Tantra e visione cattolica

Riportiamo una visione del cattolicesimo sul tantra tratta da un sito di divulgazione cattolica rispetto ai giovani,  e su come la visione del cattolicesimo spezzi la natura umana in due , spirito e corpo, includendo una forte visione giudicante  verso Uomo , indicando la sessualita' come fonte di perdizione.

L'esempio e' emblematico, nei toni e nei modi, su come il cattolicesimo confini l'Uomo in una posizione assai angusta e piena di pregiudizi, satura di visioni legate al bene e al male, non integrando le parti luce e le parti ombra della nostra psiche , ma spingendo l'uomo in una dicotomia duale straziante senza soluzione, additando la sessualita' come un demone orrido da combattere e sconfiggere.

Per altro Gesu' Cristo , da molti studi di rilevanza storica, sembra essere stato a conoscenza  della Via  Tantrica , appresa in India, Tibet e Kashmir (dove e' sepolto) nei suoi molti viaggi e risulta dai Vangeli Apocrifi praticasse rituali con Maria Maddalena, ma questa e' una altra storia.

Ecco l'articolo :

"Il Tantra è una disciplina esoterica, che insegna ad assorbire il bene e il male con visione totale. E' un modo di porsi dinanzi alla vita senza alcun filtro morale. Nel suo vocabolario non c'è il no. Non pensa né questo è bene né questo è male.
Il Tantra è conosciuto come lo yoga del sesso ed è il metodo che concilia meditazione ed orgasmo senza negazione e repressione delle unioni più perverse.
Il tantra usa l'energia del sesso, e pensa di pervenire al regno dello spirituale. Pretende usare il massimo piacere carnale per conseguire un'esperienza di intensa beatitudine spirituale. Vuole utilizzare il sesso per evolversi spiritualmente; è come pretendere di utilizzare l'acqua per accendere il fuoco.
Questa concidentia oppositorum è espressione della più astuta mistificazione. Il cattivo uso che il Tantra fa della sessualità elude dalla regola del giudizio. Il corpo si muove spinto dalle passioni corporee e materiali e ritorna continuamente al piacere.
Il Tantra è espressione di una forma patologica della ricerca del piacere. E' sessualità senza mente. E' sessualità divenuta perdizione.

Nei templi tantrici di Khajuraho e Konarak sono raffigurate coppie che fanno sesso in congiunzione rituale orgastica, e tutte le mura traboccano di scultoree orge e perversioni sessuali. Nell' antichità tali pratiche prevedevano il reclutamento di ragazze nella prima pubertà, le quali venivano istruite alle arti amatorie. A queste succubae vergini veniva inculcato il pensiero di compiere atti sacri, mentre orgiasticamente offrivano al tempio prestazioni in veste di prostitute sacre.
La pretesa tantrica di trascendenza è solo una contraffazione della spiritualità. Basterebbe guardare le porno sculture realizzate intorno ai templi per rendersi conto fino a quale degrado morale approda il Tantra; santuari delle più raffinate e ributtanti pratiche spinte fino ad unioni tra uomini e animali.

Il Tantra é quella filosofia che porta alla porcificazione dell'uomo e alla scrofizzazione della donna. L'intelligenza moderna che ha riesumato la mummia tantrica ha toccato il fondo della spudoratezza. Dopo che il Cristianesimo liberò il mondo dalle degradazioni, gli uomini hanno preferito ritornare alle indigestioni di questa lurida merce. L'induismo e il Buddhismo sono divenuti il simbolo mondiale della divulgazione tantrica. Osho, considerato dalla stampa internazionale "il guru del sesso tantrico", così esprime la sua spregiudicatezza immorale: "Per il Tantra tutto è bello anche il peccato" .
E' Cristo che ha elevato l'amore della coppia ad un grado altissimo di dignità, e l'unione esprime una costituzione morale perfettissima. L'eminente virtù dell'amore cristiano ha ispirato le più sublimi opere artistiche, le quali sono adornate di onore, moralità, eroismo, intelligenza e forza.

La virtù ha perduto il suo fascino perché l'imbecillità e la perversione hanno prevalso. Si preferisce non vedere la vastità del fenomeno che arresta la tensione dell'anima verso Dio. Ma gli uomini, ormai senza luce, hanno fatto delle loro abitudini perverse una seconda natura, come una sopra edificazione. Vivono soggetti alle pressioni dei desideri materiali, corrono dietro soddisfazioni colpevoli e credono di essere emancipati e liberi. I loro eccessi logorano il loro sistema nervoso e ossificano l'anima.
I divulgatori tantrici sono pseudo spirituali che pensano di trascendere il mondo senza le ali della purezza. Vorrebbero salire il cielo rimanendo fissi alla terra."

