La Percezione del corpo nel Tantra Kashmiro

“Nella tradizione tantrica del kashmir il corpo è ciò che è percepito.. Quello che noi chiamiamo qui organi o gruppo di organi è, dal punto di vista dell’India, considerata una massa vibratoria. Dal punto di vista della fenomenologia, il corpo appare come sonorità, vibrazioni, insieme di suoni a volte armoniosi a volte disarmonici.

L’ascolto corporale in questa tradizione si avvicina all’arte di scoprirne l’armonia fondamentale,  a cancellare le dissonanze e a ritrovare i ritmi originali.

Bisogna imparare ad ascoltare il corpo senza saperne nulla…  Ascoltare l’istante… Non c’è nulla da cambiare. Si vede solo quello che succede. Non c’è niente da escludere. Volere escludere è violenza. Volersi concentrare è violenza.   Lasciare la sensazione corporale completamente libera e rimanere aperti. Non si tratta quindi di “arrivare a fare”,  ma rendersi ben conto di tutte le limitazioni, dei blocchi, della mancanza di sensibilità che ci abita e maschera la nostra reale corporalità.

 Più la percezione è “una tensione a portare a sé”, personale, più ciò che si sente sarà ingombrato da strati dove l’opacità e la densità manifestano tensioni e reazioni. Rimanere in una posizione con delle tensioni consolida la memoria di tensioni nel cervello. Si rischia di ripetere ogni volta le stesse tensioni e di trovarsi la mattina con il corpo pesante, solido. Tante volte prima di iniziare un movimento certe zone del corpo si fissano in anticipo. Bisogno ascoltare. Una tensione è un elemento che si è separato dal tutto. Quando essa si reintegra nella totalità si libera il flusso naturale dell’energia”

di Eric Baret

“Ogni percezione ha la possibilità di riassorbirsi nel silenzio e porta alla Coscienza”

“Quando l’agitazione si calma, nasce lo stato supremo” Vasugupta, Spandakarika

 

Significato della parola TAN-TRA

Fonti: The practical Sanskrit-English Dictionary di Vaman Shivram Apte – Sri Satguru Publication Dizionario Sanscrito-Italiano – Vallardi

Questa parola è composta da un radicale e da un suffisso:

1. TAN = Verbo Stendere, estendere, allungare, prolungare, propagare, continuare, protrarre
Coprire, riempire
Causare, produrre, formare
Dare, concedere
Celebrare, condurre (un sacrificio)
Comporre, scrivere
Preparare, intraprendere, dirigere verso
Confidare, prendere confidenza con
Aiutare, assistere, avere compassione
Risuonare
Sost. Continuazione, successione ininterrotta, diffusione
Prole, posterità


2. TRA = Suff. Indica la strumentalità, il mezzo

TANTRA = Telaio per tessitura, filo, ordito teso in un telaio
Posterità
Serie ininterrotta
Complesso ordinato di Cerimonie e Riti
Trattato religioso che insegna formulari magici e mistici per il Culto delle Divinità o per ottenere poteri sovrumani
Formula, incantesimo
Giuramento, prova iniziatica
Medicina principale, droga medicinale
Punto essenziale
Causa di effetti molteplici
Dottrina principale, regola, teoria, scienza
Subordinazione, dipendenza
Lavoro scientifico
Capitolo, sezione di un lavoro
Modo corretto di fare qualcosa
Vestito
Seguito reale, corte
Regno, paese, governo, amministrazione, apparato governativo
Armata, ammasso, moltitudine

 

Tantra è un termine sanscrito e in linea generale potremmo dire che esistono tre modi per tradurre/comprendere un termine sanscrito.

Il primo è la traduzione letterale, in altre parole quella che troviamo sul vocabolario. C’e’da dire che la traduzione letterale deve essere applicata a secondo del contesto. Se cerchiamo il vocabolo “tantra”, lo troviamo tradotto, nel nostro contesto, con: sistema,dottrina, teoria, scrittura. Si deduce che il termine tantra indica una scrittura che insegna un sistema di pratiche.

 Il secondo è l’etimologia. Tantra è formato dalla radice verbale Tan= espandere seguita dal suffisso Tra. Quindi Tantra significa etimologicamente Strumento per espandere.

“E’ chiamato Tantra perché elabora (Tan) la conoscenza di materie come Tattva (principi della realtà) e Mantra e perché ci salva (Tra) dal ciclo di sofferenza.”

 

Osso Sacro , Anima ed Energia Vitale

Nel corpo umano, il coccige e l’osso sacro sono legati alla quantità di energia vitale e determinano il desiderio e la volontà della persona di vivere il mondo fisico, materiale. Nella cultura orientale corrisponde al primo chakra. Questo luogo del corpo costituisce un fondamento essenziale per il resto dei centri energetici, dato che è quello che consente all’energia terrestre di raggiungere la nostra struttura energetica vitale.

Ida Rolf (Rolfing, 1977), afferma che proprio l’articolazione lombo-sacrale, di cui il coccige e l'osso sacro fanno parte, è la sede dell’anima. Attraverso questo punto l’energia entra nel corpo, viene mescolata con l’energia assorbita dalla parte alta della testa (equivalente al settimo chakra, detto della corona e sede delle energie spirituali) e si trasforma in altre frequenze intermedie per essere distribuita ai diversi centri energetici corporei mediante il midollo spinale. Quando l’energia fluisce liberamente attraverso questo centro, la persona gode del mondo materiale, vive in armonia con la terra e con tutte le cose ad essa collegate (piante, animali) e si sente in armonia con i cicli naturali di contrazione e rilassamento.

Un equilibrio dell’area sacrale permette di sentire i piedi ben stabili sulla terra e di avere un’esistenza fisica ed energetica piena di soddisfazioni e di stabilità interiore. La frequenza di energia assorbita da questa parte del corpo è fra le più basse del corpo. Viene rappresentata come di colore rosso e intensa e si concentra in strutture fisiche di alta densità come le ossa, i muscoli, la colonna vertebrale, le unghie, i denti, nel midollo osseo e nella produzione di sangue.

Gli organi collegati a quest’area sono quelli che occupano lo spazio retroperitoneale: reni, ureteri e ghiandole surrenali. La produzione di ormoni come l’adrenalina, la noradrenalina e i corticosticoidi è la manifestazione biochimica della sopravvivenza nei momenti di pericolo. La vitamina D, prodotta dai reni, è la manifestazione della trasformazione energetica operata per rafforzare le strutture ossee, i denti e le unghie. La produzione di eritropoietina nei reni è il mezzo con il quale l’energia viene trasferita al midollo osseo per produrre le cellule sanguigne. La mancanza di energia nei reni porta quindi all’anemia. La diminuzione di energia trasferita alle ossa attraverso la vitamina D indebolisce la formazione ossea e porta alla demineralizzazione (perdita di calcio e fosforo).

Se il centro sacrale non è bilanciato la quantità di energia assorbita sarà scarsa e la persona si sentirà poco sicura degli aspetti materiali della vita, i pensieri e le azioni saranno indirizzati principalmente alla ricerca di questa sicurezza materiale che diventerà uno scopo della vita. L’individuo si sentirà continuamente insicuro e insoddisfatto. Una persona che ha questo centro non equilibrato avrà difficoltà a dare e a ricevere, malgrado il sentimento di mancanza interiore. La materia gli offrirà sempre un certo grado di calma interiore, mentre la restrizione di essa sarà fonte di stress, fisico e psicologico, con attivazione delle ghiandole surrenali.

