Pineale, ghiandola magica del corpo umano

EPIFISI O PINEALE, GHIANDOLA MAGICA DEL CORPO UMANO

La ghiandola pineale è molto più di quello che insegnano ai corsi di medicina. Oggi la scienza sta scoprendo che gli antichi mistici e filosofi avevano ragione nel reputarla la sede dello spirito. Ci sono dei capitoli della scienza che a volte giacciono abbandonati su vecchi scaffali e altre volte vengono menzionati nei testi universitari senza nessun tipo di approfondimento.

EPINEALE SEDE DELLA COSCIENZA UMANA SECONDO IL GRANDE CARTESIO

Il francese René Descartes o Cartesio (1596-1650) è giustamente considerato fondatore della filosofia e della matematica moderna. Cancella tutta la cultura precedente e propone nuovi metodi di ricerca basati sull’evidenza, l’analisi, la sintesi, l’enumerazione e la verifica. Sostiene che i sensi ci ingannano, tipo il remo che appare spezzato nella parte immersa. Afferma la precedenza assoluta della sostanza pensante, ossia dell’anima, sulla materia estesa corèorale. “So di pensare, prima ancora che di avere un corpo esteso”. Ebbene, Cartesio riteneva che la pineale fosse la sede della coscienza. [Vedi Ghiandola pineale e spirito: la scienza dimentica ma conferma]

FONTE SECREZIONALE DI MELATONINA

È dalla ghiandola pineale che viene secreta la melatonina, un ormone fondamentale che regola il ritmo sonno-veglia, che interagisce con l’inibizione della secrezione degli ormoni sessuali e che stimola il sistema immunitario. Altre caratteristiche curiose della ghiandola pineale 1) È l’unica parte del cervello a non essere doppia, 2) È molto vascolarizzata, 3) Produce una sabbiolina a base di idrossiapatite ed alluminio che col tempo si sedimenta al suo interno. Di più, testi universitari e i docenti, non dicono. Eppure alcune delle famose ricerche abbandonate sugli scaffali hanno dimostrato meccanismi interessanti. La sua forma assomiglia ad una piccola pigna (da cui il nome), e si trova vicino al centro del cervello, tra i due emisferi, nascosta in una scanalatura in cui aderiscono i due corpi arrotondati dell’ipotalamo. [Vedi Il simbolismo della Ghiandola Pineale]

PROPRIETÀ PIEZOELETTRICHE DELLA GHIANDOLA PINEALE

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 il professor R. J. Reiter dimostra che deboli campi elettromagnetici influenzano l’attività della ghiandola pineale e la secrezione di melatonina. Nello stesso periodo il professor G. Cremer-Bartels dimostra come lo stesso campo elettromagnetico della terra influenzi la ghiandola pineale. Nel 1996, un gruppo di ricerca, che vedeva coinvolti istituti americani ed israeliani, scopre proprietà piezoelettriche nella sabbia che si sedimenta nella ghiandola. Trattasi di cristalli in grado di trasformare le vibrazioni meccaniche degli strumenti a corde in impulsi elettrici che vengono trasferiti attraverso un cavo agli amplificatori. La proprietà piezoelettrica non è altro che la capacità di trasformare delle vibrazioni in impulsi elettrici. Questa stessa capacità l’abbiamo pure noi grazie alla ghiandola pineale e alla sua sabbiolina. Eppure ancora oggi pochi sono i ricercatori che se ne curano. [Vedi I campi elettromagnetici disturbano la funzionalità della ghiandola pineale]

IL TERZO OCCHIO AL CENTRO DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI

I piezoelettri oltre che nella musica vengono applicati negli orologi al quarzo, nei cellulari, negli altoparlanti, nelle stampanti, nelle radio e in molte altre situazioni. Coincidenza vuole che la posizione di questa ghiandola, chiamata pure Terzo Occhio, stia proprio al centro dei nervi ottici, che sia collegata alla retina e che sia ultra-sensibile alla luce solare. [Vedi L’Uomo è un’antenna che guarisce con le giuste frequenze?] Quello che emerge è che il ruolo deicampi elettromagnetici è centrale nel funzionamento del nostro organismo. [Vedi Il campo magnetico della Terra è allineato a quello del Cuore]

LA MELATONINA È UN ORMONE VEGLIA-SONNO DERIVATO DALLA SEROTONINA

Interessante rilevare come una piccola ghiandola endocrina nel cervello dei vertebrati, produca la melatonina, derivato della serotonina, un ormone che influenza la modulazione di veglia-sonno e le funzioni dei modelli stagionali. Più esattamente la melatonina viene secreta ed elaborata nel periodo notturno, durante il quale la ghiandola raggiunge il massimo della sua attività di notte, dove la conoscenza intuitiva e le facoltà più sottili emergono.

STRAORDINARIE QUALITÀ DELLA MELATONINA

La melatonina 1) Esalta e rafforza i meccanismi immunitari, 2) Accresce la produzione di energia fisica alzando il livello di sopportazione alla fatica, 3) Regola la temperatura interna contribuendo a un’ottimale gestione del sistema cardiovascolare, 4) Rappresenta la sostanza più antiossidante del corpo, con effetti evidenti sui meccanismi anti-invecchiamento e sulla mente, sviluppando facoltà latenti, 5) Trascende l’ego e guarisce rapidamente le nostre sofferenze e i nostri conflitti, grazie alla capacità percettiva tridimensionale.

PINEALE ATROFIZZATA E MASSE RIMBAMBITE

La ghiandola pineale produce anche ciò che è comunemente conosciuto come DMT, o dimetiltriptamina, sostanza che produce un profondo stato di dilatazione temporale, viaggi in luoghi extradimensionali. Ciò accade di notte durante i sogni, quando la pineale è maggiormente attiva. Apparentemente, ad oggi non si dà molta importanza al terzo occhio come in passato. Questo ha portato ad atrofizzare gradualmente tale organo ed alla perdita di valori considerati obsoleti quali la spiritualità, l’etica, l’amore per il prossimo. Perdita gravissima che si è tradotta in un vero e proprio rimbambimento delle masse.

COME STANNO UCCIDENDO LA NOSTRA GHIANDOLA PINEALE

All’interno della ghiandola pineale scorre acqua, che con il passare del tempo calcifica. Questo porta ad una atrofizzazione della ghiandola. Tale processo di calcarizzazione ed atrofizzazione viene accelerato prevalentemente a causa dell’alimentazione moderna. In particolare con l’uso dei composti di fluoro usati come additivi nelle acque, bevande, alimenti e presidi medici comuni, come dentifrici bibite gassate, acqua fluorizzata, zuccheri raffinati. [Vedi IL FLUORO abbassa il QI ed incrementa la crescita Tumorale] Il consiglio è quindi di evitare il più possibile l’assunzione di fluoro, leggete le etichette dell’acqua in bottiglia se ancora ne fate uso, e cercate dentifrici senza fluoro. [Vedi Perche’ i dentifrici di uso comune sono dannosi] Altre fonti di fluoro sono chewing-gum, medicinali, bevande gassate, Coca cola e Pepsi, the in bottiglia o lattina, Gatorade e simili, bastoncini di pesce e di pollo, anestetici.

EFFETTI MICIDIALI DEL FLUORO SUL TERZO OCCHIO

Alla fine degli anni ’90, uno scienziato di nome Jennifer Luca realizza il primo studio sugli effetti di fluoruro di sodio sulla ghiandola pineale. Determina che la ghiandola pineale, situata al centro del cervello, è una zona di concentrazione per fluoruro. La ghiandola pineale semplicemente assorbe più fluoro rispetto a qualsiasi altra parte fisica del corpo, anche le ossa. Questo calcifica la ghiandola e ne blocca la fondamentale funzione di bilanciare gli interi processi ormonali nel corpo. [Vedi FLUORURO & INTELLIGENZA: I 39 studi che mostrano quello che non ti hanno detto]

SOLO LA DISTILLAZIONE E L’OSMOSI INVERSA DEFLUORIZZANO L’ACQUA

Varie ricerche sul fluoruro di sodio hanno dimostrato che esso va ad accumularsi proprio nell’ipofisi, che di gran lunga è la ghiandola più importante e centrale nel cervello, la più protetta. Il fluoro è l’unica sostanza in grado di attaccare il centro più importante del cervello. I filtri per l’acqua che si acquistano nei supermercati non tolgono il fluoro dall’acqua. Solo la distillazione e il processo di osmosi inversa è in grado di farlo. Il modo più economico per evitare il fluoruro è quindi quello di acquistare un distillatore d’acqua. Il fluoruro di sodio è presente nel nostro approvvigionamento di acqua e cibo, ed è  letteralmente in grado di insipidire le masse. Il fluoruro è stato introdotto in acqua dai nazisti e dai russi nei loro campi di concentramento per rendere la popolazione del campo docile ed obbediente.

DISINTOSSICAZIONE DELLA GHIANDOLA PINEALE

Il mercurio è un veleno per la ghiandola pineale. Pensiamo alle otturazioni dentali al mercurio, e ancor di più ai vaccini contaminati da mercurio come il Thimersal o Thimesoral, un conservante per vaccini, molto difficile da espellere dal cervello una volta che vi circola dentro. [Vedi DANNI DA AMALGAMA DENTALE TRE EVIDENZE SUL MERCURIO] Sarebbe bene evitare di mangiare pesce, e pesci da fondo come i gamberetti, il tonno e il delfino, che sono particolarmente contaminati dal mercurio. Più grande è il pesce più alta è la concentrazione di mercurio nel suo tessuto corporeo. [Vedi Pesci al piombo e al mercurio nel Mediterraneo] Il mercurio può essere rimosso dal corpo con l’uso quotidiano di clorella, erba di grano e spirulina. [Vedi Clorella – Il cibo perfetto e 10 ragioni per assumere la spirulina tutti i giorni] Il cilantro o coriandolo, o prezzemolo thailandese, è un’erba che presa ogni giorno può contribuire a rimuovere il mercurio dal tessuto cerebrale. [Vedi Coriandolo: ottimo per depurare da metalli e tossine] Pesticidi e carni in genere sono nemici della pineale. Evitate prodotti dove ci siano tossine tipo i dolcificanti artificiali (aspartame K), zucchero raffinato, melanina, conservanti dalle sigle che iniziano con E1, deodoranti che spesso contengono alluminio ed altri metalli pesanti, prodotti chimici per la pulizia, colluttori dentali e dentifrici come qualunque altra cosa impregnata di fluoro.