Concetti Base del Tantra

 

Esistono oltre 47 via tantriche che esplorano vari aspetti della crescita del se'. (Shakta, Krama, Trika, Spanda , Kaula, Saura ecc.ecc.)  Possiamo riassumere alcuni concetti guida comuni a molte di queste vie tantriche in particolare alla Via della Mano Sinistra o Tantra Rosso lignaggio Kaula.

TANTRA E' UNA VIA DI CONOSCENZA DEL SE' ( E NON UNA RELIGIONE) CHE UTILIZZA UN INSIEME DI  PRATICHE E RITUALI ESPERIENZIALI CHE PORTANO AD UN ESPANSIONE DELLO STATO ORDINARIO DI COSCIENZA  E IN ULTIMA ISTANZA ALLA LIBERAZIONE E AL PERCEPIRE UNA COMUNIONE CON IL TUTTO, ATTRAVERSO LA MANIFESTAZIONE DI TUTTE LE ENERGIE CHE CI COMPONGONO NESSUNA ESCLUSA.

E IN PARTICOLARE ALCUNI ASPETTI:

ESPANSIONE DELLA COSCIENZA come aumento della consapevolezza dello stato ordinario di ascolto

“…Lo yogî dovrebbe rimanere sempre,giorno e notte,nello yoga della vera realtà,il quale fluisce come la corrente di un fiume, come la continuità della luce di una lampada….” Hevajra Tantra

NON DUALITA'  nella consapevolezza di essere emanazioni del tutto aderenti al concetto esoterico "cosi' in alto cosi' in basso"

“…Anche immerso nella dualità, il tantrika va direttamente alla fonte non-duale, in quanto pura soggettività, e rimane sempre immerso nella sua natura originaria. Tutte le nozioni relative legate all’ego sono ricondotte alla loro fonte pacifica, profondamente sepolta sotto i diversi stati dell’essere…." – Spandakarika Tantra

UNIONE DEL MASCHILE E DEL FEMMINILE sia fuori che dentro di noi come forze archetipiche che sono esempio della non dualita' e concretizzate dalla energia di Shiva (trascendente e immanifesto) e Shakti (immanente e manifesta) e nella coppia tantrika

“….Sebbene Shiva e Shakti appaiano separati sono per sempre uniti, mangiando sempre dallo stesso piatto. Lei è una Compagna che non può vivere senza il Suo Signore. E senza di Lei, colui che può fare tutto, non può nemmeno apparire. Come possiamo distinguerli l'uno dall'altro? Lui appare per causa di Lei e Lei esiste per causa di Lui. Non possiamo separare lo zucchero dalla sua dolcezza, né la canfora dal suo aroma…” Amritanubhava Tantra

CORPO VISTO COME TEMPIO e strumento di espansione coscienziale con la riunificazione del corpo/spirito. Il corpo e' il tempio dello spirito e non un nemico da combattere.

“…Senza corpo come potrebbe esserci felicità? Non se ne potrebbe neppure parlare. Il mondo è interamente compenetrato di felicità che a sua volta è compenetrata dal mondo. Io sono il mondo e le cose di questo mondo. La mia propria natura è felicità spontanea…” – Hevajra Tantra

ESPERIENZA come unica via reale di espansione della consapevolezza e conoscenza, anche nella vita di tutti i giorni, come strumento per contrastare il velo di Maya , la illusione.

"…..È facile conoscere le scritture, ma difficile incarnarle .La ricerca della realtà è un processo sottile. Con la esperienza sola gli insegnamenti sono fioriti nel mio cuore…" Lalla maestra tantrika Kashmira

MICRO E MACROCOSMO come rappresentazione delle forze che riverberano dentro e fuori di noi.

"…come un grand'albero sta,in forma di potenza, dentro un seme di Ficus, cosi' tutto il resto del mondo, con gli enti mobili e immobili, sta dentro il seme del Cuore…" –  ParaTrimsika Tantra

QUI E ORA come possibilita' di essere sempre presenti nelle nostre esperienze nell'istante presente senza proiezioni nel passato o nel futuro.

"…Cio' che e' Qui e' anche La'. Cio' che non e' Qui non e' in alcun altro luogo…" – Vishvasara Tantra

PIACERE  come via preminente di esplorazione sensoriale anche nelle piccole cose quotidiane e non solo sessuale

"…. per questo chi desidera la liberazione dovrebbe praticare cio' che deve essere praticato. Rinunciare agli oggetti dei sensi equivale a torturarsi attraverso l'ascetismo – non fatelo!! Quando vedete la forma guardatela!  Allo stesso modo ascoltate i suoni, inspirate i profumi,  assaggiate i gusti deliziosi , palpeggiate le trame. Usate gli oggetti dei cinque sensi, e raggiungerete presto la buddhita' suprema…." – Candramaharosana Tantra

DESIDERI ESAUDITI come possibilita' di esplorare nell'esperienza i nostri stati di consapevolezza.