Simone Bitti 

Le Donne Numi tutelari della Sessualita’ – Gli uomini Numi tutelari della Spiritualita’

Se andiamo ad osservare le energie archetipiche femminili e maschili (aspetti ben conosciuti dalla saggezza antica) al di la' dei moralismi e degli schemi culturali occidentali ,troviamo una situazione molto peculiare in Italia. 
Le donne hanno archetipicamente il loro centro nella Sessualita' , cioe' nella connessione con la Terra , e portano felicita' nel mondo attraverso la veicolazione della scoperta di questa energia verso gli uomini. Dovrebbero percio' insegnare, tra le altre cose,  a come ci si avvicina all'Eros .

dai testi shivaiti del Lingam Purana "…poiche' il seme maschile e' considerato la causa della fecondita' ..il CIELO e' considerato maschio che inumidisce e feconda la TERRA femmina…"


Gli uomini hanno il loro centro archetipico  nella Spiritualita' cioe' nella connessione verso il Cielo e portano felicita' nel mondo collegando la Terra al Cielo e non e' un caso che le persone piu' grandi nel campo della spiritualita' erano uomini , Gesu' , Buddha, Zoroastro, Maometto, Akenaton, ecc.
La situazione reale pero', che indica le nostre contraddizioni, e' pero' in Italia invertita e speculare, nessuno dei due adempie al compito archetipico.
Le donne in Italia prevalentemente sono tagliate energeticamente a livello del pube e vivono la sessualita' come qualcosa di sporco e negativo e disdicevole. Si rivolgono quindi alla spiritualita' e non e' un caso che i corsi olistici pullulano in prevalenza di donne tutte dedite a scoprire i chakra alti , quando il loro compito sarebbe, per prima cosa , quello di esplorare i primi chakcra e la sessualita'.
Viceversa gli uomini che dovrebbero essere dediti alla scoperta dei chackra alti , sono tagliati energeticamente a livello del cuore , e permangono nella energia della sessualita' zona tipicamente presidiata dal femminile, Infatti gli uomini latitano nei corsi olistici spirituali.
Probabilmente ,come spesso succede, l'inversione energetica e' anche una sorta di compensazione. Le donne non adempiono generalmente in Italia al compito di veicolare naturalmente e armonicamente la sessualita' ( che e' percepita dal femminile come fortemente negativa e scorretta) e il loro posto e' occupato dagli uomini che sembrano un po' ossessionati dal sesso. Contrariamente le donne occupano una area maschile , quella della spiritualita' probabilmente per compensare il vuoto lasciato dagli uomini , che essendo tagliati in Italia a livello del Cuore reputano questo campo da donniciole.
Ognuno al proprio posto! questo e' il compito di donne e uomini in Italia.
Le donne possono insegnare agli uomini come ci si connette alla Terra e gli uomini possono insegnare alle donne come ci si connette al Cielo

Jose'&Resya – Tantralove
 

Il femminicidio e l’aspetto terrifico femmineo

Ciclicamente parteno attraverso i mass media e organizzazioni mondiali , che spesso vogliono fare audience seguendo temi “alla moda” , il tam tam sulla violenza alle donne . Questo ci permette la occasione di porgere qualche considerazione anche perche' tali iniziative possono nascondere, degli aspetti taciuti poco analizzati e poco affrontati, dei veri e propri demoni manipolatori.

E' indubbio che esiste una problematica sulla violenza alla donna in particolare modo nei paesi piu' poveri. Nei paesi piu' avanzati insiste una situazione meno problematica e che ha risvolti particolari, anche per effetto di una rete legislativa e di una rete tutelare molto estesa e collaudata, ma non per questo il problema nei paesi avanzati non esiste. Sara' la situazione nei paesi piu' avanzati che andremo ad analizzare, anche perche' riguarda non paesi lontani, ma il nostro quotidiano reale dove di fatto operiamo.

Se da una parte le iniziative a tutela delle donne possono essere condivise, cosi’ come tutte le azioni che aumentano la consapevolezza , e sacrosanta la denuncia rispetto alle sopraffazioni di qualunque forma siano, dall'altra, sapendo di affermare ora qualcosa in controcorrente, insiste una particolare poco autentica moda culturale, tipica anche della New Age , di rappresentare la donna come esclusivamente "vittima" togliendo alla donna , in questo suo ruolo esclusivamente vittimistico , IL proprio potere personale femmineo nella dialetticita’ che e' Bianca Parvati ma anche Nera Kali, cosi' come descritto anche nella tradizione Tantrica.

La donna puo' essere vittima, ma anche autenticamente e potentemente carnefice , e di una forza psicologicamente carnefice e tagliente che la lama di un rasoio potrebbe sembrare uno spuntato temperino. Solo che la forza carnefice femminea non fa notizia sui giornali , come uno stupro,una uccisione o una violenza , tipica modalita' maschile per manifestare il lato ombra distonico degli uomini (che agiscono secondo una schema emozionale diretto) , perche' il femminile muove il proprio lato ombra secondo canali circonvolutivi che veicolano una violenza psicologica mortalmente e socialmente devastante , ma molto invisibile e apparentemente inesistente .

E' interessante notare con quale fatica e disagio molte donne non accettano e non vogliono integrare il lato Nero Femmineo. Il bruto e' sempre e solo l'uomo "prevaricatore

Ma di chi sono figli questi maschi strupratori e assassini? Chi li ha partoriti? Chi li ha allevati ? Chi li ha nutriti psicologicamente? Chi ha fornito gli schemi primordiali di attaccamento affettivo?

Quante di quelle donne che saranno a protestare in piazza hanno introiettato anche il loro lato Nero rabbioso e non solo quello degli uomini?

Per altro c'e' un secondo effetto nefasto nel continuamente alimentare ed enfatizzare , come una unica fissazione, esclusivamente la parte vittima delle donne. Orami non si contano piu' i convegni, eventi, giornate mondiali, simposi ,seminari, stage, tavole rotonde, interviste, su questo tema.

E allora, seguando l’onda del sensazionalismo dei mass media , quando andremo a manifestare in piazza contro L’UCCISIONE DEI FIGLI DA PARTE DELLE DONNE E CONTRO LA VIOLENZA SUI BAMBINI perpetrata dalle donne? Quel fenomeno sempre piu’ diffuso dove le DONNE sopprimono i loro figli, sgozzati , soffocati, bruciati , spinti nel dirupo , accoltellati.  Non passa giorno che sui giornali non si possa leggere di donne che hanno soppresso i loro figli in maniere anche a volte molto brutali e sanguinose. e cio' che e' peggio che questi bambini erano sangue del loro sangue.

Ma come ora la donna da vittima e' passata a nero carnefice?

L'effetto e' che questa enfatizzazione abnorme del solo lato vittima femminile (come se si puntasse il riflettore da una sola parte) , senza per altro un contraltare che enfatizzi il lato carnefice della donna con uguale efficacia, (come invece accade per gli uomini con il tam tam mediatico ogni volta che si presenta una violenza sulle donne) genera un effetto indotto di provocare nel genere maschile un vasto senso di colpa, che fa ritirare il potere sano maschile sempre di piu', nel tentativo di aderire ad un modello alla moda dell'uomo "politicamente corretto".

Il risultato e' che poi ci troviamo in una societa' di uomini NON uomini , cioe' che non sono piu' in grado di esercitare il sano potere maschile. Di questo poi le donne si disperano affermando che non esistono piu' "uomini veri". Il cerchio si e' chiuso e il cane si e' morso la coda.

Mentre il lato Shiva Maschile Nero , pur realmente esistente , e' sulla bocca di tutti e sbandierato ai mille venti , in varie forme, il lato Kali Femminile Nero sembra non esistere ed e' taciuto , sembra non essere visibile o addirittura negato, e lo si nota anche dalla acredine animosa che spesso si scatena nelle donne alla sottolineatura della esistenza anche di questo aspetto. Sembra esistere una difficolta da parte delle donne a integrare ed eleborare il lato terrifico femmineo.

Occorre riconoscere che assieme a un lato vittima delle donne , sicuramente esistente, esiste un lato carnefice delle donne, sicuramente esistente. Al momento invece la informazione viene portata sul lato carnefice distonico maschile con grande enfasi , ma viene fatto silenzio e omesso di celebrare il lato carnefice femminile. Cio' alimenta una alterazione della percezione e di fatto cala un velo di Maya sugli occhi di noi tutti , allargando in forma manipolatoria il solco tra donne e uomini. Cio' e' proprio contrario alla via indicata dal Tantra.

Finche' la donna oltre a riconoscere il proprio ruolo di vittima ,fin troppo eccessivamente celebrato , non prendera' coscienza e RESPONSABILITA’ anche del proprio ruolo di Nera Carnefice, poco ricordato e nascosto, non potra' essere fatto autentico e reale equilibrio armonico  tra maschile e femminile.

Jose'&Resya – Tantralove

Kali

L’Egemonia culturale

L'egemonia culturale – andando oltre al pensiero di A. Gramsci – è un concetto astratto con effetti concerti e indica un «dominio» culturale umano e una complessa strategia – soprattutto mediatica ma non solo -, che permette a un gruppo o una classe dirigente non meglio definita e in perenne, apparente, ricambio, di imporsi su un popolo tramite il solo uso dell’informazione e della circolazione delle idee. Grazie a un complesso e perlopiù subconscio gioco di favori e convenienze – tipo “ti do questo in cambio di quello” –, il modello egemonico culturale democratico punta alla completa interiorizzazione dei modelli che si intendono affermare, creando i presupposti per un controllo pressoché totale delle masse. L’egemonia culturale è molto più del semplice condizionamento perché si basa sul principio dello sfruttamento dell’energia della dialettica e dell’utilizzo a proprio vantaggio di tutte le maggiori correnti d’opinione pubblica e privata.