RIATTIVAZIONE DELLA PINEALE NELLE ORE NOTTURNE

La ghiandola pineale si attiva e si decalcifica di notte, con l’oscurità e con il sonno. Pertanto, per riattivare tale organo atrofizzato, la cosa migliore da farsi è dormire e meditare, sviluppare le proprie percezioni, risvegliare le proprie capacità esplorative nei riguardi delle dimensioni sottili. Avere un terzo occhio aperto non vuol dire semplicemente coscienza e consapevolezza del mondo in cui viviamo. Una pineale attiva, corrisponde anche ad uno stato di salute maggiore e ad una miglior sinergia con il proprio corpo e con l’ambiente circostante.

TERZO OCCHIO COLLEGATO COL MACROCOSMO E CON LA SILVER CORD

Il concentrarsi sulla propria crescita personale, sulla evoluzione del sé interiore, corrisponde al riattivare il terzo occhio, l’organo collegato direttamente con il macrocosmo e con Dio. La pineale è conosciuta anche come occhio divino, ed è quella parte del corpo che viene risvegliata negli stati meditativi. La pigna magica è stata sempre un elemento importante nelle varie culture. Lo scettro di Osiris è costituito da una ghiandola pineale e da due serpenti incrociati. Shiva, Dio della Distruzione, viene rappresentata con il cranio a protuberanza, e due serpenti attorno.

TOP SECRET, OVVERO CIÒ CHE NON VOGLIONO FARCI SAPERE

In ogni essere umano la ghiandola pineale può essere attivata a frequenze del mondo spirituale e vi permette di avere il senso della conoscenza del tutto, dell’euforia divina e dell’unità intorno a voi. Essa permette ad una persona di viaggiare in altre dimensioni conosciute come viaggio astrale o proiezione astrale o visione remota. Con la pratica avanzata e i metodi antichi è anche possibile controllare i pensieri e le azioni di persone nel mondo fisico. La pineale è anche presente nei Musei Vaticani (vedi il Cortile della Pigna) e nella ferula del papa. Le società antiche come gli Egizi e i Romani ne conoscevano i benefici e l’hanno esemplificato nelle loro vaste simbologie contenenti il simbolo di un occhio. [Vedi Il simbolismo della Ghiandola Pineale]

LE ORE MAGICHE DELLA NOTTE SONO TRA L’UNA E LE QUATTRO DEL MATTINO

Un riferimento alla ghiandola pineale è anche sul retro della banconota da un dollaro negli Stati Uniti con quello che viene chiamato “Occhio che tutto vede”, che si riallaccia alla capacità di un individuo o di un gruppo di utilizzare questa ghiandola per andare verso il lato spirituale, e controllare i pensieri e le azioni di persone nel mondo fisico sapendo cosa stanno pensando in ogni momento nel nostro mondo fisico. Varie ricerche condotte fino ad oggi confermano che ci sono alcuni periodi nella notte, tra l’una e le quattro del mattino in cui vengono rilasciate sostanze chimiche nel cervello che provocano sentimenti di connessione alla propria fonte superiore.

Valdo Vaccaro

DA dionidream.com

Guarigione Spontanea – La Scienza conferma il Tantra

Il corpo umano possiede delle capacità di autoguarigione che si manifestano anche in condizioni patologiche gravose. Definito scientificamente come guarigione spontanea, detto fenomeno sembra avere quale substrato anatomo – fisiologico l’asse ipotalamo-ipofisario- sistema immunitario. Esso sembra essere il responsabile, in date circostanze, della produzione di ormoni e molecole favorenti l’autoguarigione. La PNEI è la scienza a cui dobbiamo tali evidenze.

Le circostanti favorenti la messa in circolo di molecole quali citochine, serotonina, dopamina, sono attivate mediante il sistema limbico e rafforzati da uno status mentale creativo, da un’ alta autostima, dalla preghiera nonché dall’eliminazione di eccessi alimentari, abuso di sostanze nocive per l’organismo, etc,etc.

Il cervello è capace di creare tutte le condizioni necessarie nel rilevare, affrontare e risolvere i disturbi corporei? anche i più gravi? Sembra proprio di sì e sembra che questo fenomeno possa essere attivato mediante meccanismi immunitari ed adeguate secrezioni. L’occidente, con il proprio modus pensanti, attribuisce certe guarigioni straordinarie e inspiegabili per la scienza, a fattori miracolistici. Definito come guarigione spontanea, in realtà è un fenomeno che inizia ad avere delle risposte da parte della PNEI e che sostanzialmente, sembra attivare alcune sostanze chimiche, i neurotrasmettitori.

PNEI è l’acronimo di psiconeuroendocrinoimmunologia, disciplina che studia le interrelazioni tra psiche, sistema immunitario, endocrino e nervoso, nonché come questi si influenzino vicendevolmente. Grazie alla PNEI, alla sua scientificità, sono cadute molte teorie tendenti alla frammentazione del essere umano, teorie che hanno trovato spazio, considerazione e protezione da parte della medicina convenzionale. La liberazione dei neurotrasmettitori avviene continuamente ed è influenzata da innumerevoli fattori: il nostro stato mentale in primis, la tendenza ad essere positivi anche nelle condizioni critiche, lo stile di vita ed il vissuto emotivo. Cosicché ad esempio, essere diffidenti sulle proprie capacità, possedere uno scarso grado di autostima e di risorse interiori, provoca allo stesso modo dell’ uso indiscriminato di farmaci e/o abuso di sostanze nocive un indebolimento del fenomeno dell’autoguarigione. Da segnalare uno studio effettuato presso L’Harvard Medical School di Boston, pubblicato nel 2002, secondo cui la preghiera ed in particolare la recitazione del rosario ed anche di un mantra ripetuto, avrebbe la capacità di regolarizzare la pressione arteriosa ed il battito cardiaco. In effetti, è dimostrato che queste pratiche tendono ad abbassare il tono del sistema simpatico a favore di una attivazione di quello parasimpatico, predisponendo al rilascio di ormoni quali serotonina, (l’ormone del benessere) dopamina, endorfine, citochine. Le sostanze neurotrasmettoriali come lecitochine, la serotonina attivano le indispensabili difese immunitarie dell’organismo. Accanto alle preghiere o ai mantra, la produzione di dette molecole è incrementata dalla capacità reattiva che il nostro corpo è in grado di porre in atto nonché dalla creatività, l’amore, lo sport, il sesso e la pratica di un’arte. Processo che verrebbe da dire origina dall’organo più nobile e sconosciuto del corpo umano, il cervello, ed è da esso quindi che deriva la nostra capacità di non ammalarsi. Mi viene da pensare come sia errato il life style assunto da noi occidentali e l’errata direzione alla quale viene spinta la nostra vita, lontana dall’interiorità, dall’ascolto dei bisogni primari in favore di una esistenza che dire superficiale è un eufemismo. Viene allora naturale considerare il sintomo fisico come un cialtrone da debellare ed il corpo che lo manifesta come uno sciocco strumento meccanico da riparare al più presto, veicolo di disservizio e di rallentamento dei ritmi quotidiani. Quanta cecità! Basti pensare che in presenza di sintomi come la febbre o un banale raffreddore, questi sono stroncati immediatamente, assumendo il primo farmaco a portata di mano ed in più attraverso l’ automedicazione.

Il substrato anatomo – fisiologico dell’autoguarigione

Il potenziale di auto guarigione, sembra si verifichi specificatamente attraverso la mediazione  dell’asse ipotalamo-ipofisi – sistema immunitario. Georg Groddeck, medico e psicoanalista, padre della moderna psicosomatica, all’inizio del ‘900 descrisse le capacità del corpo umano di ripararsi da sé in seguito a malattia. Groddeck riteneva che i nodi da sciogliere per sconfiggere la malattia si trovassero nella parte razionale del cervello, la quale doveva essere ridimensionata per permettere all’energia vitale (ES)di emergere e guarirci. Nel suo bellissimo libro, NASAMECU, acronimo ippocratico di natura sanat medico curat, Groddeck fornisce tutte le indicazioni tendenti a tale scopo. L’autore dunque rileva che l’autoguarigione sia possibile attraverso il  ridimensionamento dell’IO a favore dell’ES, ovvero dell’energia vitale che è presente dentro ognuno di noi e che fa funzionare insieme tutte le cellule, ricostruisce il corpo rinnovandolo continuamente, ci difende dagli attacchi e ci cura. Questo principio, in netto anticipo sui tempi, è una prima forma di lettura “scientifica” la quale propone anche una visione unitaria o come diremmo oggi,  olistica dell’uomo. L’Es, definibile anche come forza totipotente, viene ostacolata dunque dall’IO.  L’IO è figlio di una cultura dominante di superficie, di un’educazione cieca di fronte alle diversità e che ci vuole omologati ed in tendenza con il sistema. L’ IO è rafforzato dai luoghi comuni, dalla routine quotidiana e da tutte quelle condizioni che ci spingono verso direzioni innaturali, le quali porteranno, prima o poi verso la malattia. Ogni malattia rappresenta non solo una lacerazione della propria trama di vita, ma rappresenta un forte appello della nostra intelligenza interiore che altro non chiede di ripristinare l’omeostasi e dunque la salute. Spesso il disagio è già in sé la soluzione: basterebbe riportare in primo piano i segnali che il corpo invia, ascoltare le sue sensazioni ed esserne maggiormente consapevoli. Tanti segnali vengono ignorati o addirittura soppressi ma, questi sono segnali di denuncia di una disarmonia che va ben oltre il corpo stesso. La PNEI dimostra scientificamente, ciò che Groddeck teorizzava. La psiche con i suoi processi, il pensiero, la coscienza, le emozioni sono elementi compresenti in ogni processo nervoso, endocrino ed immunitario. Tutto dunque nasce dalla mente, in particolare dall’ area limbica, sede delle emozioni e dei comportamenti istintuali. All’interno dell’area limbica giungono continuamente afferenze da tutti gli organi. David Servan – Schereiber dell’ Università di Pittsburgh, Pennsylvania, afferma che il “ il cervello emotivo” possiede due meccanismi naturali di autoriparazione. Si tratta di capacità innate di ritrovare l’equilibrio ed il benessere…paragonabile alla cicatrizzazione di una ferita. Inoltre l’area limbica è la centralina di funzioni vitali come la respirazione, il battito cardiaco, la libido, il sonno, la pressione arteriosa, la secrezione ormonale e la risposta immunitaria.

1. Cosa ostacola il processo di autoguarigione?
2. Cosa invece lo favorisce?
3. Alla base dell’effetto placebo, vi è questa risposta?