"…La rivelazione del Sé sorge in colui che è solo desiderio assoluto. Che ciascuno ne faccia l'esperienza! Quando il tantrika penetra ogni cosa con il suo desiderio assoluto, a che servono le parole? Ne fa l'esperienza lui stesso. Che il tantrika rimanga presente, con i sensi vigili disseminati nella realtà e conosca la stabilità…" – Spandakarika Tantra

UTILIZZO ANCHE DELLA ENERGIA SESSUALE come potente strumento per la ricerca della non dualita' e della espasione di consapevolezza in unione tra maschile Shiva e femminile Shakty

“…La donna appassionata, con il desiderio nello sguardo, pronuncia parole dolci come miele. Ella si unisce a lui, muovendo il Loto che porta una pioggia di piacere…” Sahajayoginicinta Tantra

MENTALE come strumento di consapevolezza e osservazione della mente grande che tutto riesce ad osservare.

“..La mente del principiante all’inizio e’ come una cascata, poi diventa come il fiume Gange che scorre tranquillo, infine e’ come il confluire dei fiumi nell’oceano quando madre e figlio si incontrano..” – Mahamudra Tantra

ACCETTAZIONE DEL SE' nella osservazione di tutti i giorni priva di giudizio

“…Non c’e’ brama, ira, ottusita’ e invidia; non c’e’ malignita’, orgoglio e cosa visibile; non c’e’ meditazione e chi medita, non c’e’ amico e nemico. Lo stato naturale privo di onde e’ senza differenziazioni…” – Hevajra Tantra

– PRATICHE IN GRUPPO come strumento di evoluzione spirituale dei suoi membri cui può notevolmente accelerare l'apprendimento.

"…..Il miglior luogo per gli yogi e’ ovunque ci sia una riunione di yogini; Lì tutti i poteri magici saranno ottenuti da tutti i presenti riuniti in beatitudine. La gioia e i poteri magici si ottengono nei luoghi in cui le adepte femmine, le Dakini, risiedono. Lì devi rimanere, recitare mantra, banchettare e stare insieme in allegria…”  –  Cackrasamvara Tantra

 

 

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 Lo stress e la vita moderna sono fattori che contribuiscono alla produzione di tossine che nuociono all'organismo ed all'equilibrio fisico e devono essere, per questo, eliminate. Nel percorso detossinante, grazie ad una sinergia di sostanze funzionali, come il sale marino ed i fanghi del Mar Morto, si ottiene una totale purificazione.

A questo si aggiungono altri servizi dedicati al benessere, all'estetica ed al relax. Proponiamo percorsi termali, massaggi rituali, estetica avanzata con check-up gratuito.

Pelvi Bloccate

Prova a fare questo esperimento.
La prima volta che ti trovi in un luogo affollato – per esempio un centro commerciale – osserva il modo di camminare delle donne.
Ti accorgerai che l'andatura è spesso rigida.
Nella nostra società occidentale è piuttosto raro vedere donne che camminano fluide, con il bacino libero e il passo elastico. Sono ben lontane dalla leggerezza di chi muove con armonia la pelvi, facendola oscillare libera.Oggi il bacino raramente si muove bene.

È portato in giro come un unico solido blocco. Ma quando la pelvi è rigida, anche le gambe devono muoversi altrettanto rigidamente. Di conseguenza tutto il corpo diventa più contratto e poco armonioso. In breve: meno bello.

La nostra cultura, da sempre, ha "inibito" questa parte del corpo: muoverla, scuoterla, camminare ancheggiando è tacitamente vietato. Nella tradizione occidentale la pelvi vive come stretta in una corazza, senza possibilità di manifestarsi. Il bacino delle donne civilizzate è quindi spesso un bacino "morto", perché poco utilizzato. Ha perso la naturale capacità di esprimersi.

Il bacino bloccato

Emozioni represse?Sentimenti rinnegati?Energia sessuale trattenuta?

Tante volte si sedimentano proprio nella pelvi.
Quando blocchiamo le nostre emozioni, reprimiamo i nostri sentimenti, il corpo registra questi stati negativi e li deposita nelle sue varie parti: un importante punto di deposito è proprio il bacino.