L’egemonia culturale, in altre parole, utilizza una strategia piuttosto semplice da capire:

essa da voce, finanzia, contiene, include, organizza, da spazio a

– informazione e controinformazione

– potere e contropotere

– cultura e contro cultura

– sistema e contro sistema

in modo che l’energia delle idee della maggior parte delle persone possa, all’interno di questo dualismo, placarsi per il solo fatto di sentirsi apparentemente rappresentata. Le persone, in questo modo, percepiscono d’avere falsamente: capacità di scelta, libera opinione e persino potere di cambiamento. In realtà è l’esatto opposto: le energie che potenzialmente potrebbero destabilizzare l’egemonia, vengono utilizzate per rafforzarla.  Tutto questo serve a un meta-potere, un potere molto più ampio e senza forma dei semplici governi e degli stati, per garantire una stabilità atta a manipolare qualunque cosa.  

In pratica, questa sorta di contagio si realizza, per esempio, grazie all’apparente constatazione che in un dato paese si possa dire tutto e il contrario di tutto, fare tutto e il contrario di tutto. In realtà in questo modo le tensioni interne, mentali ed emozionali, si annullano.

La maggior parte del popolo, identificandosi con l’una, l’altra o l’altra voce, soddisfa l’umano bisogno di partecipazione, appartenenza e opposizione, immaginando d’essere in qualche modo parte del gioco, pensando che poter contare qualcosa, di poter parlare, protestare, manifestare, lamentarsi, dire la propria, persino di fare emergere lo scandalo o di essere parte di una corrente, magari la sola corrente culturale capace di contrastare la cultura egemonica.

In realtà non c’è niente di tutto questo anzi, tutto questo rafforza il potere egemonico.

Ma perché è così facile per il potere egemonico realizzare tutto questo senza, apparentemente, obbligare nessuno? Come è possibile convincere masse di individui colti, istruiti, ben integrati, sani, capaci di intere e di volere d’essere gli attori della propria vita quando invece sono solo comparse nella commedia o tragedia di qualcosa o qualcun altro? Oppure, al contrario, come è possibile convincere milioni di persone di essere stupidi, incolti, incapaci, malati, poveri e assolutamente impotenti quando invece non lo sono?

Qual’ è la preziosa moneta di scambio davanti alla quale capitoliamo senza capitolare, acconsentiamo senza acconsentire?

E’ la deresponsabilizzazione ovvero l’alleggerimento da qualsivoglia implicazione di responsabilità diretta della persona.

Il contratto implicito che tutti abbiamo firmato prima ancora di nascere è:

“Tu non hai responsabilità di nulla. Crisi finanziarie, economiche, politiche, morali, guerre, pace, terrorismo, malattie, ricchezza e povertà, ecologia. Tu, cittadino e persona, non c’entri nulla, non ti devi fare carico di nulla ragione per cui non preoccuparti: godi la tua vita con i suoi piccoli grandi privilegi e tribolazioni. Tu puoi, se vuoi, e in alcuni casi devi, scaricare la tua indignazione per quello che non ti piace ed esprimere il tuo dissenso contro il sistema pur continuando a fare, nell’essenza, la tua vita. Ma se vuoi io sistema ti offro anche tutti mezzi per esprimere te stesso e il tuo talento…entro i mio modello”.

 Il potere egemonico ti sarà grato sia dei tuoi sforzi di realizzazione e dei successi ma soprattutto ti sarà grato delle tue lamentele perché con esse creerà pareri contrastanti sui quali potrai fare mille ragionamenti senza per altro risolvere nulla. Per inciso, non importa contro chi o cosa protesti, nei confronti di chi o cosa ti scandalizzi e con quali mezzi. Ne hai molti, usali tutti! Nel frattempo qualcuno o qualcosa che tu avrai l’impressione di avere scelto o al contrario non avrai per nulla l’impressione di avere scelto, rappresenterà i tuoi interessi, gestirà i tuoi soldi, le tue idee, urlerà o starà zitto per te in parlamento, nelle piazze, sui giornali, in tv o sul web e tu potrai sostenerlo o criticalo o goderti una serie di innumerevoli comodità tipo: mobilità  mutua mutui cassa integrazione carte di credito e di debito, gratta e vinci pensione vacanza divertimenti moda sport sabato sera domenica pomeriggio volontariato associazione anestesie circolo hobby supermercato tv cinema teatro borsa biblioteca web sballo viaggio stadio orto bici golf festa partito balera pellegrinaggio movimento lega ultras porno cibo o potrai stare comodamente a casa in giardino in sede in barca in palestra in chiesa moschea sinagoga cantina ospedale casa di riposo al bar con compagni amici nemici a discutere e fare tutto quello vuoi.

 Se proprio dovessi arrabbiarti molto senza neppure sapere perché, o, come si dice oggi, andare fuori testa, oltre a imprecare, bestemmiare, denunciare, hai l’opzione – auspicabile per il potere egemonico –  di armarti e sparare. Le armi te le fornisce il potere egemonico stesso. Perché se ti armi e spari il potere egemonico potrà riciclare la tua ira con immensi vantaggi: tutti, giustamente, ci mancherebbe! in una cultura egemonica democratica il valore della non-violenza è fondamentale, condanneranno il tuo gesto e tutti si scandalizzeranno e per un momento il paese o il mondo resterà immobile, perso in un bisbiglìo di sottofondo innocuo. Il potere egemonico godrà in quel momento di massimo grado di instabilità, di un’immensa stabilità che permetterà a una miriade di movimenti e forze che neppure riesci a immaginare, di agire in tutta scioltezza e invisibilità. E’ davvero troppa roba, non pensarci.

Tu non hai creato nulla di tutto questo per cui tu non lo puoi neppure cambiare.

Monica Antonioli

 

L’aspetto simbolico dei capelli – Le valenze sessuali x il femminile e virili per il maschile

CAPELLI Capelli lunghi, corti, lisci, ricci, folti, fluenti o ordinati: ornamento di grande fascino, richiamo sessuale e di seduzione, la capigliatura è in realtà investita di significati simbolici non sempre univoci, a testimoniare la sua grande significatività antroplogica, culturale, simbolica.

I capelli sembrano infatti espressione di un'energia viva, capace di ricrearsi in continuazione. I capelli sono una parte importantissima del corpo in quanto rappresentano anche la "cornice" del viso che è il simbolo dell'identità della persona.  Com'è noto, benché singolarmente abbiamo una definita e limitata possibilità di allungarsi, crescono e si rinnovano per tutta la vita. Inoltre, incarnano una sorta di legame e di attaccamento a forme altrettanto vitali e rigeneranti presenti in natura, non ultima la sessualità. La biologia ci insegna che i capelli non hanno scopo funzionale per la razza umana che potrebbe sopravvivere benissimo anche se fosse completamente calva e forse gli uomini del futuro considereranno i capelli e i peli come annessi inutili, assolutamente poco igienici e verranno abituati a depilarsi in tutte le parti del corpo, testa compresa, fin dall'adolescenza. Nella storia e nella mitologia i riferimenti ai capelli come sede di forza, di energia, di fertilità e virilità , sessualita' sono innumerevoli e li ritroviamo praticamente in tutte le culture umane, per una sorta di memoria mitico – storica comune le cui radici si perdono nella notte dei tempi.

Ma perché allora gli umani di oggi, poveri primitivi, "tengono" tanto alla capigliatura da soffrire per essa? Perché hanno per la perdita dei capelli sensazioni di angoscia così importanti da portarli ad accettare cure dispendiose, spesso inutili e tentativi, anche dolorosi, di ricostruzione di un qualcosa che in fondo è biologicamente inutile, non avendo più significato né di termoregolazione né di protezione? Una risposta possono offrircela la psicologia e l'antropologia.

Una diversa lunghezza dei capelli fra maschio e femmina fa parte del nostro patrimonio culturale anche per motivi biologici. Sebbene la loro crescita in lunghezza avvenga nei due sessi quasi alla stessa velocità, nel maschio si ha un ricambio di capelli a velocità doppia o tripla di quella che si ha nella femmina, la fase anagen dei capelli di un uomo dura infatti mediamente circa 3 anni mentre nella donna dura fra i 6 e i 10 anni. Il capello del maschio cade pertanto ad una lunghezza teorica di circa 30-35 cm mentre quello della donna può raggiungere anche i 100-120 cm. La lunghezza dei capelli è pertanto, in natura, un attributo importante del dimorfismo sessuale. Siamo pertanto ancestralmente abituati a considerare che se un essere umano ha i capelli lunghi è femmina e se li ha corti è maschio.   E se i capelli non ci sono più? Allora è come se ci fosse una regressione ad una condizione, come quella infantile, nella quale non si sono ancora ben differenziati i due ruoli, con i diritti ed i poteri che essi comportano. La perdita dei capelli può essere pertanto inconsciamente vissuta dal maschio come perdita di virilità o castrazione, e dalla donna come perdita di femminilità.