Sicuramente alla prima domanda si poterebbe rispondere che primo fra tutti, l’ ostacolo primario per il nostro guaritore interno è il cervello razionale. L’IO, ovverosia le convinzioni, gli schemi mentali e la cerebralità, il ruminìo mentale, il modo di pensare, i falsi obiettivi e/o progetti che ci imponiamo, le credenze e il modo di agire nella realtà ci orientano verso un’operatività rigida, legata a contingenze quotidiane. Ciò promuove un disallineamento tra i due cervelli, generando uno stato di caos e disarmonia del biochimismo corporeo. Un IO che è incapace di accogliere le sensazioni ed i bisogni reali. Il prevalere del cervello razionale sul limbico crea le condizioni per l’instaurarsi di un assetto neurochimico tipico dell’ansia o degli attacchi di panico.
Quante depressioni, attacchi di panico o stati ansiogeni potrebbero trovare soluzione se soltanto ci si orientasse all’ascolto dei propri bisogni. Queste comuni manifestazioni psicosomatiche, sono supportate da un’iperattività del sistema nervoso autonomo, in particolare dalla sezione simpatico. Non solo ansia e attacchi di panico! Stress, forte autocontrollo, producono le stesse molecole le quali indeboliscono il nostro sistema salute. Cortisolo, (l’ormone dello stress)adrenalina, radicali liberi sono le molecole responsabili, quando prodotte in eccesso e per molto tempo, dell’ indebolimento del sistema immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale. Esse provocano tra l’altro, una riduzione dei globuli bianchi ed anche l’innalzamento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, predisponendo l’uomo ad un aumentato rischio di incappare in frequenti malattie (virali, batteriche)e di innalzare i fattori di rischio di ictus o infarto del miocardio. E’ possibile allontanarsi da questi pericoli, attraverso la “riprogrammazione” della propria attività mentale: essere in sintonia con i propri bisogni e quindi con se stessi, essere liberi di esprimere emozioni, ridere, meditare, vivere una sessualità appagante, coltivare interessi e passioni, essere creativi, dedicarsi allo sport preferito favoriscono la salute, promuovono la crescita dell’autostima del buonumore, dell’empatia. Tre condizioni che il nostro cervello plastico adora e che gli fanno produrre le sostanze della felicità e della salute: endorfine, serotonina, dopamina, citochine, linfochine. La seconda domanda può trovare risposta dalla teoria esposta dal ricercatore Enzo Soresi. Il ricercatore, autore de il “cervello anarchico” (UTET) propone la tesi dello “shock carismatico”. Con detta tesi, Soresi teorizza sulle remissioni spontanee che alcuni individui hanno comportato durante patologie serissime e conclamate. Definiamo cosa è lo shock carismatico; esso è secondo l’autore “un cambiamento profondo dello stato mentale della persona quando incontra un soggetto molto carismatico”. All’interno del libro viene segnalato un caso di un contadino afflitto da melanoma che guarisce dopo un incontro con Madre Teresa di Calcutta. E’ indubbio che l’uomo abbia questa risorsa e la stessa trova testimonianza in questa come in tante altre guarigioni inspiegabili. Lo stesso effetto placebo, è ipotizzabile che esso sia riconducibile ad una modificazione biochimica del cervello, generata dalla fiducia riposta nel farmaco da parte del paziente. Evidenze chiare circa l’effetto placebo non ve ne sono, però in letteratura scientifica l’esempio maggiormente significativo è dato dal confronto tra l’attività antidolorifica prodotto dalla morfina con quella prodotta dall’acqua, somministrata in pazienti ignori dello scambio. I dati ci dicono che la scomparsa del dolore nel campione placebo è del 60%. Mentre la medicina ufficiale etichetta l’effetto placebo come un processo di autosuggestione, l’auspicio è quello di poter approfondire, conoscere in fondo questo promettente ambito di ricerca e svelare gli intimi e meravigliosi segreti dell’autoguarigione.

Fonte www.neuroscienze.net

Aforismi Tantra e Gong

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AFORISMI TANTRICI E BAGNO DI GONG

25 settembre 2015 ore 21 venerdi – Busto Arsizio – (Milano) 

L'ESSENZA DEI TANTRA

Comodamente distesi a terra su materassino, accompagnati dal suono mistico dei Gong e dei suoni di guarigione , andremo ad ascoltare da 4 voci narranti , due donne e due uomini, alcuni dei piu' antichi aforismi che caratterizzano la Via del Tantra facendoci permeare in questa forma inusuale di meditazione veicolata dalla saggezza profonda di questi originari scritti.

I Tantra sono una serie di testi sacri di origine centro asiatica (India, Kashmir, Bengala, Orissa ecc.) al pari dei Purana o dei Veda, ma che si manifestano al modo di testi esoterici rivelati e spesso sono scritti come se fossero le divinita' Shiva e Shakty (e le loro emanazioni) in persona a parlare e fanno parte dei testi Agama. L’origine dei Tantra e’ pre-Vedica cioe’ molto piu’ antica dei testi su cui si fonda l’Induismo e i Veda sono profondamente influenzati dai Tantra. I Tantra sono stati trascritti molto tempo dopo la loro nascita, in quanto precedentemente la tradizione veniva tramandata per via orale di maestro in maestro e si pensa arrivino da parecchie migliaia di anni prima di Cristo. Il Dalai Lama li colloca molto prima della nascita del Buddha Sakyamuni.
I testi Tantrici hanno piu' di una lettura e puo' essere vissuta a diversi livelli di intuizione.  Secondo la tradizione Tantrica un testo puo' confondere o illuminare. Il termine Tantra, legato agli antichi testi, e’ stato poi traslato per indicare la Via Esperienziale Spirituale e operativa che segue questi antichi insegnamenti.

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IL GONG

Il Gong è uno strumento antico,che gli sciamani usavano già 4000 anni fa per il suo potere straordinario di trasformazione vibrazionale evolutiva. La leggenda dice che Buddha tornerà attraverso il suono dei Gong, che a volte, sembra il canto di una grande OM. Il “canto” del Gong richiama quindi il suono di una grande OM, il suono primordiale della creazione.

Il sacro Gong è lo spirito che canta, e scioglie le catene della personalità. La caratteristica del suo suono, ricco di armonici, e il suo potere vibrante ha un effetto rigenerante, riequilibrante e trasmutativo; le vibrazioni che emana agiscono sul corpo fisico, in ogni sua cellula, ma anche sui nostri “corpi” più sottili: emotivo, mentale e spirituale.

EFFETTI BENEFICI DEL GONG

Rapido raggiungimento di uno stato di profondo rilassamento meditativo, con la possibilità che la mente razionale ceda il controllo alla parte spirituale
I suoni conducono dolcemente In uno stato di profondo rilassamento, a metà tra il sonno e la veglia…come quando ci si sta per addormentare, e il nostro inconscio inizia a produrre sogni, e ancora siamo vigili e pensanti.
Possono emergere vissuti consci e inconsci, con la possibilità di liberarsi così dalle tensioni, dalle contrazioni e dai blocchi interiori.
Ogni singola cellula del corpo viene massaggiata dolcemente e stimolata a riarmonizzarsi. Le forze di autoguarigione vengono rinforzate e ciò produce una nuova gioia di vivere.

PROGRAMMA

20.45 iscrizioni

21 inizio pratica e spiegazione olistica del significato aforismi e bagno di gong

21.15 Attivazione energetica iniziale con i bagni di gong

per predisporre il corpo a ricevere la pratica.

21.30 Inizio evento Aforismi Tantrici

22.45 Condivisione libera emozionale sulla pratica

23 circa fine pratica

Il centro olistico  che ci ospitera' e' posto a pochi km da Milano e' facile da raggiungere , con posteggio auto  ed e' raggiungibile anche con le ferrovie Nord da Milano Cadorna distando dalla stazione poche centinaia di metri. Se qualcuno ha bisogno di un passaggio auto possiamo organizzarlo.

Verra’ data priorita’ all’ordine di effettiva iscrizione all'evento  ricordando che le pre-iscrizioni sono gia’ molte e i posti limitati. 

ISCRIZIONI APERTE A TUTTI 

per informazioni o iscrizioni  scrivere a :

tantra@tantralove.biz

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bagno di Gong 1

Tantrasutra

La negazione del piacere sessuale femminile

La negazione del piacere sessuale femminile ha radici molto antiche ed è a mio parere ancora profondamente radicato nella società e in molte donne consapevoli o meno di questo fardello.

Bellissimo il film Hysteria che descrive come nell’ingilterra preVittoriana il massaggio vulvare e clitorideo fosse praticato come terapia medica rilassante e pacificante contro la sindrome isterica nella quale veniva inclusa un’infinità di sintomi fisici e psichici delle donne.

Il piacere sessuale non era assolutamente considerato come possibile, lo si negava a priori e quindi le pazienti dopo il loro orgasmo valutato come parossismo terapeutico si sentivano sollevate e decisamente più serene e questo era quanto bastava per promuovere la cura…sicuramente gradita dalle pazienti.

Divertente pensare che in quel periodo collocato alla fine dell’800 le donne con malesseri di vario genere venissero trattate con degli orgasmi regolari eseguiti professionalmente con molta serietà e impegno da parte di alcuni medici specializzati nel settore che si arricchivano in questo modo.

Impensabile poi concepire che prima del ferro da stiro o del tostapane il vibratore come strumento di benessere e di salute fosse entrato nelle case degli inglesi come uno dei primi elettrodomestici, quando oggi forse ancora solo 1 donna su 2 ne fa uso e ne possiede in casa almeno uno.

Sono moltissime le donne che ancora oggi non andrebbero mai a comprarsene uno per vergogna anche se il commercio via internet è un modo discreto per acquistarli. Esistono ancora moltissimi tabù riguardo a questi oggetti, oggi definiti sexy toys, anche nelle più giovani. Consigliare come medico di acquistarli e di provare a usarli per conoscere meglio il proprio piacere è quasi amorale e non affatto facile anche se riconosco che sarebbe uno strumento terapeutico molto utile per mollare le tensioni che si accumulano volenti o nolenti nella vita di tutti giorni.

Sono invece davvero moltissime le donne di varia età che mi dicono che il sesso a loro non interessa affatto e che ne farebbero a meno indipendentemente dalla presenza di un uomo al loro fianco magari anche amato e di bella presenza fisica.

Il desiderio femminile delle coccole e dell’affettuosità che si esprime attraverso le carezze ma anche attraverso la sola vicinanza fisica, oppure anche attraverso le parola resta per molte donne non un concetto di preliminare o di contorno gradito all’amore ma l’unica espressione di amore che riescono a vivere

Secondo la ginecologa agopuntrice autrice del libro “Femme désireé, femme désirante”, Danièle Flamenbaum, si tratta di un problema che origina nell’infanzia e da una sorta di mancata strutturazione di una sessualità adulta che resta come dire bambina. Secondo l’autrice del libro anche nelle donne giovani che hanno avuto una libertà sessuale da ragazze data dai tempi moderni, la vita di coppia prolungata,  la nascita di un figlio e qualche volta anche  la menopausa o altri eventi esterni o interni sono responsabili di quello che lei definisce una regressione infantile della sessualità e una sorta di ritorno al retaggio dei tabù sessuali delle proprie nonne e bisnonne.