Una parte del corpo di cui vergognarsi: i tabù pelvici

Oltre a essere poco percepita, la nostra pelvi è appesantita anche da molti pregiudizi e tabù. È l'area in cui si concentrano infatti tre funzioni importantissime:

la funzione sessuale
la funzione riproduttiva
la funzione escretoria, sia anale che urinaria.
La muscolatura pelvica si trova quindi in una parte del corpo caricata da un profondo significato emotivo: gli organi che hanno funzione sessuale possono essere vissuti con senso di inibizione; gli organi che hanno funzione escretiva possono invece venir considerati "sporchi". Il bacino è quindi soggetto, più di altre parti del corpo, a influenze di tipo psicosomatico: tutte le emozioni connesse a ciò che è in rapporto con l'area pelvica, per esempio la sessualità, provocano una diminuzione o un aumento della tensione in questa parte del corpo.

Energie bloccate

La rigidità pelvica impedisce il fluire di due importanti energie.
La prima è l'energia di genere, cioè l'energia femminile per la donna e l'energia maschile per l'uomo.
La seconda è l'energia sessuale. Con questa energia non si intende solo la sessualità legata all'atto vero e proprio ma anche la creatività e l'espansione di sé, espressioni direttamente collegate a un'energia di tipo procreativo.
Quando l'energia sessuale non fluisce il corpo viene impoverito di piacere. Non solo di piacere sessuale ma anche di piacere nella vita. Diventa più difficile trovare il godimento in generale, nelle relazioni con gli altri, in ciò che si fa, nelle piccole cose.

Disturbi ginecologici e sessuali

La rigidità del bacino causa o acuisce svariati disturbi. A livello genito-urinario favorisce i problemi mestruali, per esempio mestruazioni dolorose, scarse o troppo abbondanti. Oppure peggiora le infiammazioni vaginali o alle ovaie, la cistite, i problemi di concepimento, le gravidanze e i parti difficili, la menopausa tormentata. Può comportare anche emorroidi, stitichezza, mal di schiena, sciatica: tutti problemi in qualche modo collegati al cattivo stato del bacino.
La rigidità pelvica inoltre accompagna spesso le più comuni patologie psicosessuali. Il bacino è la parte del corpo più direttamente coinvolta quando si fa l'amore, sia perché racchiude gli organi sessuali, sia perché deve poter oscillare liberamente durante il rapporto. Gli eventuali irrigidimenti pelvici rendono tutta la zona meno sensibile, precludendo un pieno appagamento.
Se il bacino è bloccato è molto più difficile avvertire l'eccitazione. Disturbi quali la frigidità per la donna o la mancanza di erezione per l'uomo sono spesso collegati proprio a questa condizione.

Simona Oberhammer,

Neuroni specchio e sessualita’

Li chiamano "neuroni specchio", e rappresentano una scoperta ricca di conseguenze psicologiche, filosofiche e sociali. Sono neuroni funzionanti da motori della partecipazione, nel guardare i movimenti e le reazioni emotive di un altro individuo, dei medesimi centri cerebrali che si attiverebbero se noi stessi ne fossimo i protagonisti. Tale immediata empatia, esplicitamente "corporea", è estendibile al campo minato dell'amore?
Giriamo la domanda a Giacomo Rizzolatti, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma. Bello fantasticare, prima d'incontrarlo,su quello che potrebbe esserel'aspetto di uno scienziato geniale (di Rizzolatti s'è parlato spesso, negli ultimi anni, come possibile premio Nobel), e trovare un personaggio totalmente adeguato alle nostre aspettative. Capelli bianchi e mossi da troppe idee, occhi spiritosi e acuti, aria volatile di chi si aggira in qualche stratosfera inattingibile, Rizzolatti è il celebrato capofila della rivelazione dei "neuroni specchio", con tutto il loro gran bagaglio di ricaschi in ambito relazionale. Scoperti nei primi anni Novanta, testimoniano le ragioni fisiche del riconoscimento degli altri, delle loro azioni e persino delle loro intenzioni.
Professor Rizzolatti: prima di applicare i "neuroni specchio" al territorio dell'amore, può spiegarne in parole povere il significato?
"I neuroni specchio si trovano nelle aree motorie, e descrivono l'azione altrui nel cervello di chi guarda in termini motori. Fino a non molti anni fa, si riteneva che il sistema motorio producesse solo movimenti. Noi, partendo da un approccio etologico, senza convinzioni a priori sulla funzione delle aree motorie, abbiamo scoperto che molti neuroni del sistema motorio rispondono a stimoli visivi. Se vedo una persona che afferra una bottiglia colgo subito il suo gesto perché è già neurologicamente programmata in me la maniera in cui afferrarla. Si verifica una comprensione istantanea dell'altro, senza bisogno di mettere in gioco processi cognitivi superiori. In seguito abbiamo visto che la stessa cosa capita per le emozioni. Per esempio il disgusto. Somministrando a una persona uno stimolo olfattivo sgradevole, come l'odore delle uova marce, si attivano determinate parti del cervello. Una di queste è l'insula, un'area corticale che interviene negli stati emozionali. La sorpresa è stata che, se uno guarda qualcuno disgustato, si attiva in lui esattamente la stessa zona dell'insula. Questo permette di uscire da un concetto mentalistico e freddo, riportando tutto al corpo. Io ti capisco perché sei simile a me. C'è un legame intimo, naturale e profondo tra gli esseri umani. Ama il tuo prossimo come te stesso".