Il simbolismo dei capelli

I capelli significano infatti anche istintualità: le rappresentazioni di Satana, delle streghe, di Pan, la Kali tantrica , tutti fortemente irsuti, con chiome aggrovigliate e scompigliate, lo confermano. Il colore dei capelli Grande valore simbolico viene attribuito anche al colore sei capelli: la capigliatura scura accentua infatti l'elemento terra, materia, istintualità; quella bionda sembra collegarsi maggiormente a un simbolismo solare, di lucentezza e chiarore. L'associazione capelli-raggi del sole assume pertanto il valore di collegamento della materia o istinto con un principio superiore, spirituale. Nel giudizio dei morti egizio, ad esempio, il defunto porta una parrucca nera, simbolo della notte e di uno stato di coscienza indistinto. Dopo il giudizio di Osiride essa muta il suo colore in bianco, segno dell'avvento di una nuova era di luce e di coscienza.  Il capello ha con il suo proprietario un forte rapporto simbolico: ne rappresenta le radici, perché racchiude in sé i ricordi ed è al tempo stesso un'antenna che lo collega a Cielo.Costituisce il "filo dell'anima" dell'essere umano, è una proiezione delle idee, dei pensieri e della personalità dell'uomo.

Ancor più di altre parti del corpo i capelli, fin dall'antichità, hanno avuto un importante ruolo nelle tradizioni e nei riti.   Per molti popoli antichi i capelli erano simbolo di forza vitale, quasi emanazione della potenza del cervello: un esempio di questa credenza, a tutti noto, è l'episodio biblico di Sansone, la cui forza si concentrava nella capigliatura. A credenze analoghe è legata la pratica dello scalpo, cioè l'uso di staccare dalla testa del nemico vinto o ucciso una porzione del cuoio capelluto e della capigliatura, attestato già in antico, per es. fra gli sciti, e tipico di alcuni gruppi amerindi, come gli irochesi e i muskogee. Presso questi gruppi lo scalpo, oltre a essere un ambito trofeo, era offerto al Sole, all'Acqua e ad altre divinità, gettandolo nel fuoco o in un fiume, in riti propiziatori della fertilità. Alla convinzione che i capelli siano portatori di energia vitale si riallaccia altresì il loro impiego, largamente diffuso, nelle pratiche di stregoneria.  In altri contesti i capelli erano considerati simbolo di nobiltà, per es. nella Grecia arcaica, dove agli schiavi era vietato portare capelli lunghi, di verginità o, al contrario, di erotismo.

Anzi tutto ricordiamo che i capelli sono la nostra estensione con il Cielo, per convenzione la maggior parte degli uomini porta i capelli corti, ma se pensiamo al popolo dei nativi americani L'incontro con i Pueblo Taos e la loro spiritualità, uomini e donne portano i capelli lunghi ( pensiamo all'india ecc..), dopo la colonizzazione sono stati eseguiti degli studi sul fenomeno capelli perché i colonizzatori, per una questione di igiene, costrinsero i nativi a tagliare le lunghe chiome e si accorsero che anche parte della loro personalità aveva dei sottili ma percepibili cambiamenti.  L'esigenza di portare una capigliatura anziché un'altra non è solo un fattore superficiale di gusto personale ma può celare un'esigenza inconscia oppure una caratteristica della personalità che si rispecchia con l'esterno.

In realtà gli antichi avevano già inconsciamente capito quello che la ricerca moderna sta dimostrando o dimostrerà.  I capelli rappresentano un tessuto che si può conservare a lungo e con facilità  (anche in un anello, come si usava nell’Ottocento) e nelle loro cellule é racchiusa la chiave genetica di ciascuno individuo,che potrebbe in teoria essere replicato all’infinito.  Fa meditare un passo contenuto in un antichissimo libro sacro dell’India arcaica.  In esso l’uomo o la donna con molti capelli viene rappresentato come chi possiede il “filtro” per arrivare al sole e a tutto l’universo.

Capelli lunghi simbolo di Forza Maschile

Nel mito biblico di Sansone i capelli appaiono invece strettamente legati alla forza virile e al legame col Dio degli Ebrei. La rasatura che l'eroe subisce simboleggia il temporaneo allontanamento dalla luce divina. È solo con il recupero di questo legame attraverso un cammino interiore in condizione di cecità (introspezione, visione interiore, morte dell'io) che Sansone può ritrovare la sua energia, dono divino. Ricordiamo la mitologia di Sansone che aveva la sua deità nei capelli, la sua forza portentosa gli viene concessa dagli Dei a patto che non tagliasse la sua chioma, ricordiamo che tutte le leggende nascono da simboli archetipi e hanno in esse un fondo di verità sottile.

Negli uomini i capelli lunghi, già prima del musical Hair degli anni Settanta, possono indicare sia il selvaggio, sia l’artista bohémien sia i re dei Franchi, che avevano l'abitudine di esibire una lunga chioma liscia come segno di potere e maestà, per differenziarsi dai sudditi.   L’imperatore romano al contrario li tagliava corti per esprimere superiorità e fino ai giorni nostri i capelli corti sono rimasti a indicare cura di sé, adesione alle regole e alto status sociale.   Nella mitologia e nella letteratura il colore e la lunghezza dei capelli hanno sempre avuto un importante significato simbolico.  Il desiderio di conservare i propri capelli,la paura di perderli e la speranza segreta di vederli rispuntare sono sentimenti comuni a tutti gli esseri civili.  La spiegazione si può forse già trovare nei manoscritti e antichissimi libri delle più remote civiltà terrestri,dove la folta capigliatura rappresentava un marchio ed una prerogativa della divinità e soltanto l’uomo provvisto di molti capelli poteva venire a contatto con gli dei.

Se nel mondo mitologico Apollo, Giove o Marte calvi sarebbero stati impensabili, nell’Antico Testamento la storia di Sansone rappresenta uno degli aspetti simbolici più conosciuti,nel quale il tema dei capelli come mezzo di relazione con la divinità si fonda con l’altro non meno importante della capigliatura come simbolo di forza fisica e virilità. La convinzione che i capelli rappresentino un legame fra l’uomo e la divinità ha dominato molte religioni e culture così come la certezza che la nostra anima o entità spirituale possa abbandonare il corpo soltanto attraverso i capelli.

Ecco perché molti indiani privavano i loro nemici dello scalpo: in questo modo lo spirito, imprigionato nel corpo dei guerrieri uccisi,non sarebbe mai potuto tornare a vendicarsi.

I capelli inoltre rappresentavano l’essenza stessa e la forza dei guerrieri e possederne molti significava aumentare a dismisura la propria potenza. Sono infiniti gli esempi,in ogni epoca,di un vero e proprio culto per i capelli e di una simbologia che attribuisce loro un significato magico.  Tornano in mente le usanze iniziatiche, proprie delle culture anteriori alla formazione di caste, che si ritrovano in tutti i continenti ma in particolare nelle isole dell'Oceano Pacifico, dove ai neofiti non veniva permesso di lasciar crescere i capelli che dovevano essere tenuti rasati o, in tempi successivi, dovevano essere nascosti da una calotta di pelle che mimava una calvizie e che non doveva essere tolta se non ad iniziazione completa; in particolare non era permesso ai giovani di mostrarsi alle donne senza tale copricapo. Si riteneva che la crescita dei capelli permettesse la fertilità e la potenza sessuale e levarsi il copricapo di pelle era quindi contrassegno del passaggio dalla condizione di fanciullo a quella di uomo. I sacerdoti delle tribù della Africa occidentale concepiscono i capelli come sede del Dio. I Masai posseggono la magia di "far pioggia" solo finché non si tagliano barba e capelli. In alcune zone della Nuova Zelanda, quando si riteneva indispensabile accorciare i capelli, si considerava il giorno del taglio come il più sacro dell'anno. Lo scalpo è stato a lungo l'espressione del valore del guerriero, la prova del coraggio in battaglia, il segno tangibile di una vendetta ottenuta. Lo scalpo dei nemici uccisi era quindi un ambito trofeo nella tradizione bellica degli Sciti e dei Giudei di Maccabeo e lo divenne poi in quella dei pellerossa americani che pensavano che Manitù per portare in cielo i guerrieri uccisi in battaglia li afferrasse per i capelli. Anche nella nostra cultura occidentale una gran massa di capelli costituiva patrimonio indispensabile alla potenza di un sovrano. Basta pensare alla stupenda parrucca di riccioli inanellati di Luigi XIV ed al fatto che l'appellativo di "Cesare", "Kaiser", "Zar", attribuito nel corso dei secoli a sovrani o condottieri, ha anche un risvolto etimologico riferito a lunghi capelli da tagliare. Così se Giulio Cesare si ritrovò di volta in volta costretto a ricorrere ad un riportino o ad una corona di alloro l'imperatore Adriano non esitò a dissimulare con una parrucca quello che i suoi contemporanei consideravano una grave deformità. La stessa corona regale del resto ha il significato di abbellimento della capigliatura (e di dissimulazione di una incipiente calvizia).