Molte delle mie pazienti dichiarano di vedere il marito o compagno come un fratello o come un padre e  quindi si sentono gradualmente sempre più imbarazzate come se l’atto sessuale vero e proprio diventasse una specie di  incesto. Per  prime si giudicano e hanno paura di essere giudicate male. Ecco che le coccole sono ammesse ma solo quelle e se le coccole significano che poi si deve fare sesso allora anche quelle vengono castrate per evitare che  la coccola possa sembrare un esplicito invito sessuale.

Molte di queste donne affermano che all’inizio non era così oppure che non sono state sempre così, alcune dichiarano la perdita dell’interesse a causa del cambiamento fisico del proprio marito che nel corso degli anni è ingrassato o cambiato caratterialmente, altre dichiarano che la menopausa è la vera causa della perdita di interesse sessuale nei confronti del sesso maschile in senso assoluto. Altre dichiarano che il loro vero desiderio ed espressione sessuale  sono stati presenti solo in assenza di un consolidato legame di coppia. Queste sono le motivazioni più frequenti che ascolto da numerosissime donne che sentono il rapporto sessuale nei confronti del loro compagno come un dovere al quale rinunzierebbero volentieri.

Incredibile se ci pensate; la negazione del piacere sessuale femminile, da sempre imposta dal mondo alle donne, oggi è come se fosse voluta da loro stesse, anche se in modo per lo più inconsapevole, in un processo volto a perpetuare la loro stessa castrazione, senza neanche accorgersi di perdere così facendo uno fra i più importanti valori dell’evoluzione umana: il rispetto e la considerazione dell’irrinunciabile quanto libera espressione sessuale femminile.

 Catherine Bellwald

L’essenza liberatoria esoterica dei 10 comandamenti

PRIMO

Avverto tutti i lettori: nel testo autentico dei dieci comandamenti non c’è niente di quel che solitamente si crede, e scoprirli porta a cambiare idea (e se tutto va bene, anche a cambiare rapidamente vita). A cominciare dal PRIMO COMANDAMENTO, che di solito viene tradotto «Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me».

Ovverosia: «io comando, io escludo, tu obbedisci e basta e non guardarti attorno, sii sordo a ogni altra cultura e religione!» Ed è quello che tante grandi religioni pretendono dai loro fedeli. In realtà, il testo originale (Esodo 20,1) è: «Io sono YHWH ’Elohyim che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla casa degli schiavi. Non avrai altro Dio davanti a me». E significa: «Io sono l’Energia di ciò che è reale (YHWH) e l’Energia del futuro (’Elohiym): questa energia ti libera SEMPRE dalle dipendenze che tanti nel mondo ti vogliono imporre. Se riesci ad accorgertene, non darai più ascolto a religioni che ti asserviscono». Insomma, è proprio il contrario di quello che gli esperti ci hanno insegnato. Importantissimo è il doppio nome di questo Dio che parla ai singoli individui (infatti dice: «tu»). Non è un «Signore», un dominatore che desidera sudditi. È semplicemente l’energia – potentissima! – di tutto ciò che c’è davvero, di tutto ciò che non è illusione, truffa, abbaglio, superstizione, credenze, ignoranze. Ed è l’energia di ciò che ciascuno può diventare, se non rimane attaccato al passato. Non può non odiare le schiavitù. Peccato che invece le religioni siano, spesso, soltanto quello che dice il loro nome: modi di religare, di tenere legati a tanti doveri (giusti o sbagliati) che fanno comodo a qualcun altro, invece di aiutarti a scoprire chi sei e chi puoi essere tu.

SECONDO

Il SECONDO COMANDAMENTO è, per noi, straniero. Viene insegnato come «Non nominare il nome di Dio invano», ma nel testo è anche: «Non ti farai immagine di ciò che è in cielo, né di ciò che c’è in terra» (Esodo 20,4).

Qualunque occidentale si chiederebbe giustamente: ma allora la pittura, la scultura? Sono vietate? E tutte le volte che si nomina Dio fuori da un rituale, si va contro il comandamento? Si direbbe un tabù arcaico, superato, e ciò dà l’idea che anche nella Bibbia ci sia molto di arcaico, di superato, e che dunque non valga la pena di prenderla sul serio. In realtà, nel secondo comandamento c’è un’indicazione utilissima e della quale abbiamo anche già parlato. Vuol dire: «è meglio che impari a non farti un’idea precisa di nessuna cosa: a non bloccarti su uno schema, su una convinzione, pensando che sia tutto lì e non ci sia altro da scoprire. Sia in cielo sia in terra scopri continuamente elementi nuovi, in ogni cosa, se riesci a guardare le cose e non le immagini che te ne sei fatto». Così, per esempio, si sa che il pittore mediocre è quello che dipinge ciò che sa già di qualcosa, invece di dipingere ciò che sta vedendo in quel qualcosa. Vale per ogni oggetto, per ogni persona, e anche per Dio: anche ciò che chiami «Dio», se pensi di sapere cos’è (o se dai retta a chi sostiene di sapere cos’è) diventa per te un «invano», un’occasione perduta, una fissazione e, spesso, un fanatismo. Ma ovviamente una religione non può spiegare così il secondo comandamento, perché darebbe torto a se stessa. Che ne pensate?

TERZO

Il TERZO COMANDAMENTO, di solito, sembra il più innocuo: «Ricordati del giorno di sabato, per santificarlo».

Viene spiegato che per i cristiani lo shabat è la domenica, e che di domenica bisogna evitare lo stress ed è bene dare a Dio quel che è di Dio (cioè un rituale festivo) mentre negli altri sei giorni bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. In realtà il testo dice: «Ricordati che c’è il giorno di sabato, e che è Qadosh». Qadosh non vuol dire «santo», ma «sommo». È il punto più in alto di tutti. Ed è come dire: quale che sia il tuo lavoro, ricordati che in te c’è qualcosa che è molto più in alto. Può essere un lavoro servile, con capi e obblighi che non ti piacciono; oppure un lavoro creativo, invidiabilissimo, in continuo progresso esistenziale. Ma in ogni caso tu sei più in alto: ricordatene, e guarda i tuoi giorni da quel punto di vista Qadosh, che tante persone dimenticano di essere.In più, nel racconto della Creazione, il settimo giorno è il momento in cui Noè si accorge del cosiddetto Diluvio e comincia a scoprire un mondo nuovo. E in questo senso, il terzo comandamento significa: «Impara che il mondo che conosci non è tutto; è solo il limite a cui ci si ferma di solito. È bene che quel mondo sia superato spesso; ricordatene! E qualunque orizzonte tu scopra più in là, andrà superato presto anche quello: perché tu cresci continuamente, e l’universo cresce insieme a te».

QUARTO

Il QUARTO COMANDAMENTO viene insegnato solitamente in forma abbreviata: «Onora il padre e la madre».

E nel corso dei millenni è servito a far sentire in colpa miliardi di adolescenti, per i sentimenti complicati che provavano verso i genitori. E se papà e mamma sono due mafiosi e tu no? Se si sono arricchiti sfruttando la miseria altrui? Li si deve «onorare» lo stesso? Perché, precisamente? Perché secondo alcune religioni la famiglia è più importante dell’individuo? Sicuramente non è così per la religione da cui viene questo comandamento. Se sfogliate la Genesi, l’Esodo e anche i Vangeli, trovate alcune critiche potentissime all’istituzione della famiglia: dai quarant’anni nel deserto (che servirono a eliminare i genitori) fino a frasi di Gesù come «Se uno viene da me e non odia suo padre e sua madre… non può essere mio discepolo» (Luca 14,26). E infatti il quarto comandamento, nella sua forma autentica, ha un senso diverso da quello a cui siamo abituati; è «Dà peso a tuo padre e tua madre, perché siano lunghi i TUOI giorni sulla terra». Cioè: «Comprendi bene chi sono i tuoi genitori, considera attentamente l’influsso che hanno avuto su di te, altrimenti i tuoi giorni non saranno mai veramente tuoi». Il che vale sia per i genitori, sia più in generale per il passato. Solo se si comincia a capirlo – invece di «onorarlo» e basta – si diventa padroni del proprio presente.

QUINTO

Di solito è tradotto: «Non uccidere» e, a prima vista, è abbastanza tranquillizzante.

Il lettore può infatti pensare: «Be’, io non ho ammazzato nessuno e non ne ho intenzione. Almeno in questo, Dio non ha motivo di criticarmi». Ma proviamo a guardarlo meglio. Nel testo ebraico è scritto: «Non ammazzerai» e non precisa chi. Non è «non ammazzerai uomini». È «non ammazzerai» e basta: nemmeno animali, insetti, pesci, piante, uova. E se considerate che, ai tempi di Mosè, pressoché tutti i destinatari dei comandamenti erano pastori, agricoltori o soldati, vi accorgete che nell’interpretazione tradizionale di questo comandamento c’è qualcosa che non va – a meno di non pensare che fosse scritto apposta per far sentire in colpa chiunque.In realtà, la chiave è nel verbo usato qui. In ebraico è RaZaKH, che oggi vuol dire «assassinare». Ma in ebraico antico (che è una lingua molto speciale, geroglifica) RaZaKH voleva dire all’incirca: «deviare-verso-l’aridità». Cioè lasciarsi attirare da cose come sconforto, angoscia, servitù, conformismo, inerzia e altre desertificazioni, che certamente «ammazzano» i talenti, gli impulsi autentici, i migliori desideri degli individui. In pratica, il Quinto Comandamento era l’invito a non ammazzarsi. Ma torna utilissimo anche ai nostri giorni: non ne conoscete anche voi, di persone che invece di vivere si inaridiscono? E magari non se ne accorgono nemmeno – anche perché nessuna religione attuale comanda loro di non farlo.