In teoria, se provo amore, finirò per passarlo all'oggetto del mio amore.
"È la speranza di ogni innamorato, e in parte succede: inseguo, faccio la corte e a volte sono ricambiato. Questo comunque non è il mio campo… Ma senza arrivare all'amore, pensi al sorriso. La reazione a una domanda posta da una persona in maniera gentile e sorridente è completamente diversa da quella ottenuta da chi fa la stessa domanda in modo brusco. Il sorriso passa all'altro, come il riso. Certi comici fanno ridere solo per la qualità della loro risata. Pensi inoltre allo sbadiglio. Si attacca non solo a chi lo guarda, ma anche a chi ascolta una storia in cui viene evocato. Se leggo a mio nipote la frase: il cane sbadigliò, anche il bambino sbadiglia. Basta pronunciare la parola in un contesto narrativo".
Amor che a nullo amato amar perdona quindi?
"Sì. I sentimenti sono contagiosi. Però sappiamo che l'amore è qualcosa di molto complesso, in cui intervengono fattori sociali e culturali… Altrimenti tutto sarebbe troppo automatico. Di sicuro la natura ha creato una società "comunista", non nella suddivisione dei beni, ma nella condivisione delle emozioni. Si tende a stare insieme. C'è la necessità di farlo, anche se certe società, come quella attuale, spingono verso l'individualismo e insegnano l'egoismo".
Esiste, sul versante neurologico, una distinzione tra innamoramento e amore? Attrazione passionale e sentimento profondo?
"L'attrazione sessuale è spiegata per lo più da meccanismi ormonali… Ma posso raccontarle che una scienziata svizzero-americana, Stéphanie Ortigue, ha messo a punto un test comportamentale per vedere se una ragazza è veramente innamorata. Tramite questo test ha esaminato l'effetto di determinate parole gradevoli. Poi, tra di esse, ha inserito il nome del fidanzato o del marito, mettiamo "Paolo". In alcuni casi il nome della persona presunta cara produceva lo stesso effetto delle parole gradevoli, e in altri casi nulla. L'interpretazione dei dati è ovvia".
Immaginate le conseguenze sociali della vostra scoperta? Su famiglia, scuola, aziende…?
"Una grande banca nazionale ha mandato poco tempo fa qui da noi a Parma due dottoresse, chiedendo aiuto sul modo in cui migliorare i rapporti negli uffici lavorando su base scientifica. Purtroppo spesso il capoufficio non pensa che, avendo un rapporto empatico con gli altri, li farà lavorare meglio. Viceversa crede di poter avere risultati migliori con il "terrore", ottenendo invece l'effetto opposto. Comunque, in generale, non ci siamo occupati molto delle applicazioni pratiche della scoperta dei neuroni specchio. Dovrebbero essere i sociologi a puntare su quest'aspetto per migliorare l'empatia. Abbiamo però compiuto esperimenti su quel che producono, a livello neuronale, le opere d'arte, prendendo delle statue greche e deformandole appena: neurologicamente non provocavano più lo stesso esito. L'arte attiva l'insula, la regione delle emozioni, e potrebbe quindi essere un mezzo per ingentilire il nostro comportamento".
L'amore, in quanto emozione, è contenuto nell'insula?
"No: sta più in basso. L'insula è un po' il punto di contatto tra il mondo cognitivo e quello emozionale più primitivo. Antonio Damasio sostiene che le emozioni di base sono già codificate nel tronco dell'encefalo, cioè in una struttura molto arcaica, che abbiamo in comune addirittura con i rettili. Il che significa che la parte emotiva viene prima delle altre, nello sviluppo di una specie di io: l'io primario non pensa, ma reagisce e si emoziona".
Parlando di neuroni specchio viene a mente Narciso, innamorato di se stesso…
"Il narcisismo va nel senso opposto dei neuroni specchio, essendo l'io, per il narcisista, l'oggetto del proprio amore, e non il prossimo. In termini clinici è una forma di nevrosi in cui il malato ha empatia zero verso gli altri. Il narcisista "clinico" non dovrebbe rispondere alle emozioni altrui. È una cosa che vorremmo verificare su individui affetti da forme di narcisismo ma con diagnosi psichiatrica precisa…".
C'è una differenza neurologica tra i vari tipi di amore? Per esempio tra quello materno e quello sessuale?
"È evidente che si tratta di due amori diversi. Tuttavia esiste un ormone, l'ossitocina, che gioca un ruolo importante in entrambi. Serve sia all'attaccamento alla prole sia al partner. Una delle teorie che spiegano il motivo per cui la nostra specie, a differenza di altre, è sessualmente sempre attiva, è questa: grazie alla secrezione di ormoni connessi all'atto sessuale, si crea un legame duraturo con il partner, necessario per accudire in due la prole. Il piccolo dell'uomo ha bisogno di cure per anni. Poi arriveranno il rapporto intellettuale, la condivisione di esperienze, l'abitudine… Ovviamente parlo di tutto ciò a livello elementare. Le sfumature sono infinite. Un altro dato interessante su cui soffermarsi sono le reazioni connesse direttamente a meccanismi ormonali. Il neurofisiologo inglese David Perrett ha fatto scegliere ad alcune donne facce maschili in vari momenti del ciclo mestruale, giungendo alla conclusione che, quando non è fertile, la donna preferisce l'uomo dall'aspetto macho e passionale, mentre nel momento della fertilità opta per il tipo raccomandabile, dalla fisionomia tranquilla e protettiva".
Si "specchiano" di più i neuroni femminili o i maschili?
"Decisamente i primi. Il veder soffrire un altro determina molto più dolore nella donna che nel maschio".
Nella prospettiva dei neuroni specchio, vivere insieme dovrebbe far diventare due individui sempre più simili tra loro.
"Non a caso il cane e il suo padrone camminano nello stesso modo… E nelle coppie, quando si creano affinità, si finisce per somigliarsi. Quelle affini sono probabilmente le più felici".