Capelli lunghi simbolo di Istintualita’ Femminile

In tutte le culture del mondo sono anche un ornamento e strumento di seduzione soprattutto dalle donne. Vediamo anche un simbolo importantissimo dei capelli della Maddalena che lavano i piedi di Gesù: questo gesto rappresenta ben altro che la sottomissione femminile al maschile o una semplice lavanda plantare noi qui abbiamo il simbolo dei piedi che è la parte più estremamente bassa e materiale dell'essere umano e collegata con la Terra, quindi la parte Yin, ctona, oscura e sessuale, e poi il simbolo dei capelli che sono la parte più  estremamente alta del corpo e collegata con il Cielo, quindi Yang, l'estensione dell'anima, la spiritualità, ma allo stesso tempo bellezza esteriore (che rispecchia l'interiore), questo incontro rappresenta l'Animus e l'Anima che si incontrano, che si sfiorano, una Monade nella Monade. . La calvizie della regina Nefertiti e la preoccupazione del popolo per la chioma della sovrana, indicano quanta importanza fosse data dagli antichi abitanti dell'Egitto alla loro capigliatura.   Nella statua Afrodite è rappresentata mentre sta per immergersi nel bagno sacro, con uno sguardo lontano che ne sottolinea il carattere ultraterreno. In quegli stessi anni Apelle ne dipingeva una celebre immagine (perduta), l'Anadiomene, che la mostra sorgente dalle acque nell'atto di strizzare i lunghi capelli bagnati.

I capelli sono sempre stati considerati anche simbolo di virtù muliebre, sicché la ricchezza di una fulgida chioma consentiva a Lady Godiva di apparire virtuosa quando a cavallo percorre nuda le strade di Coventry.  In tutte le culture i capelli delle donne sono sempre stati associati al pube e alla sessualita’. In Occidente le ragazze da marito portavano i capelli sciolti sulle spalle ad indicare uno stato libero, ma appena sposate dovevano tagliarli o legarli, per significare una mancanza di disponibilità sessuale.

Simbologia  del taglio dei capelli come castrazione

Il taglio dei capelli, fino alla rasatura completa, ha in realtà sempre avuto, nella tradizione religiosa e culturale, il senso di sacrificio o anche di mutilazione di alcune virtù dell'essere umano, fino al significato estremo di perdita della propria identità profonda (simili vissuti si ritrovano anche in casi di gravi alopecia), e comunque quello di una trasformazione netta della propria individualità. Lo scalpo rituale degli indiani d'America, il taglio dei capelli delle vestali o delle suore, dei sacerdoti greci o egizi, o quello dei monaci buddisti segnalano sì un atto di umiltà e rinuncia, ma anche di legame con una dimensione spirituale iper-umana. Una particolare simbologia connette i capelli al dolore e al lutto: tagliarsi i capelli, lasciarli incolti, cospargersi la testa di cenere o semplicemente coprirsi per un certo periodo i capelli sono atti simbolici stereotipati, di diffusione largamente attestata, con cui si manifestavano in forma visibile il dolore, l'amore non ricambiato o la disperazione. Ancora oggi la locuzione 'strapparsi i capelli per il dolore' indica una situazione estrema di sofferenza, tale da spingere l'individuo all'autodegradazione. Da ricordare infine il ruolo rituale dei capelli, anch'esso attestato dall'antichità nelle più diverse civiltà, e di cui l'espressione più evidente è il taglio della capigliatura nelle cerimonie d'iniziazione e di consacrazione. A questa sfera si riconnette la 'tonsura ecclesiastica', cioè la rasura circolare che i monaci e gli ecclesiastici portavano sulla sommità del capo.   E' significativo a questo proposito l'esempio di "evirazione" subita da Sansone sconfitto dai Filistei solo dopo il tradimento da parte della propria donna, venuta a conoscenza che la sede della sua immensa forza era nei capelli.

Così, ancora, per i monaci orientali il cranio rasato è simbolo di castità. Con l'avvento della religione cristiana la tonsura divenne pratica abituale per i monaci, convinti così di rendersi sessualmente non attraenti ed esprimere umiltà, obbedienza e distacco dai beni del mondo.  Imporre invece il taglio dei capelli è sempre stato segno di profondo disprezzo. Gli antichi Romani tagliavano i capelli dei prigionieri, delle adultere e dei traditori.

Mentre, anche nei tempi "recenti" della seconda guerra mondiale, donne accusate di facili costumi o di collaborazionismo con il nemico venivano rasate e poi costrette a mostrarsi ai concittadini. Anche le streghe, nel nostro medioevo, prima di essere giustiziate venivano rasate sia per esporle alla pubblica vergogna ed al disprezzo di tutti sia perché si riteneva che nei capelli fosse riposta gran parte della loro potenza malefica, sicché, rasate, non potessero più nuocere.  Nell'immaginario collettivo la calvizie conferisce inoltre un'idea di prematuro invecchiamento ed un esplicito segno di declino, ed è spesso per l'individuo causa di insicurezza nel suo inserimento sociale.   La Chiesa Cattolica tuttora vieta alle donne di entrare in chiesa con i capelli scoperti per assistere alle funzioni religiose, e nel caso di suore e monache la proibizione di esporli è assoluta.

Un riferimento che è ancora più evidente nelle culture islamiche, dove addirittura soltanto i mariti ed i familiari stretti, oltre a persone di sesso femminile, possono liberamente guardare i capelli della donna, che all’esterno della propria abitazione deve sempre uscire con la testa coperta, fino all’estremo del burqa.  Dalle ricerche effettuate su questo fenomeno si scopre che  i capelli sono un simbolo sacro, in quanto estensione dell'anima e che il taglio di essi aveva come procurato "la perdita di una parte di loro".  Mentre ad esempio il rituale che si fa in molte dottrine e iniziazioni del rasare i capelli è un gesto che simbolizza il  ricominciare da tabula rasa, il ritorno alla nascita, alla purezza e l'abbandono del vissuto personale.

Simbologia del taglio dei capelli come cambiamento

Il gesto di una donna che taglia corti i capelli può essere interpretato come un gesto di ribellione, di emancipazione, ma anche come il "metterci la faccia" nella vita, ad esempio chi ama portare i capelli legati indietro che lasciano scoperto il viso, le persone estremamente timide tendono a coprire il viso con i capelli come quelle estremamente insicure.

Basta, diamoci un taglio!”. Questa frase è particolarmente calzante se si pensa a quante volte si è ipotizzato di cambiare radicalmente qualcosa della propria immagine attraverso un semplice taglio di capelli e quanto spesso questo desiderio è collegato ad una fase di cambiamento della propria esistenza. Accade spesso che una variazione nel proprio look vada di pari passo a qualche evento importante che è capitato sia esso positivo (la nascita di un figlio, il matrimonio, una promozione nell’ambito lavorativo, una nuova casa, ecc.) ma molto piu’ spesso come negativo (il divorzio, un  lutto, ecc.).    Il taglio di capelli è indice di una chiusura di un capitolo della propria vita e di un’apertura di una nuova pagina da scrivere. Non solo il taglio, ma anche la modifica del colore può indicare la voglia di rinnovarsi e di vedersi in modo diverso. La chioma esprime infatti  l’emotività e  la personalità di ciascuno, in particolare delle donne che optano per taglio, colore o permanente a seconda dell’immagine che desiderano dare di sé all’esterno e sulla base del potere attrattivo che pensano una determinata capigliatura possa donare loro. Infatti, la capigliatura è una variabile importante da considerare nell'attrazione fisica e nell’immagine perché può essere manipolata cambiando appunto colore, lunghezza e stile dei capelli. Storicamente la lunghezza o il taglio dei capelli si sono rivelati un segno di status, di appropriatezza nell'ambito sociale e di distinzione di sesso.  Per gli uomini ha meno rilevanza il taglio dei capelli, ma quando avviene un cambiamento drastico nel look, come peraltro per la donna, vi sono indicatori di desiderio di: sedurre, voltare pagina, cambiare, a causa di qualcosa di molto positivo o di traumatico che è avvenuto nella propria vita. Lo sanno anche i sassi che spesso si cambia taglio di capelli, perché si ha l’esigenza di cambiare. “Volevo (o vorrei) cambiare qualcosa nella mia vita; Cambiare qualcosa di me”- sono i pensieri ricorrenti in chi ha da poco cambiato taglio o in chi desidera rinnovare la propria immagine.

