioiose, che ricordano la felicità innata nella dualità dei fenomeni.
La passione vissuta dagli uomini e dalle donne avvicina alla felicità della realizzazione assoluta.

L'importanza di un contatto intimo con una dakini che abbiamo incontrato nei racconti della dakini quale consorte co-emergente, che benedice nell'unione, ci introduce al tema del tantra, quello dell'importanza dello yoga del sesso, che aprirebbe ulteriori aree di consapevolezza e di conoscenza, ma si tratta di un tema 'delicato' nel buddismo tibetano…

Jose'&Resya – TantraLove 

“…I Buddha ordinano che tu serva una deliziosa donna che ti sosterra’. Folle e’ l’uomo che viola questo comando, non otterra’ la illuminazione…” – Candamaharosana Tantra