Leonetta Bentivoglio

Tantra e Sessualita’

Qualche anno fa avevo un amante. Aveva praticato il Tantra per diversi anni, io non ne sapevo niente, se non qualche interessante concetto che avevo letto in alcuni libri. Ogni volta che facevamo l'amore mi ripeteva che avrei dovuto approfondire questa Via, che ero per natura assolutamente destinata a essa. Io pensavo che avrebbe fatto bene a farsi gli affari suoi, invece di sindacare su quel che avrei dovuto fare io; in qualche recondita parte del mio profondo, tuttavia, un'antenna si metteva in ascolto.
Qualche mese dopo mi scrisse una donna; voleva collaborare con me, un contatto di lavoro. Era un'insegnante di Tantra.
Mi arresi: qualcosa dentro di me mi indicava potentemente quella direzione. Così la presi.
Entrambe le esperienze mi hanno portata a contatto con preziosissime informazioni, ma allo stesso tempo rimaneva un'ambiguità di fondo, un fraintendimento, una zona d'ombra, e tutto ciò riguardava il sesso.

Il sesso attrae, tenta, seduce; il sesso dà potere, piacere e dipendenza; il sesso vende, invischia e confonde.
Ho sempre percepito che nel Tantra c'era moltissimo che trascendeva la sessualità, ma sono circondata da un mondo che per lo piu' in esso vede solo questo. Per tanto tempo mi sono chiesta PERCHÉ?
Qualche giorno fa due divertentissimi avvenimenti nella mia vita privata hanno creato dentro di me delle scintille, connessioni sono giunte magicamente a completare un puzzle: tutto ciò che nella nostra cultura risuona fisicamente nei genitali viene codificato come sesso!
Non ci potevo credere eppure era così ovvio! Mi è capitato decine di volte di avere degli orgasmi pieni mentre danzavo, o mentre facevo un viaggio sciamanico, o di avvicinarmi molto a questa esperienza mentre conversavo con alcune persone per me particolari. Ogni volta penso che si tratti di momenti in cui la sacra Unione tra me e il cosmo, tra me e Dio, raggiunge il culmine – o meglio, io SO che è così. In simili occasioni, mai penserei al sesso!