A volte l’occasione di un taglio (netto) non è un’esperienza felice, come per esempio una rottura sentimentale o una perdita di un oggetto, persona amata o altro. Ci si può deprimere a tal punto che si decide di dare un taglio. Con la vita passata che procura dolore, ma anche con i capelli che ricordano quell’esperienza collegata alla sofferenza, appunto.

A tal proposito il professore Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all’Università di Bologna, racconta che “nella mia esperienza di psicoanalista ho potuto constatare che le emozioni che oscillano che tra aspetti depressivi e aspetti euforici corrispondono spesso a modificazioni del taglio e dell’acconciatura femminile; come se l’immagine della propria capigliatura fosse un teatro o meglio un contenitore delle emozioni delle donne. Alcuni desideri di cambiamento spesso riflettono un desiderio di diventare indipendente, e di superare l'evento che ha procurato sofferenza oppure di chiudere un capitolo che rappresenta una fase della vita a cui non si sente più di appartenere. Questi desideri vengono messi in atto proprio cominciando a tagliare capelli, modificare acconciatura o colore”.

Sembra banale, dunque, ma non lo è. Entrando nel dettaglio del significato psicologico dei cambi di immagine:

–   tagliare i capelli può voler dire tagliare una relazione;

–    farsi la permanente significa rendersi più gioiosi, più ricchi dal punto di vista emotivo, e quindi sentirsi pieni affettivamente, perché i riccioli e boccoli possono essere assimilati simbolicamente a delle monete. Nel linguaggio popolare non  a caso ogni riccio è capriccio…

–    portare i capelli molto lunghi può ricondurre ad una personalità dolce, romantica e sognatrice;

–    tingersi i capelli di biondo può nascondere un desiderio di essere più seduttiva e sofisticata;

–    farsi nera o mora infine riconduce alla sessualità, l’istintività, e al desiderio di fisicità.

Dal punto di vista psicologico – prosegue Pani – la testa assume nella donna un significato di cambiamento emotivo, che diventa visibile”.

E per gli uomini? La valenza psicologica legata al taglio di capelli ha un significato molto minore per il sesso maschile,  ma non vi sono del tutto estranea. Uomini che tagliano i capelli di ‘a zero’ di punto in bianco o che si fanno crescere le basette in modo parossistico o che lasciano crescere i capelli per coprire calvizie o per trasformarsi in intellettuali anarchici o per essere più giovanili: sono tutti esempi per indicare che anche loro stanno attraversando una fase di seduzione

L'antichità

L'arte di acconciare i capelli è antichissima. Presso molti popoli antichi le acconciature variavano in funzione non solo del sesso, ma anche e soprattutto del grado sociale: così, per es., fra le popolazioni della Mesopotamia e in Persia erano proprie della nobiltà fogge complicate a base di riccioli disposti a vari piani, spesso coperti di polvere d'oro e adornati di monili in metalli preziosi. In Egitto, nelle classi inferiori e medie ci si radeva il capo, mentre nelle classi più elevate gli uomini pettinavano i capelli variamente in frangette, zazzere, treccioline lunghe fino al petto, mentre le donne coprivano la testa con una o più parrucche inanellate, poste l'una sull'altra, oppure con fazzoletti di stoffa. Presso i greci dell'epoca arcaica i capelli lunghi distinguevano i cittadini delle classi alte e non vi era una sostanziale differenza fra acconciature maschili e femminili: i capelli, arricciati artificialmente, ricadevano simmetricamente sulle spalle, trattenuti da nastri e diademi. In epoca classica ed ellenistica per gli uomini prevalse l'uso dei capelli corti; il taglio dei capelli e la loro consacrazione ad Artemide e ad Apollo segnava l'inizio della pubertà.

Le donne, con l'ausilio di nastri, bende e diademi, usavano raccogliere i capelli sulla nuca o sulla sommità del capo. La varietà delle acconciature e degli ornamenti era caratteristica delle donne di Atene, che usavano anche tingersi i capelli, adoperando polveri dorate, bianche e rosse.  I romani ignorarono a lungo le raffinatezze della pettinatura e fu solo con il diffondersi dei costumi greci che gli uomini iniziarono a tenere i capelli corti e a farseli arricciare, e le donne a sostituire le semplici fogge di annodare i capelli con elaborate acconciature, che divennero poi tipiche in età imperiale, quando la difficile arte della pettinatura era affidata a schiave specializzate, le ornatrices. Particolarmente curiosa è l'acconciatura di Età Flavia, consistente in un altissimo diadema di ricci disposti a semicerchio sulla fronte, ottenuto con posticci di capelli finti.

Il Medioevo e l'epoca moderna

Nonostante gli inviti alla semplicità e alla modestia degli scrittori cristiani, le acconciature adottate nei primi secoli del Medioevo dalle donne delle classi sociali più elevate continuarono a essere assai complicate, con largo uso di posticci di capelli finti, diademi e veli frangiati, finché nel 7° secolo la Chiesa emanò severe prescrizioni contro il lusso delle pettinature e degli ornamenti da testa. In epoca feudale le donne preferivano le trecce, spesso ornate di fili di perle e di fiori, o portavano i capelli sciolti e trattenuti da un cerchio o da una ghirlanda; il capo era comunque spesso coperto con veli o cuffie, più o meno ornate da trine e pietre preziose. Nel 13° secolo da Venezia si propagò in tutta l'Italia una decisa influenza orientale nelle pettinature femminili, ricche di ornamenti e di stoffe preziose. Verso la fine del 14° secolo fra le donne di nobile famiglia si diffuse il 'balzo', acconciatura simile a un cuscino, nella quale i capelli venivano legati con nastri e fili d'oro su un'armatura e quindi ricoperti di ricche stoffe. Dal balzo derivò la pettinatura diffusa nel Quattrocento, caratteristica per il suo sviluppo in altezza, nella quale i capelli venivano tirati e tenuti fermi da reticelle sopra un'anima di cartone a forma di pan di zucchero, alta fino a 70 cm. Nello stesso periodo era comune radersi una parte dei capelli per ingrandire la fronte. Predicatori e legislatori cercavano di porre freno al lusso delle pettinature femminili con 'bruciamenti delle vanità' e leggi sontuarie, ma senza grande successo: non solo le donne, ma anche gli uomini continuarono a dedicare alla pettinatura cure e artifici.   Quando il centro della moda si spostò a Parigi, si accentuò l'impiego dei capelli finti, finché si giunse al trionfo delle parrucche inanellate e incipriate, il cui uso fu introdotto da Luigi XIII per nascondere la calvizie e che ebbero il momento di massimo splendore nel 18° secolo: Maria Antonietta arrivò a portarne una alta circa un metro e mezzo che la costringeva a stare in ginocchio entro la carrozza. La Rivoluzione francese portò poi a una generale semplificazione dell'abbigliamento e, quindi, anche del modo di acconciare i capelli. Da allora gli uomini ripresero a portare i capelli corti e per le donne prevalsero acconciature più semplici.  Nel 20° secolo si può dire che sia del tutto scomparsa la differenza nel modo di pettinarsi in relazione al grado sociale. Le cure dedicate ai capelli e alla pettinatura non sono più riservate all'élite, ma diffuse in tutte le classi.

Patologia dello Stress

Essendo un componente secondario del nostro corpo, ha bisogno che i reni suo organo collegato, funzioni bene, e al loro volta i reni hanno bisogno dei polmoni per svolgere accuratamente il loro ruolo.  Una buona ossigenazione è essenziale per far esplodere le tossine nel corpo così da ridurne le dimensioni e facilitare l'espulsione mediante i reni.  Alla base della calvizie vi è un'eccessiva presenza di ormoni maschili, tanto che se prima l'alopecia toccava quasi solo gli uomini, oggi vediamo che con l'emancipazione femminile e la esasperazione del lato maschile questo problema affligge sempre più donne.   Questa conquista è stata accompagnata da stress e tensioni tipicamente maschili, quindi anche da un certo numero di patologie e squilibri tipicamente  maschili. Quando un capello cade la sua morte risale a tre mesi prima della caduta: dobbiamo quindi ricercarne la causa in quel periodo.