SESTO

Intanto, già che ci siamo, proseguo con il mio piccolo discorso sui comandamenti, sperando di non irritare troppo qualcuno. Il SESTO COMANDAMENTO è quello che qualche tempo fa veniva tradotto «Non commettere atti impuri», e suonava perciò molto intimo;

oggi lo si traduce (sia tra cristiani sia tra ebrei) «Non commettere adulterio», e viene quasi a coincidere con il decimo, che tradizionalmente vieta di desidere coniugi altrui. In entrambi i casi, questo comandamento risulta essere un divieto di provare sentimenti (anche la curiosità verso certi «atti» sessuali è un sentimento) e contribuisce perciò ad aggravare nella gente il senso di colpa. In ciò è lontanissimo dal testo ebraico antico, che è: Lo TiNe’aF, cioè «Non ti prostituirai» o, più letteralmente, «non userai la sessualità come un oggetto», come uno strumento per raggiungere qualche obiettivo. Insomma: quando fai l’amore, fa’ l’amore; accorgiti che il sesso è importante di per sé. Ma in questa forma, il comandamento sarebbe entrato in conflitto con tutta una serie di tecniche di dominio di se stessi, e di dominio della donna – alla quale varie religioni amano insegnare che, se fa l’amore, deve essere soltanto in nome della procreazione. Che tremenda quantità di amarezza è derivata da questa idea! Eppure il testo era tanto chiaro: un’esortazione a non prostituirti mai, in nessun modo, a cominciare dal modo in cui onori il tuo vigore sessuale.

SETTIMO

Chi si innervosisce quando sente parla di Bibbia ha buon gioco con il SETTIMO COMANDAMENTO, solitamente tradotto «Non rubare». Infatti è facile obiettare: «Certo che non bisogna rubare! Ma c’era bisogno che lo dicesse un Dio?»

Ed è vero: non c’era nessun bisogno; il furto era un tabù già prima di Mosè, e tutti sapevano perfettamente come si fa a non rubare. Tuttavia, nell’antica lingua in cui è scritto, quel comandamento mette in guardia anche da un altro delitto, a cui pochissimi prestano attenzione, e che nelle traduzioni non compare mai. Il termine usato per «rubare» è, qui, GaNaB. A quei tempi, chi sapeva leggere era abituato a far caso non soltanto alle parole, ma anche alle lettere che le compongono: GaN in ebraico antico era «recinto», «luogo chiuso»; e la lettera B simboleggiava la capacità di creare. Racchiusa nella formula «Non ruberai» vi era dunque anche l’esortazione a non porre ostacoli al talento – né al tuo, né a quello di altri, per esempio dei figli, dei filosofi, degli scienziati o di chiunque senta che quel che si conosce già è un GaN troppo stretto. In tal modo, il settimo comandamento sembra proprio fatto apposta per innervosire i religiosi più tradizionalisti – che di solito replicano: «Non me ne importa! A me hanno insegnato i comandamenti in un un altro modo, e non voglio sapere altro!» Buon per loro. Intanto, come augurio di capodanno, vorrei usare proprio queste parole: Lo’ Ti-GhNaB (si scrive così), «non mettere limiti alle novità che senti nascere in te!».

OTTAVO

Suona strano l’OTTAVO COMANDAMENTO in ebraico: «Non farai falsa testimonianza contro chi è tuo compagno».

È troppo libero, troppo anarchico agli occhi dell’Occidente. Esorta infatti a non usare la menzogna per danneggiare un amico. Dunque, non vieta di usare la menzogna contro un nemico, e nemmeno di mentire per aiutare un amico (se no, avrebbe detto soltanto «non testimoniare il falso»). In tal modo, dà l’idea che nei luoghi in cui si deve prestare testimonianza – i tribunali – la sincerità non sia indispensabile. Dice, in pratica: «Non fatevi illusioni: non è lì, che va cercata la verità. È altrove!».

Dove? Voi che ne pensate?

Secondo me, è dappertutto. Provate a trovare qualcosa di non vero, guardandovi intorno: le strade, gli alberi, il cielo?.. E qui l’ottavo comandamento esce dalle aule dei tribunali e riguarda chiunque, in qualsiasi occasione. Non-verità può essere soltanto ciò che noi diciamo o pensiamo del mondo – magari con le migliori intenzioni (quante volte ci è già capitato di accorgerci che qualche nostra convinzione che credevamo verissima era solo uno sbaglio?) In questa prospettiva, l’ottavo comandamento diventa: «Tu non hai la verità in tasca. Perciò è normale che tu menta. Impara a cercare la verità giorno dopo giorno. E ogni volta che scopri qualche cosa di falso in te, lasciala perdere: non impuntarti, come fanno le persone in tribunale. Se no, quella tua falsità andrà sicuramente a danno di qualcuno a cui vuoi bene».

NONO

Il PENULTIMO COMANDAMENTO è intensissimo. «Non desiderare la donna di un tuo compagno» (Deuteronomio 5,18): tradotto così, sembrerebbe un’esortazione a non provocare guai di gelosia tra la tua gente. Ma nel testo ebraico c’è molto altro: tanto che converrà suddividere l’argomento in due o tre puntate.

«NON DESIDERARE…» Innanzitutto, il verbo usato nel penultimo comandamento non è l’equivalente del nostro «desiderare». «Desiderare», in italiano, è un atto bellissimo, viene dalla parola sidera, «stelle», e significa letteralmente: accorgersi che nel tuo cuore c’è qualcosa di più di quel che, per ora, le stelle stanno concedendo all’umanità. Questo accorgersi non è mai volontario: è un impulso come la fame o il sonno o la creatività; reprimerlo (cioè sforzarsi di non accorgersi) non può che essere dannoso; e in tal senso, «non desiderare la donna di un tuo compagno» suona davvero come un comando frustrante. È come dire: «fa’ violenza a te stesso, non fidarti del tuo cuore, dominalo!» Torna utile a quelle religioni che si alleano volentieri a qualche potere politico oppressivo, e perciò temono i cuori della gente.

Il verbo ebraico invece è KhaMaD. Viene da KhaM: «passione», «slancio», «fervore». Così, nel testo antico il comandamento diventa il contrario di una frustrazione; intende infatti: «In te c’èKhaM. È bene che tu usi questo KhaM, nell’amore, nella passione e in ogni altro ambito adeguato. Abbi il coraggio di usarlo pienamente! In amore, evita le situazioni in cui occorrano menzogne, furbizie, cautele, limitazioni… Sta’ alla larga dai cosiddetti amori infelici. Se ci caschi, è altissima la probabilità che sia soltanto perché hai paura del tuo KhaM, e vuoi tenerlo in qualche modo in gabbia. Forse perché ti preoccupa l’idea di quanto il tuo KhaM potrebbe cambiarti la vita?»

SECONDA PUNTATA. Ma a guardar bene, non suona strano anche a voi? «Non desiderare la donna di un tuo compagno». In pratica dice: tu, non importa se coniugato o celibe, farai meglio a non innamorarti di una donna sposata. Di conseguenza, a prenderlo proprio alla lettera, agli uomini coniugati la Torah non vieterebbe di innamorarsi di donne non sposate. Possibile? E perché questo comandamento è così maschilista? Non prende in considerazione i sentimenti delle donne, le vede soltanto come oggetti – e non come soggetti – di desiderio. Il che è tanto più problematico, in quanto nella cultura ebraica e in quella egizia era molto forte la componente matriarcale. Decisamente qui qualcosa non torna, se con «donna» si vogliono intendere semplicemente le donne. Occorre adottare un altro livello di comprensione, un pochino più profondo: la parola ebraica tradotta con «donna» è ’eSheT. E in ebraico geroglifico, ’eSheT significa: «la capacità (’) di conoscere (Sh) il fine, il senso delle cose (T)». Oggi diremmo: l’intuizione. E il comandamento, a questo livello ulteriore, diventa: «Non voler copiare l’intuizione di qualcun altro. Impara ad adoperare sempre la tua intuizione, quando vuoi capire il senso di qualcosa». È la forma più elevata di libertà interiore: è la chiave della purezza e del genio. Corrisponde pienamente a quel che si legge nei Vangeli: «Non chiamate nessuno maestro» (Matteo 23,8). Va contro un paio di grandi religioni, ma a me pare un pensiero magnifico.

DECIMO

IL DECIMO COMANDAMENTO è semplice: «Non desiderare la casa del tuo prossimo».

«Casa» in ebraico è BeYT; a leggerlo come un geroglifico significa: «il produrre (B) modi di vedere (Y) e prospettive (T)». Dunque in pratica il comandamento significa: «Impara a non desiderare quello che hanno realizzato e quel che desiderano gli altri». Impara a desiderare quello che desideri tu. Proprio il contrario di ciò che ti insegna la pubblicità. E di ciò a cui ti spinge il tuo senso di inferiorità, o la tua paura di essere diverso. Sei sicuramente diverso da tutti, perché ognuno lo è. Impara a esserlo anche nei tuoi desideri. E poi il testo (Esodo 20,17) prosegue: «Non desiderare il suo schiavo e la sua serva» – e «schiavo» in ebraico si scrive come «lavorare» (‘BD), e «serva» come «verità» (’MT). E ancora: «né il suo bue, né il suo asino» – e vengono in mente il bue e l’asino del presepe, che rappresentavano i numi tutelari dell’iniziazione egizia, Hathor e Sheth, la prima donatrice di fortuna, il secondo produttore di ogni utile ostacolo. Insomma: non farti influenzare dai modi altrui, né nella scelta del lavoro, né nella tua ricerca della verità, e nemmeno nelle tappe della tua crescita spirituale. È talmente semplice! Per quanti vostri conoscenti è stato invece impossibile? E perchè?

Igor Sibaldi

Illuminazione Appassionata

Il tantra, sia nella variante indù sia in quella buddhista, è un sentiero religioso attraverso il quale uomini e donne possono accedere insieme alla dimensione spirituale ed all’illuminazione attraverso una serie di espressioni d’intimità ritualizzate che trasformano la passione fisica in estasi divina. Il buddhismo tantrico si distingue da altre tradizioni buddhiste perché è l’unico a considerare il corpo e le esperienze sensoriali come un mezzo per attingere alla Fonte originaria della conoscenza e del potere spirituale.

Entrando in un tempio del Ladakh, terra del buddhismo tantrico, rimaniamo colpiti dalle spettacolari rappresentazioni delle donne-dee nell’atto di cavalcare una tigre o di danzare sull’acqua con i loro corpi sinuosi che fluttuano nell’aria, le chiome al vento… donne dagli sguardi persi nell’infinito, che spiccano il volo avvinghiate ai loro partner maschili, i volti risplendenti di passione ed estasi mentre si librano negli spazi sconfinati dei paesaggi surreali del buddhismo tantrico… e ci sembra quasi di sentire il ciondolio dei loro strani ornamenti d’osso quando, irate, combattono contro l’ego: quando appaiono in forma pacifica le dãkinĩ riposano sopra un fiore di loto in tranquilla beatitudine, quando appaiono in forma irata calpestano i cadaveri del proprio egocentrismo.