Il punto è questo: io ho vissuto una miriade di esperienze nell'area fisica dei genitali. In genere si tratta di percezioni che raggiungono un'estrema profondità spirituale, esperienze di creatività e fecondità soprattutto, esperienze di vita che nasce e si espande, si materializza prima dentro e poi nella realtà esterna. Da un punto di vista tantrico si tratta del Maithuna, l'orgasmo cosmico, ossia l'unione con il divino dentro di sé. Nel corso degli anni, dunque, ho imparato a filtrare con la mia mente tali vissuti in diversi modi, la maggior parte dei quali non ha niente in comune con il sesso, se non le parti del corpo in cui l'energia risuona. Se invece nella propria esperienza tutto ciò che si è percepito nei genitali era relativo al sesso, allora la propria mente sarà "settata" su questo, e ogni volta che si avranno delle sensazioni in queste aree del corpo, immediatamente essa si collegherà alla sfera sessuale. È una questione culturale! Noi esseri umani per natura filtriamo e codifichiamo le informazioni con cui veniamo a contatto attraverso una specifica griglia culturale che si è formata attraverso l'educazione, le relazioni e lo studio. Tale insieme di schemi, tuttavia, è in continua rivisitazione e ristrutturazione, perciò se iniziamo a cogliere un'insoddisfazione in questo senso, a intuire che ci manca qualcosa di fondamentale, siamo sempre in tempo per ampliare la nostra gamma di esperienze!

Secondo la tradizione yogica, all'interno del bacino dimora la più sacra e potente delle energie, l'originaria fonte della creazione, detta Kundalini. Ma come possiamo attingervi se non ne abbiamo un'esperienza prima di tutto fisica? Non è possibile che essa si sprigioni nella nostra vita se la prima parte di noi stessi interessata e coinvolta, il bacino, non le fa spazio; o se ogni volta che essa si fa largo da sola, semplicemente perché è pronta per manifestarsi, noi pensiamo a fare sesso!
L'appello tantrico dell'anima, quindi, è prima di tutto un appello alla liberazione dell'energia cosmica che risiede nel bacino; ha molto poco a che fare con il sesso per come esso è comunemente inteso.
La nostra energia profonda, di fecondità, vita, rigenerazione e creatività, non esiste solo per darci piacere e farci riprodurre come specie, ma anche per condurci, se debitamente sperimentata e direzionata, alle più alte vette della consapevolezza spirituale.
Questa dignità mi preme di restituire al Tantra, una delle più antiche Tradizioni sapienziali che da millenni è orientata, tra mille fraintendimenti e minacce, a portare proprio questa conoscenza tra gli esseri umani.

Ilaria Cusano

Rabbia Repressa

La rabbia repressa

Se siete persone tranquille, non aggressive, che apparentemente non provano rabbia, fate sicuramente parte di una di queste due categorie: gli angeli (che per la loro vicinanza al Creatore non conoscono le emozioni umane) oppure i rabbiosi repressi. A voi la scelta.

La rabbia è insita nell’essere umano per il solo fatto che questi è incarnato. La rabbia ha una ragione metafisica: l’anima impatta con la materia e si ritrova in un corpo fisico che le sta stretto in tutti i sensi. Ciò che prova è una rabbia cosmica dovuta all’attrito che si genera nello sfregamento fra spirito e materia. È un urlo di dolore che si protrae in maniera più o meno sommessa lungo tutta la vita di un essere umano.

Non volendo più sentire questo dolore inizio a lavorare su me stesso nella speranza di eliminare parti di me che non mi piacciono: “Sono troppo aggressivo!” “Sono troppo timido!” “Sono depresso!” “Sono ansioso!”. Spesso ci prendiamo in giro dicendo: “In realtà non voglio eliminare la mia rabbia, perché so che è sbagliato, la voglio solo trasformare… trascendere… gestire… osservare…” ma dietro queste espressioni si nasconde il desiderio di non possedere più quell’aspetto, si nasconde un profondo rifiuto, se non un odio, per quella parte di me. Il problema è che queste parti non possono venire cacciate in alcun modo. Loro ci sono perché io ci sono.

Ciò che accade è che l'io si contrae e spinge l'emozione dall'altra parte del confine dell'io, nella speranza di non essere punito da papà e mamma a causa di questa orribile emozione. L’emozione ai miei occhi diventa ‘cattiva’, quindi nell’osservarla mi disidentifico e dico che non è mia, è la mia personalità animale a provarla, la mia macchina biologica, ma sicuramente non io che sono l’osservatore distaccato. Avviene una scissione fra me (l’io) e ciò che viene provato. Questo, che può sembrare un corretto lavoro su di sé, si rivela in realtà un rifiuto che mi consente di non sentire più l’emozione come parte di me. (Primo livello di proiezione)

Se mi spingo oltre in questo rifiuto, praticando meditazione, ricordo di me stesso o qualunque altra tecnica, a un certo punto avviene un’ulteriore dissociazione: non percepisco più l’emozione all’interno di me, ma sono circondato da persone che la provano. Io grazie al lavoro su me stesso – che in verità è un lavoro di repressione mascherato da lavoro spirituale – ora non provo più rabbia nella mia macchina biologica, però nel mio ambiente ci sono ancora persone che la provano, poverini, loro non hanno ancora cominciato un lavoro su loro stessi! (Secondo livello di proiezione)