Esiste infine uno stretto rapporto tra capelli e paura, rapporto comprensibile per la sua appartenenza al Principio dell'Acqua che gestisce il sentimento paura. L'energia di questo Principio controlla lo stress, le emozioni forti e le ghiandole surrenali che secernono nel nostro organismo gli ormoni dell'istinto di sopravvivenza, ossia adrenalina e noradrenalina.

Le situazioni di stress danneggiano i capelli perché tale situazione va a creare una reazione immediata o addirittura anticipata sulle ghiandole surrenali le quali sono "collegate" anche ad essi, che rischiano di essere danneggiati se non soffocati. Ad esempio dopo uno shock come un incidente, si può avere la caduta immediata di capelli, anche i capelli bianchi dalla paura non sono solo una leggenda.  La perdita dei capelli è legata alla paura di perdere qualcosa di importante, vita, persone care, lavoro, di un valore;  la perdita può essere reale o simbolica, vissuta o immaginata.I trauma va a toccare le strutture profonde dell'individuo.

Il Principio dell'Acqua diventa più fragile e se lo shock è molto intenso la perdita dei capelli può avvenire anche prima dei tre mesi, cioè del tempo che impiega il capello a morire.

Nelle situazioni di perdita di qualcosa o qualcuno ecc.. il lavoro che si può fare è quello psicologicamente di accettare, elaborare e perdonare la situazione o noi stessi, fondamentale anche agire sul Meridiano della Vescica che gestisce le antiche momorie.

Concludendo:

 la diversa durata della fase anagen dell'uomo e della donna ha fatto sì che la lunghezza dei capelli sia diventata simbolo di dimorfismo sessuale. E’ da notare che nelle culture dove c’e’ piu’ liberta’ sessuale i capelli sono mostrati e portati a essere visibili, nelle culture dove invece c’e’ castrazione e controllo i capelli sono nascosti e velati.  L'essere umano ha poi riposto nei capelli significati simbolici sempre più complessi, sicché la loro caduta è spesso vissuta inconsciamente come uno stato di regressione ad una condizione infantile ed asessuata, come perdita di forza e potenza, come invecchiamento, come disonore, come castrazione. Nella storia umana nessuna cultura mai è rimasta indifferente ai problemi dei capelli.
Nell'essere umano i capelli hanno la funzione di essere visti per esprimere, fra conscio ed inconscio, complessi messaggi sociali.

Jose’&Resya – Tantralove

Cosa contraddistingue un Tantrico

CHI E' UN TANTRICO?

COSA CONTRADDISTINGUE UN TANTRIKA , CIOE' COLUI CHE SEGUE IL TANTRA ROSSO E IN PARTICOLARE IL TANTRIKA POSSIEDE LE SEGUENTI LIBERTA' INTERIORI:

1) LIBERTA' DALLA ASPETTATIVA: 
intesa come mancanza di un prefigurare cosa deve accadere e quindi liberta' dalla delusione quando cio' che si desiderava non si avvera. Quindi il tantrika ha un suo centro di gravita' che non e' dipendente dall'esterno e non e' influenzato dal venir meno di qualcosa o dal suo trasformarsi in altro. Capacita' quindi di lasciare la presa senza soffermarsi sul negativo e permettere che esso alteri l'animo. Il tantrika vive nel QUI E ORA 

”…Lasciate che mi deridano o mi applaudono; Che qualcuno dica ciò che gli piace; Lasciate che buone persone mi adorino con fiori, cosa può uno di loro ottenere se io sono puro? Lalla Mistica Tantrica

2) LIBERTA' DAL SENTIMENTALISMO : 
inteso come assenza di quella moda, cosi' frequente nella new age, di inseguire uno sterile pietismo e molle accondiscendenza (peace and love). La via tantrica richiede una certa fermezza e una certa capacita' di osservare in forma chiara chi bara con se' stessi.

“….L’innamoramento, in effetti, rende ancora più saldi i vincoli che ci legano all’esistenza. Distrutto questo legame fondamentale, la liberazione in questa stessa vita, secondo me, è cosa fatta..” – Abhinavagupta

3) LIBERTA' DAL CONCETTO DI PECCATO:
Inteso come il non tenere in conto il giudizio altrui in quanto sul tantrika non hanno presa gli apprezzamenti della societa' in cui vive (siano essi apprezzamenti positivi o negativi) e quindi tanto meno il concetto moralistico di peccato cattolico invalidante.

"…Secondo la conoscenza umana del mondo sembra esistere puro e impuro, ma quando la Suprema Illuminazione è stata acquisita, non vi è alcuna distinzione tra puro e impuro. Per lui che sa che Shiva è in tutte le cose ed eterno , cosa può essere impuro?… " – Mahanirvana Tantra 

4) LIBERTA' DALLA PAURA
Intesa come capacita' di superamento sia delle paure fisiche che psitiche che non ci fanno progredire nel cammino interiore e che possono diventare invalidanti e restrittive per noi stessi.

“…Il supremo modo di vedere e trascendere soggetto e oggetto. La suprema meditazione e’ non essere distratti. La suprema condotta e’ assenza di sforzo. La realizzazione della meta e’ non avere né speranza, ne’ timore. La vera natura della coscienza e’ chiarezza al di là delle immagini. La meta della via degli esseri risvegliati e’ conseguita senza una via da percorrere. Il sommo risveglio e’ realizzato senza qualcosa da praticare….” – Mahamudra Tantra

5) LIBERTA' DAL DISGUSTO
Intesa come possibilita' di non farsi vincolare nella pratica e nella vita da sensazioni insuperabili che ci impediscano di compiere una esperienza , essendo la esperienza un aspetto fondamentale della conoscenza tantrica.

“…L’allievo meritorio deve presentare al maestro un teschio intero riempito di vino e fatto omaggio a lui di obbidienza, bere. Egli deve tenere il teschio fra le proprie mani congiunte nella figura del loto, e offrirlo con le mani nella stessa posizione, mentre gli altri yogin fanno anche essi omaggio di obbidienza…” Hevajra Tantra

6) LIBERTA' DALLA FAMIGLIA:
Intesa come liberta' dai vincoli e dalle credenze famigliari e dai meccanismi avviluppanti della famiglia di origine e in ultima istanza nella capacita' di distanziarsi dai luoghi comuni familiari che tendono a controllare e manipolare l'altro.

“….Poi il Signore disse: considera pure che, bevendo del veleno molto forte, l'uomo semplice che non lo comprende, cade privo di sensi, ma l'uomo libero dall'illusione, con la mente salda nel vero, è colui che distrugge il veleno. E così sono quelli che conoscono la via della liberazione e si impegnano verso il Tantra, non sono costretti dai legami dell'illusione, dell'ignoranza, della famiglia e di tutto il resto, perché non c'è essere che non sia Illuminato, se conosce la sua natura propria…” – Hevajra Tantra

7) LIBERTA' DI ORIGINE:
Intesa come liberta' e possibilita' di essere al di sopra di ogni differenza di razza, colore delle pelle, provenienza e origine. Colui che vuole produrre il fuoco non si interessa a quale albero appartenga il legno che trova.

“….Occorre guardarsi dal considerare, nominare e trattare i nostri compagni di dottrina in modo diverso, secondo la casta cui appartengono, bensì considerarli come uguali a Śiva…” – Abhinavagupta

8) LIBERTA' ALLE INTERDIZIONI:
Intesa come vincoli morali o conformismo sociale e quindi svincolamento della volonta' da ogni legge e capacita' di distanziarsi da esse in modo da rompere le catene degli schemi.

"….Ora poniti fuori dalla progressione spirituale, fuori dalla contemplazione, fuori dall'abile loquacità, fuori dalla ricerca, fuori dalla meditazione sulle divinità, fuori dalla concentrazione e dalla recitazione dei testi. Dimmi, qual è la Realtà assoluta che non lascia spazio ad alcun dubbio? Ascolta bene!  Smetti di aggrapparti a questo o a quello, e restando nella tua vera natura assoluta, gioisci tranquillamente della realtà del mondo…" – Abinavaghupta mistico tantrico kashmiro

Un ottimo esempio di come sia possibile fare cio' e di come una maestra tantrika indiana ha conseguito questi precetti tantrici si trova nel libro : Tantra. L'iniziazione di un occidentale all'amore assoluto di Daniel Odier
 

L’universita’ di Princeton scopre Shiva e Shakty – Mistica Tantrica e Scienza si incontrano

Influenza della mente umana sul mondo esteriore: l'esperimento di Princeton

Sin dal 1979, il dr. Robert Jahn, professore di scienze aerospaziali e membro dell’Università di Princeton, avviò quello che venne definito Princeton Engineering Anomalies Research Center per lo studio scientifico dei fenomeni fisici correlati alla coscienza, o consapevolezza umana. 