Secondo quanto scrive Miranda Shaw, nel suo libro intitolato Illuminazione appassionata (casa editrice Venexia, Roma, 2010), gli studiosi che non appartengono alla tradizione culturale del tantrismo tendono a focalizzare l’attenzione sulle forme esteriori dei rituali e a negare un possibile collegamento tra le immagini femminili rappresentate nei templi e le donne realmente vissute. Stando alle interpretazioni occidentali dell’arte e della letteratura tantrica, solitamente di matrice junghiana o freudiana, queste immagini femminili sono simboli dei processi psichici dell’Anima maschile che emergono nella coscienza e non vengono mai in alcun modo relazionate con la vita vissuta delle yogini tantriche né con le loro qualità spirituali.

L’ipotesi che queste donne così magnificamente rappresentate potessero essere state davvero donne di grande spessore spirituale e persino donne illuminate, non viene mai contemplata. Al contrario: le adepte femminili del tantra vengono di solito descritte come niente più di un mezzo per raggiungere uno scopo, scopo che viene raggiunto dallo yogi maschio. Il buddhismo tantrico viene considerato come un movimento oppressivo nei confronti delle donne le quali occupano posizioni subordinate e marginali all’interno dei rituali, donne che vengono spesso umiliate e persino abusate. Anzi, secondo questo punto di vista, più corrotta è la donna, più risulta adeguata ai rituali tantrici: interpretazione questa che ci ricorda le definizioni delle devadasi indiane dell’epoca colonialista, considerate anch’esse in termini dispregiativi e sprezzanti come le “prostitute del tempio”, vere e proprie “depravate”. Le conclusioni alle quali sono giunti gli studiosi occidentali è che nel tantrismo sono gli uomini i veri ricercatori spirituali, le donne sono le loro “controparti passive” e vengono usate come “oggetti rituali” per far sì che il maschio raggiunga l’illuminazione.

Miranda Shaw espone nel suo libro una ricerca approfondita e ben documentata sulle donne che hanno ispirato e contribuito alla creazione delle suggestive immagini femminili ritratte nella tradizionale iconografia tantrica ed offre un’importante testimonianza della presenza partecipativa e creativa delle donne nel buddhismo tantrico, della loro esistenza storica, concezione religiosa e liberazione spirituale e scrive un nuovo capitolo sul tantrismo. Lo scopo principale del libro è restituire alle yogini la loro dignità di ricercatrici spirituali e donne illuminate che hanno molto influito sulla storia culturale e spirituale dell’oriente.

Dalle biografie e dai testi scritti dalle adepte del tantra esaminate dalla Shaw emerge un intero pantheon di Buddha femminili, figure di donna eccezionali note come dãkinĩ: donne coraggiose, libere, di grande spessore e potere spirituale che guidano i maschi verso l’illuminazione. La visione indiana che emerge da questi scritti e biografie femminili non conferma le interpretazioni svalutanti nei confronti delle yogini tantriche dei più accreditati testi occidentali, ma esprime, al contrario, grande rispetto e venerazione profonda della potenza spirituale-magica intrinseca alla condizione di Donna. Le descrizioni delle donne del buddhismo tantrico come corrotte o depravate, prostitute etc… , sottolinea la Shaw, descrizioni dal colorito tipicamente androcentrico, tradiscono un residuo di indignazione vittoriana non solo nei confronti dell’attività sessuale delle donne al di fuori del matrimonio, ma anche verso la venerazione ed esaltazione religiosa della Donna in quanto tale. La reverenza religiosa verso le donne che caratterizza il tantrismo è così in contrasto con i valori ed i precetti tramandatici dalle nostre religioni tradizionali, sostiene la Shaw, da costituire uno dei più grandi ostacoli all’accettazione e comprensione della filosofia tantrica.

Ciò che salta agli occhi, leggendo un testo tantrico, è l’imprescindibile adorazione della Donna in quanto principio di Vita. Nel tantrismo la relazione tra i sessi è paragonabile a quella tra un devoto ed una dea ed infatti è con il Divino Femminile presente nella donna che l’adepto entra in relazione. I testi prescrivono nei dettagli i diversi rituali attraverso i quali la Donna deve essere riverita, servita e ritualmente venerata. Le espressioni di tale adorazione non sono limitate all’ambito rituale, ma permeano anche la vita di tutti i giorni. Il testo ordina, per esempio, che prima e dopo l’unione rituale l’uomo debba prostrarsi dinanzi alla Donna, strofinarle i piedi, cucinare per lei, servirle da mangiare e aspettare che lei abbia finito per poi nutrirsi dei suoi avanzi (“mangiare gli avanzi”, così come “toccare i piedi”, nella cultura indiana sono espressioni d’inferiorità di rango spirituale e rappresentano una profonda forma di accudimento e di cura nei confronti dell’altro). Anche le sostanze scartate dal corpo della Donna, i fluidi sessuali, il sangue mestruale e persino le sostanze scatologiche sono considerate pure e vengono adorate, toccate e a volte persino ingerite come segno di profonda venerazione. Secondo l’autrice le esperienze vissute dai partner tantrici durante l’unione rituale non sono in alcun modo compatibili con il disprezzo e lo sfruttamento della donna descritti nei testi occidentali.

Nel contesto tradizionale del buddhismo monastico i partecipanti vengono incoraggiati al potenziamento dell’intelletto ed alla dialettica filosofica a scapito delle dinamiche corporee, delle sensazioni ed emozioni. La filosofia tantrica sottolinea invece che la mente da sola non è sufficiente ad aprire le porte della conoscenza; vengono enfatizzate, al contrario, soprattutto la soggettività e le componenti relazionali e sensoriali che animano i rituali: l’interdipendenza della dissoluzione e dell’apoteosi dei due partner così come la passione ed il piacere come fonti primarie di conoscenza e di potere spirituale – una sorta di reazione complementare e correttiva all’unilateralità monastica.

I testi tantrici espongono, passo dopo passo, un programma buddhista di decostruzione del sé contemporaneamente alla decostruzione dell’altro, seguito dalla ricreazione di una nuova identità soggettiva integrata: l’unione di un Buddha ed una Buddha. Solo seguendo la nostra passione fino alla sua origine, riusciamo a contattare, secondo la filosofia tantrica, il nostro nucleo interiore di beatitudine, la fonte originaria del Piacere che in quanto tale non ha alcuna causa immediata, ma appartiene alla natura stessa della psiche, alla sua “divina essenza primordiale”. E’ la beatitudine sensoriale, il “piacere umano”, l’elemento catalizzatore di questo percorso, il moto dinamico che conduce i partner yogici a varcare la soglia del regno terreno verso le sfere trascendenti dell’esistenza. L’esperienza erotica contiene già al suo interno il seme di questa consapevolezza illuminata: il piacere estremo, l’abbattimento delle barriere dell’ego, l’oblio di sé che culminano nell’estasi e nella consumazione del pensiero concettuale nel fuoco della passione.

Nel suo aspetto di fusione di forma e contenuto l’unione tantrica sfugge a qualsiasi descrizione in termini puramente fisici e diviene il tipico esempio dell’esperienza spirituale di “dissoluzione nella luce pura”, quello stato di non-dualità in cui il soggetto e l’oggetto si dissolvono e si fondono: saggezza e compassione, beatitudine e vacuità, insieme al congiungimento fisico degli organi sessuali femminili e maschili ed a numerosi altri elementi fisico-spirituali che vengono integrati sulla via verso l’illuminazione. La stessa anatomia interna dell’organo sessuale femminile, per esempio, è percepita come un mandala, al centro del quale troneggia un palazzo tempestato di pietre preziose, la Dimora di un Buddha. Esso non ha dimensioni fisse, perché si tratta di un “luogo incommensurabile” sul piano mistico dell’esperienza.

Michel Foucault contrappone all’oggettivazione e alla manipolazione occidentale della sessualità (che definisce scientia sexualis) quella che lui definisce l’ars erotica dell’Oriente (il tantra ne è un esempio), una sessualità vissuta ed esplorata per se stessa, per il piacere che conduce alla fonte interiore di Vita ed alla trascendenza. Il buddhismo tantrico non propone un modello relazionale di sfruttamento, ma di complementarietà e reciprocità e rimanda ad una variante delle relazione umane che arriva persino a trascendere il dualismo di genere. Tutto ciò appare quantomeno insolito agli occhi di un lettore occidentale il quale parte dal presupposto che le relazioni in generale e quelle tra i sessi in particolare, implichino sempre una qualche forma di potere o di rivendicazione egoica.

I filosofi tantrici ci raccontano che al momento del concepimento una scintilla di beatitudine si unisce con una goccia dei fluidi generativi femminili e maschili, formando una scintilla di Piacere che è il nucleo del nuovo essere. Nell’intera genesi di un essere umano è presente quindi un elemento di piacere metafisico: il Sé interiore o l’Essenza. Questa beatitudine che è presente nel momento del concepimento di un essere umano rimane lì, nel suo recesso più intimo, nel suo cuore per sempre, come un ponte che gli indica la via del ritorno, un ponte che può riportarlo indietro alla Prima e Ultima realtà.

Miranda Shaw. Illuminazione appassionata, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 15, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2012

Questo e’ Tantra – Questo non e’ Tantra

Spesso, all'interno dei corsi o in generale nel mondo della new age, captiamo che ricorre tra le persone il Giudizio …..questo e' tantra …questo non e' tantra.
Solitamente a porre l'interrogativo/affermazione sono persone che pochissima o nulla esperienza hanno con questa Via , ma gia', in forma superficiale , vogliono piegare pretestuosamente la via tantrica ai loro bisogni, manifestando la loro tipologia di carattere. Non funziona cosi'. 
Non e' il il Tantra che si assoggetta ai pensieri immaginativi e proiettivi dell'adepto , ma sono gli adepti che si conformano alle indicazioni del Tantra ,se sono interessati a seguire questa Via, e dell'insegnante tantrico. La questione e' quindi inversa.

Se a queste persone gli si chiede allora , ok ma spiegami cosa e' il Tantra, nel 95% non sanno ovviamente rispondere e cadono in mille contraddizioni, con visioni parziali o stereotipate.

Allora e' meglio porre alcuni capisaldi.