Lo scopo di questa serie di questi esperimenti, di questa ricerca che il prof. Janh iniziò e portò avanti per un lungo periodo, era la ricerca dell’evidenza di un certo tipo d’influenza della coscienza umana sul mondo materiale.
Va premesso che il prof. Jahn, così come tutta la struttura di Princeton, all’epoca erano noti per il loro orientamento piuttosto conservatore e, tendenzialmente, non incline alle teorie della New Age.

In breve, quello che fecero essenzialmente i ricercatori fu questo: con un computer simularono quello che possiamo definire il lancio di una moneta per ottenere “testa o croce”; in effetti, il computer in oggetto generava una serie di +1 o -1, producendo quindi, in maniera casuale, delle cifre aritmetiche di pari valore, ma di segno opposto (sullo stesso principio di una moneta che può generare testa o croce, ora su un lato, ora sull’altro).

Fu messo un operatore davanti ad un computer e gli fu dato il compito di cercare di influenzare, con la sua mente, i risultati casuali che produceva il computer.
Va notato che, in questo caso, l’operatore era una persona non preparata, o allenata in alcun modo rispetto all’utilizzo della propria mente e delle proprie facoltà extrasensoriali; ovvero era un soggetto preso casualmente fra la popolazione media. 
A questo soggetto si chiese di produrre, in tre diversi esperimenti ora un risultato zero, (ovvero far sì che i +1 e i -1 prodotti dal computer fossero in ugual numero), quindi un risultato positivo (con un eccesso di +1), ed infine un risultato negativo (con i -1 in eccesso).
Dal punto di vista scientifico nei tre diversi casi i risultati avrebbero dovuto non dimostrare alcuna differenza statisticamente significativa nell’ essere prodotti autonomamente o con la presenza di un operatore che cercava di modificarli tramite la sua volontà.

Al contrario ciò che accadde fu che, in maniera molto precisa, i risultati si orientavano verso la direzione in cui l’operatore era stato istruito di indirizzarli.

Come citarono i ricercatori: “I risultati generali indicano un modesto, ma persistente raggiungimento, che è ben oltre ogni ragionevole aspettativa casuale”.

L’esperimento in sé, dimostrò che la coscienza, o consapevolezza, o comunque il pensiero umano, possono influenzare in maniera significativa il mondo materiale così come lo conosciamo.

Dal punto di vista scientifico, la scoperta fu alquanto scioccante.

La consapevolezza e lo spazio

Una volta portato a termine l’esperimento di Princeton nella sua  prima fase appena citata, i ricercatori decisero di  verificare se lo spazio aveva, o meno, un’influenza sui risultati.

Ciò che i ricercatori si aspettavano di ottenere era una progressiva caduta della qualità dei risultati man mano che la distanza fra l’operatore ed il computer veniva aumentata: tuttavia, con loro disappunto o forse per la loro gioia (questo non lo si sa), ciò che accadde fu che anche quando l’operatore veniva portato a migliaia di chilometri di distanza dal computer, la sua influenza sui risultati restava definitivamente costante.

Questo dimostrava che non solo la coscienza aveva un’influenza sulla materia, ma anche che quest’influenza poteva essere esercitata a qualsiasi distanza.
Il concetto di non località della fisica quantistica, evidentemente qui si dimostrava in maniera molto palese.

Il fattore tempo

A questo punto, dopo aver superato questa ulteriore fase dello studio della consapevolezza umana sul mondo materiale, gli scienziati si chiesero se questo poteva avvenire anche influendo sul fattore tempo. In effetti tutti sappiamo che, in base alla teoria della relatività di Einstein, tempo e spazio sono strettamente correlati e quindi, la domanda dei ricercatori sembrava abbastanza lecita e logica.

Il presupposto al quale il prof. Jahn ed i suoi associati erano giunti, era che la mente umana producesse delle onde elettromagnetiche in maniera non dissimile dalle onde prodotte dal Suono, quando si propaga attraverso le molecole dell’aria o non dissimile dalle onde luminose.

Quindi, il passo successivo fu d’istruire l’operatore a cercare d’influenzare i risultati del computer dopo una certa distanza di tempo; in poche parole, l’operatore doveva cercare di produrre un certo tipo d’influenza su di un computer che sarebbe stato acceso un certo numero di ore dopo, (sembra che il massimo sperimentato fosse di 336 ore).

Ancora una volta, fra lo stupore generale, i risultati non si modificarono, né diminuirono, ma sostanzialmente, restarono solidi tanto quanti i risultati ottenuti nei precedenti esperimenti.
In breve, era come se la volontà e l’intenzione dell’operatore fossero rimasti momentaneamente in stand by fino al momento in cui il computer era rimasto acceso e quest’intenzione si fosse “riattivata”.

Uomo e donna (Shiva e Shakty)

Nell’esperimento di Princeton, emerse un’interessante evidenza rispetto ad una variabile generalmente sottovalutata. Questa variabile era il sesso dell’operatore che stava davanti al computer.

Essenzialmente, quello che accadde fu che gli scienziati, per produrre l’effetto ricercato, cominciarono a mettere davanti al computer delle coppie di persone e si resero ben presto conto che le persone essendo dello stesso sesso, o di sesso diverso, l’influenza sui risultati  era notevole. 
Ciò che si evidenziò fu che laddove due operatori dello stesso sesso cercavano di produrre un determinato risultato, questo, nella sua ampiezza si dimostrava incredibilmente minore di quando, un solo operatore cercava d’influenzare il computer; viceversa, quando venivano posti due operatori di sesso diverso per indirizzare la loro mente al fine di influenzare il computer, i risultati erano incredibilmente più alti nel loro margine di successo e, precisamente, 3.7 volte maggiori dei risultati ottenibili da un singolo operatore.

Questo ulteriore esperimento ci fa notare diverse cose. 
La prima cosa, ad un occhio non perspicace, potrebbe addirittura passare inosservata ed è che in ogni caso (sia nei successi sperimentati,  sia negli insuccessi), quello che stava succedendo dimostrava che le menti umane s’influenzano comunque a vicenda.

In poche parole, quando due menti stanno lavorando assieme, s’influenzano l’un l’altra e, in maniera marcata, influenzano i risultati ottenibili.

In secondo luogo, questo ci fa notare che quando due persone di sesso diverso lavorano assieme, la diversa polarità crea una sinergia che tende a produrre risultati veramente sbalorditivi.

Ed ora la ciliegina sulla torta.
La ricerca dimostrò che quando i due operatori di sesso opposto, messi davanti al computer, erano marito e moglie, fidanzati o, comunque coinvolti in una relazione affettiva soddisfacente, i risultati tendevano a produrre una quantità di successi sei volte maggiore rispetto a quelli di un operatore singolo.

Ovviamente, l’impatto scientifico con questi risultati fu tale, per cui vennero ripetuti introducendo diverse variabili, al fine di verificarne l’assoluta credibilità. Alla fine, i ricercatori, dovettero tuttavia ammettere che i risultati ottenuti restavano comunque stabili e verificabili, indipendentemente da quando venissero messi alla prova.

La ricerca del prof. Jahn e dei suoi collaboratori, continuò per circa vent’anni e, per questo, può certamente essere considerata qualcosa di estremamente solido nelle sue basi e nei suoi risultati.

Ciò che questa ricerca ci dimostra è che la mente e la consapevolezza interagiscono in maniera significativa con l’ambiente esterno. Lo stesso prof. Jahn dichiarò che

«Alla consapevolezza è consentito di permeare il suo ambiente circostante fino ad un punto compatibile col suo proposito primario».

Da antiche scritture di Tantra : (ILLUMINAZIONE APPASSIONATA – PAG. 249-250)

"…una compagna e' fondamento per la realizzazione della liberazione: Le amiche spirituali sono compagne che condividono la mentalita' dello Yogi e ..generalmente riconoscono l'indispensabilita'  dello yoga dell'unione per il raggiungimento della buddita'.e…abbracciare fisicamente una consorte diventa necessario per indirizzare tutti i pervasivi venti energetici nel canale centrale …. Si crede che meditare in unione sessuale con un partner umano possa offrire un vantaggio significativo rispetto alla meditazione solitaria, L'aggiunta dell'energia del partner aumenta l'intensita' e il potere della meditazione . La fusione aggiunge la qualitita' e la qualita' dell'energia di ogni partner, accelerando le pratiche dello yoga interno….."

Da millenni il tantra conosce cio' che noi scientificamente iniziamo solo a scorgere.

Maurizio Battistella

Jose'&Resya TantraLove