I Tantra sono una serie di testi sacri di origine centro asiatica (India, Kashmir, Bengala, Orissa ecc.) al pari dei Purana, dei Veda, degli Sastra, ma che si manifestano al modo di testi esoterici rivelati e spesso sono scritti come se fossero le divinita' Shiva o Shakty (e le loro emanazioni) in persona a parlare e fanno parte dei testi Agama. I Tantra sono molto antichi e spesso scritti secondo tradizioni che sono pre-vediche.  Poi questa parola, Tantra,  legata ai testi si e' estesa come significato anche per individuare la via. Tra le altre cose il corpus dei testi tantrici e' enorme , vastissimo e a volte contraddittorio,( si contano 500 testi tantrici) perche' esistono oltre 47 vie tantriche (Shakta, Kaula, Spanda, Trika, Krama ecc. ecc..) e alcune differiscono molto tra loro e altre hanno insegnamenti sconosciuti.
Allora la prima indicazione e' : quale via tantrica stai seguendo ? Spanda ? Kaula? Krama? Saura? 

Pero' senza grandi errori possiamo riassumere che il tantra e' ( e cio' e' comune a molte vie tantriche rosse)

IL TANTRA E' QUELL'INSIEME DI QUELLE PRATICHE E RITUALI ESPERIENZIALI , CONDENSATE IN UNA VIA, CHE PORTANO AD UN ESPANSIONE DELLO STATO ORDINARIO DI COSCIENZA DEL SE' E IN ULTIMA ISTANZA ALLA LIBERAZIONE E AL PERCEPIRE UNA COMUNIONE CON IL TUTTO, ATTRAVERSO LA MANIFESTAZIONE DI TUTTE LE ENERGIE CHE CI COMPONGONO, NESSUNA ESCLUSA.

Da questi antichi testi sacri e' possibile trarre comunque degli insegnamenti generali sul tantrismo e accogliere una serie di indicazioni sul Tantra. Occorre pero' notare che questi testi solo in alcuni casi danno delle indicazioni operative sui rituali altrimenti molto e' lasciato all'interpretazione dell'insegnante tantrico che tramanda questa via esperienziale e sacra. Il Tantra non e' mai stata una via dogmatica e normativa e spesso parla per aforismi e ha da sempre lasciato ampio spazio agli insegnati su come proporre la Via Esperienziale di crescita del se'.

Quindi gia' indicare cosa sia Tantra e cosa no e' molto labile ed evanescente. Sono poi gli insegnanti tantrici , secondo la propria sensibilita', a suggerire quali siano i possibili rituali piu' adatti alla propria via, lasciando campo alla creativita', oltre a quei rituali invece gia' codificati e conosciuti.

Molte di queste persone che avanzano questioni su "cosa deve essere il Tantra" si fanno abbagliare e sviare dalle pratiche e rituali , immaginando che alcuni rituali siano tantrici e altri no. Il Tantra utilizza molti metodi, ancor piu' nel Neotantra, che lascia ancor piu' campo aperto alle tecniche che si possono utilizzare per arrivare a una conoscenza profonda del se'.

Nella via Tantrica vengono utilizzati rituali Trascendenti, rituali Terrifici, rituali Estatici, rituali Sessuali, rituali Ludici , rituali Mentali , rituali Corporei, rituali Sensoriali , rituali Meditativi ecc.ecc. Non e' che se un Insegnante utilizza rituali Trascendenti o rituali Meditativi e ' un Tantrico e se utilizza rituali Gioiosi o rituali Sensoriali o rituali sessuali non e' piu' Tantrico.

Il Tantra suggerisce che tu giunga alla conoscenza del se' attraverso l'esperienza, senza discriminare quale tipo di esperienza. Anzi il Tantra e' famoso per inglobare nella via qualsiasi rituale che sia utile nel momento storico.

In particolare chi abita in Italia , nazione che tende a vibrare nell'energia dell'enneatipo SEI , (il diffidente pauroso critico pessimista, legato agli schemi e alla norma ) , puo' cadere in molti tranelli e trappole. Uno di questi e' che se il rituale porta nella direzione del piacere/estasi/ludico non e' Tantra, perche' una via "seria" deve essere tormentosa, difficile e noiosa.

Infatti sembra incredibile che sia "seria" una via che ci porta a percepire l'Estasi, dato che la cultura italiana (ma in generale la cultura dell'Occidente) e' cosi' legata profondamente , anche attraverso al cattolicesimo, al peccato, espiazione , dolore e pessimismo.  Il collegamento mentale distorto, carico di giudizio e pregiudizio, e' : se una via propone, sacrificio, espiazione, e rinuncia allora e' una via "seria", ma se propone Estasi, Orgasmo , Apertura e Desiderio allora non e' un via "seria".  Il Tantra Rosso indica che e' possibile anche indulgere sui piaceri , e attraversare le passioni, per giungere alla conoscenza del se'.
Come al solito i veli di Maya, l'annebbiamento dell'illusione, sono difficili da far cadere per arrivare a una visione che sia fuori da schemi imposti artificialmente da altri.

"….Nessuno riesce a ottenere la liberazione se si impegna in pratiche difficili e tormentose; la liberazione può essere raggiunta soltanto attraverso l'appagamento consapevole di tutti i desideri…" – Guhyasamaja Tantra

Jose'&Resya – TantraLove

Le Donne Afroditi

Le donne Afroditi sono quelle donne che sono un po' piu' aperte energeticamente del solito, che amano la compagnia degli uomini e non ne sono spaventate. Sono in vicinanza al loro piacere personale e amano giocare con il loro corpo e con i vestiti femminili, sono curiose e libere, sanno sorridere e ridere, di loro stesse e con gli altri.

Riescono a veicolare le energie dell'Eros comprendendo le reazioni del loro corpo quando entrano nel campo della sessualita' e adorano ballare e cantare e anche stare senza vestiti. 
L’archetipo Afrodite determina il piacere che certe donne provano per l’amore, la bellezza, la sensualità e la sessualità. 
Afrodite rappresenta la spinta a garantire la continuazione della specie. Questo archetipo rappresenta anche una forza immensa di cambiamento, infatti attraverso questa dea fluivano attrazione, unione e nascita di una nuova vita.

Nei corsi di Tantra le donne Afroditi sono importantissime nella alchimia della energia del gruppo. 
Infatti il Tantra , essendo nato da una via matriarcale antica (gli antichi maestri tantrici erano donne) , si basa sulla veicolazione della energia delle donne , dove le donne rappresentando la Shakty che sono anche la energia di movimento del corso, la energia che fluidifica.
Le altre donne del corso , forse un po' piu' difese, piu' chiuse e introverse, possono trovare nelle donne Afroditi una traccia da seguire , un esempio costruttivo, una possibilita' di apertura e possono farsi contagiare dal loro entusiasmo , per uscire forse dallo uno schema di carattere di chiusura e controllo.
Si perche' le donne Afroditi sono contagiose , irradiano allegria e apertura , voglia di sorridere, voglia di ballare, voglia di fare l'amore, voglia di stare insieme.
Non c'e' nulla che possa aprire energeticamente come la presenza di donne che dischiudono altre donne. Non le indicazioni dell'insegnante, non le musiche , non l'atmosfera , anche se sono tutti aspetti importanti e che aiutano molto. 
Le donne Afroditi donano il grande regalo alle altre donne di poter sperimentare, di uscire dalla secche della depressione , dello sconforto, della mancanza di autostima, dalla paura dell'erotismo. 
Le donne Afroditi escono dagli schemi, rompono le consuetudini castranti, aprono vie che a molti sembrano precluse.

Accennava Jung…. 
"…il premio che Afrodite offre non è la bellezza fine a se stessa, ma il suo significato simbolico. L'amore e la pace, la prosperità materiale e culturale, lo sviluppo intellettuale e spirituale sono generati dall'arte di Afrodite in quanto mediante questa funzione vengono date quelle linee di sviluppo individuali che non potrebbero mai essere raggiunte per la via già tracciata da norme collettive..." .

E dal Kularnava Tantra "…. Solo chi e' liberato puo' liberare gli altri.."

Auguriamo a tutte le donne di poter frequentare qualche divertente, inusuale, originale amica Afrodite , superando l'invidia che a volte scatenano per via del loro campo naturale magnetico, ma cogliendo invece il loro benefico potere energetico trasformativo.

Jose'&Resya – Tantralove

Shiva e Shakti

Onoro il Dio e la Dea,
gli eterni genitori dell'universo.
L'Amante, in un amore senza limiti, prende la forma dell'Amato.
Che Bellezza!
Entrambi sono fatti dello stesso nettare e condividono lo stesso cibo.
Con amore supremo si inghiottono l'un l'altro ma poi si separano di nuovo per la gioia di essere due.
Non sono completamente lo stesso ma nemmeno sono diversi.
Nessuno può dire esattamente quello che sono.
Com'è intenso il loro anelito di essere insieme.
E' la loro beatitudine più grande.
Nemmeno per scherzo permettono che la loro unità venga disturbata.
Sono così avversi alla separazione che, anche se sono diventati questo intero mondo, neanche per un istante lasciano che una differenza si frapponga fra loro.
Anche se vedono tutto quello che è animato e inanimato sorgere dentro di loro, mai riconoscono un terzo.
Siedono insieme nello stesso posto, entrambi vestiti di una veste di luce.
Dall'inizio dei tempi sono stati insieme, dimorando nel loro Supremo Amore.
Hanno creato una differenza per gioire di questo mondo.
Quando quella differenza ha avuto una breve visione della loro intimità non ha potuto far altro che immergersi di nuovo nella beatitudine della loro eterna unione.
Senza Dio non c'è nessuna Dea, e senza Dea non c'è nessun Dio.
Com'è dolce il loro amore!
Quest'universo è troppo piccolo per contenerli, eppure vivono felicemente nella più minuta particella.
La vita dell'uno è la vita dell'altro, e nemmeno un filo d'erba può crescere senza entrambi.
Solo questi due vivono in questa casa chiamata universo.
Quando uno è addormentato l'altro rimane sveglio e gioca le parti di entrambi.
Se fossero entrambi svegli l'intero universo svanirebbe senza lasciare traccia.
Diventano due per gioco divino, ma in ogni momento cercano di tornare ancora uno.
Entrambi vedono insieme, entrambi vengono visti insieme.
Sono felici solo quando sono insieme.
Shiva è diventato tutte le forme:
l'oscurità e la luce, il maschio e la femmina.
Con l'unione di queste due metà l'intero universo è venuto in essere.
Due liuti fanno una nota.
Due rose fanno un profumo.
Due lampade, una luce.
Due labbra, una parola.
Due occhi, una vista.
Shiva e Shakti, un universo.
Sebbene appaiano separati sono per sempre uniti, mangiando sempre dallo stesso piatto.
Lei è una partner che non può vivere senza il Suo Signore.
E senza di Lei, colui che può fare tutto, non può nemmeno apparire.
Come possiamo distinguerli l'uno dall'altro?
Lui appare per causa di Lei e Lei esiste per causa di Lui.
Non possiamo separare lo zucchero dalla sua dolcezza, né la canfora dal suo aroma.
Per catturare la luce prendiamo il fuoco.
Per catturare il Supremo Shiva dobbiamo prendere Shakti.
La luce illumina il Sole ma il Sole stesso crea la luce.
Il glorioso Sole e la sua luce sono uno e lo stesso.
Un oggetto ha un riflesso:
quando guardiamo vediamo due immagini, eppure c'è una cosa sola.
Questo mondo è un riflesso del Signore Supremo.
Possiamo vedere due eppure solo Uno esiste.
Dalla pura Vacuità lei ha fatto sorgere il mondo intero.
Tutto dipende da lei.
Eppure esiste solo per il Suo Signore.
La Sua forma è il mondo intero,è la gloria di Dio resa manifesta.
Dio stesso ha creato la forma di Lei, Dio stesso è diventato quella forma.
Vedendosi così meravigliosamente adornata non ha potuto tollerare che il Suo Signore potesse avere meno di Lei
e così Lo ha adornato con ogni nome e forma dell'universo.
Immersa nell'unità non c'era nulla da fare.
Così Shakti, la portatrice di buona fortuna, ha creato questo mondo per il piacere del gioco divino. Essa rivela lo splendore del Suo Signore fondendosi e diventando ogni cosa,e Lui La glorifica
nascondendosi completamente.
Per il Suo grande amore di Vederla Lui è diventato il Veggente dell'universo, se non potesse vederla giocare non avrebbe nessuna ragione di esistere.
Per andare incontro alla Sua chiamata Lui prende la forma dell'intero universo, senza di Lei rimane nudo.
Lui è così misterioso e sottile, che, benché evidente, non può essere visto.
E' solo per grazia di Lei che Lui viene ad essere.
Lei risveglia il Suo Signore e lo serve di un festino grande come l'universo.
Con grande diletto Lui inghiotte ogni piatto e anche colei che lo serve.
Mentre Lui dorme Lei dà nascita a tutto quello che esiste e a tutto quello che non esiste.
Mentre Lei dorme Lui non ha proprio nessuna forma.
Guarda!
E' nascosto, e non può venire trovato senza di Lei.
Perché sono degli specchi che si rivelano l'un l'altro.
Abbracciandola Shiva gioisce della sua stessa beatitudine.
Malgrado tutta la gioia del mondo appartenga a Lui, non c'è nessuna gioia senza di Lei.
Lei è la Sua (di Lui) stessa forma, ma la Sua (di Lei) radiosità viene da Lui.
Fondendosi in uno gioiscono del nettare della loro unione.
Shiva e Shakti sono uno.
Come l'aria e il vento, come l'oro e il suo lustro, Shiva e Shakti non possono essere separati.
Sono come il muschio e la sua fragranza, come il fuoco e il suo calore.
Nella luce del Sole non c'è nessuna differenza tra giorno e notte, nella Luce della Verità Suprema non c'è nessuna differenza tra Shiva e Shakti.
Shiva e Shakti invidiano il suono primordiale “OM” perché loro vengono visti come due mentre il suono Om è sempre visto come uno.
Ghianadeva (Jnanadeva) dice:“Onoro l'unione di Shiva e Shakti, che divora questo mondo di nomi e forme come un dolce piatto.
Tutto quello che rimane è l'Uno”.
Abbracciandosi si fondono in Uno, come l'oscurità si fonde nella luce al principio dell'alba.
Quando scopriamo la loro Unità tutte le parole e tutti i pensieri si dissolvono nel silenzio, proprio come quando viene il diluvio universale le acque dell'oceano e quelle del Gange si fondono in una.
L'aria e il vento si fonderanno nel cielo sconfinato, il sole e la sua luce si fonderanno nel fuoco universale.
Con una visione di verità il colui che vede e ciò che viene visto si fondono in uno.
Ancora onoro i Due che sono Uno.
Sono come un Oceano di conoscenza, e solo quelli che vi si gettano dentro possono bere le loro acque.
Io sembro separato da loro così che posso onorarli.
Ma la separazione non è reale, è solo di nome.
La mia lode è come un ornamento d'oro che onora l'oro di cui è fatto.
Quando la lingua è abituata a pronunciare la parola “lingua”, c'è qualche differenza tra la parola e l'oggetto che indica?
Una è chiamato l'oceano l'altra è chiamata Gange e anche se sono due nomi diversi le loro acque sono le stesse.
Il sole può venire visto e anche gli oggetti che illumina.
Significa forse che ci sono due Soli?
Se la luce della luna risplende sulla superficie della luna o se la luce di una lampada rivela la lampada possiamo dire che c'è un'altra luce?
La sillaba Om è fatta dei suoni A, U e M, significa forse che è divisa?
La lettera N è fatta di tre linee significa forse che è più di una?
Quando la lucentezza della perla risplende sulla sua superficie la bellezza della perla non ne viene che esaltata.
Se la loro abbondanza non viene diminuita e ci guadagnano soltanto perchè l'oceano non dovrebbe godersi le sue onde o un fiore il suo profumo?
Così io gioisco nell'adorazione di Shiva e Shakti anche se non sono mai separato da loro.
Un'immagine riflessa scompare quando viene rimosso lo specchio, le increspature ritornano semplice acqua quando il vento si placa.
Quando il suo sonno finisce un uomo ritorna ai suoi sensi.
Ora la mia individualità è giunta alla fine e sono ritornato a Shiva e Shakti.
Il sale ha rinunciato al suo sapore salato per diventare uno con l'oceano:
io ho rinunciato al mi
o sé individuale per diventare Shiva e Shakti.
E' così che onoro Shiva e Shakti, rimuovendo tutte le separazioni e diventando uno con loro.

Amritanubhava di Janewhwar

Stare nudi – Ultimi studi Scientifici

Un numero sempre maggiore di ricerche mediche e di indagini scientifiche dimostrano che la nudità fa bene al nostro corpo e ci mantiene in salute. L’uomo è nato per essere nudo, non per soffocare il suo organismo avvolgendolo costantemente nei vestiti!

Nato nudo. 

I pediatri concordano sul fatto che i bambini crescono più sani se hanno l’opportunità di godere tutti i giorni di “momenti di nudità”: fra l’altro, la possibilità di movimento senza alcun impaccio e il maggior numero di stimoli sensoriali raccolti attraverso il corpo nudo aiutano lo sviluppo del cervello, incentivando la crescita di connessioni neuronali più complesse ed efficienti.

Recenti scoperte rivelano che il nostro cervello si modifica e si sviluppa lungo l’arco dell’intera vita. Secondo il neurologo Michael M. Merzenich, “tutto ciò che si vede accadere in un cervello giovane può accadere in un cervello più vecchio”. Ciò non implica forse che i “momenti di nudità” sono egualmente importanti per uomini di ogni età, e soprattutto per gli anziani?

Nudi contro i parassiti. 

Nel 2003 uno studio dell’University of Reading, intitolato A naked ape would have fewer parasites, ha affermato che “l’evoluzione ha portato gli esseri umani ad essere privi di peli al fine di ridurre la quantità di parassiti, e specialmente di ectoparassiti che possono portare malattie”. Sfortunatamente, gli abiti che indossiamo possono essere terreno fertile per funghi e batteri, capaci ad esempio di provocare infezioni del tratto urinario. In particolare, il costume da bagno – che molti ritengono di dover indossare per proteggersi dalle impurità dell’acqua o della sabbia – è al contrario responsabile di trattenere i microrganismi a contatto prolungato con la nostra pelle e i nostri orifizi, aumentando così la possibilità di infezione.

Prendiamo il sole! 

Una recente ricerca ha evidenziato che la carenza di vitamina D è un problema che riguarda un numero sempre maggiore di persone. L’insufficienza di questo elemento fondamentale contribuisce allo sviluppo di numerose malattie (cancro, disturbi cardiovascolari, osteoporosi, diabete). Denudandosi completamente all’aria aperta si riesce a raccogliere una grande quantità di vitamina D in poco tempo.

Termoregolazione. 

La funzionalità del sistema nervoso che tiene sotto controllo la temperatura corporea viene alterata dall’uso dei vestiti (soprattutto quelli molto attillati). Il corpo perde la naturale capacità di adeguarsi ai cambiamenti di temperatura e ciò contribuisce all’insorgere di malanni come raffreddori, mal di testa, reumatismi. Inoltre, nei maschi la costrizione degli organi genitali nelle mutande determina un aumento della temperatura media dei testicoli, riducendo il numero e la vitalità degli spermatozoi, con evidenti ripercussioni sulla fertilità. Ove le condizioni ambientali la consentono, dunque, la nudità è il miglior modo per rieducare il nostro corpo alla termoregolazione naturale. Ciò costituisce anche un incentivo al metabolismo necessario per la produzione di calore: insomma, si può dire che stare nudi aiuta pure a dimagrire, visto che aumenta la spesa energetica – ossia il consumo di calorie – da parte dell’organismo!

La nudità sociale.

 Numerosi studi psicologici dimostrano che la nudità sociale porta con sé vari benefici, come ad esempio la riduzione dello stress, la diminuzione della curiosità morbosa per il corpo umano, la riduzione della dipendenza dalla pornografia, il miglioramento nella percezione dell’intero proprio corpo, lo sviluppo di un atteggiamento sano nei confronti dell’altro sesso. Una ricerca condotta dall’University of Northern Iowa ha messo in luce che i nudisti hanno un elevato grado di accettazione del proprio corpo. I nudisti sono molto meno esposti di altri a subire il fascino di modelli di corpo ideale, che vengono propinati dai mezzi di comunicazione di massa e che sono alla base di problemi psicologici come l’anoressia o la non accettazione dei propri difetti. Vari studi, inoltre, dimostrano che gli effetti benefici della nudità sociale si riflettono anche sui bambini, aiutandoli a crescere in maniera equilibrata, con un buon grado di sicurezza di sé e senza sviluppare alcun senso di vergogna per il proprio corpo.

Tolleranza. 

Uno studio dell’University of Central Florida del 2008, condotto su 384 partecipanti, ha concluso che gli studenti favorevoli al nudismo erano “significativamente più tolleranti nei confronti di altri gruppi religiosi o degli omosessuali” rispetto agli studenti contrari al nudismo; inoltre, avevano “meno pregiudizi verso persone appartenenti ad etnie diverse”.

Insomma, stare nudi non solo è un piacere in sé, ma è anche una fonte preziosa di benessere psicofisico. E – non dimentichiamolo – ha anche un grande vantaggio: non costa nulla! 🙂

Da "Essere nudo"