A questo punto posso precipitare sempre più a fondo nell’abisso della repressione, non la voglio più vedere e mi circondo solo di persone che non provano rabbia, in questo modo ho quasi risolto il problema, perché non la provo più io, non la prova più la mia personalità, non la provano quelli intorno a me… anche se nel mondo in effetti c’è ancora. La rabbia è così diventato un problema dell’umanità, che non mi riguarda più direttamente, anche se ogni tanto in effetti incontro qualcuno che è carico di rabbia. (Terzo livello di proiezione)

La rabbia che spingo nell’ombra – nel mondo del subconscio – non si esprime più direttamente come rabbia, ma si distorce e cambia volto. Se invece di osservare e amare la mia rabbia la sto reprimendo, allora questa può riemergere, per esempio, come paura, depressione, ansia, utilizzo di droghe e alcool, disturbi alimentari, un generico disagio che mi fa vivere male anche se non ne individuo la causa. Tutti mezzi per non far emergere la rabbia come rabbia. La depressione non è altro che la rabbia verso il mondo che viene repressa e soffocata nel subconscio. Il depresso è in realtà, nel profondo, molto aggressivo e auto-aggressivo.

Nel corretto lavoro su di sé, dapprima riconosco come mia quell’emozione, la amo, la accetto, la coccolo… e proprio facendo questo mi sto disidentificando da lei. Ma cosa vuol dire DIS-IDENTIFICARSI? Sono identificato quando sono tutt’uno con l’emozione e ne subisco passivamente la violenza, cioè sono ‘fuori di me’ quando si scatena e vengo trascinato da essa. Mentre sono dis-identificato quando mi lascio penetrare consapevolmente, la accolgo nel mio corpo e al contempo io la posseggo, ne ho la gestione. Ma non sono disidentificato quando me ne separo! La separazione dall’emozione è patologia. Anzi, proprio unendomi a lei, amandola e riconoscendola come una mia ombra la vedo con maggiore chiarezza ed essa si trasmuta. Se la cum-prehendo la trascendo, ossia non ne sono più vittima. L’espressione INCLUDI-E-TRASCENDI rende bene l’idea. Se invece tento di percepire le emozioni negative come oggetti appartenenti a qualcun'altro, questa non è trascendenza, ma patologia. Se vedo persone arrabbiate intorno a me e non SENTO che quella rabbia è solo mia, allora sono in un processo di dissociazione patologica… come il resto dell’umanità, d’altronde.

Per questo motivo negli ultimi anni ho insistito soprattutto su un unico concetto: la realtà è dentro di me. Facendo mia l’emozione che solo apparentemente sembra appartenere a qualcun altro – dove per ‘qualcun altro’ intendo anche la mia stessa personalità – non rischio di cadere né nel rifiuto né nella conseguente dissociazione psichica.

L’eccesso di rabbia può essere ‘canalizzato’ attraverso lo sport (meglio se molto dinamico: arti marziali, allenamento al sacco, danza afro…) o partecipando a seminari dove la rabbia viene fatta uscire attraverso specifiche pratiche.

Molto interessante – e anche divertente – al proposito è il film TERAPIA D’URTO (Anger Management) del 2003, con Jack Nicholson che interpreta uno psicoterapeuta incaricato di riabilitare un giovane con grossi problemi di rabbia repressa.

L’ispirazione per questo articolo mi è giunta dalle domande di un mio amico di Milano, che mi ha anche fatto conoscere l’eccezionale psicoterapeuta Ken Wilber, le cui opere consiglio vivamente a chiunque sia interessato all’argomento ‘coscienza e terapia’. Il principale testo di riferimento in italiano è LO SPETTRO DELLA COSCIENZA.

Salvatore Brizzi
DEO DUCE COMITE FERRO
(Dio come guida, la spada come compagna)

Iniziazione di un occidentale Italiano al Tantra in India

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Era il 15 di agosto del 2000. Viaggio in India.

Dopo la visita di rito ai Templi di Khajurao famosi per i meravigliosi bassorilievi erotici , che molto mi avevano colpito per la naturalezza e candore con cui proponevano il veicolo dell'energia sessuale , ci apprestammo ad uscire dal perimetro . Questi templi sono circa  un ventina e sono quanto rimane degli 85 edificati tra il 950 e il 1050 dc dalla dinastia rajput dei Chandela. I templi sono completamente decorati da bassorilievi, sia all’interno che all’esterno. Sono realizzati in arenaria, pietra che regala loro il caratteristico colore rossiccio, acceso dal sole di mille sfumature all’alba e al tramonto.   Il gruppo di turisti cui facevo parte  si apprestava a rientrare all'Hotel , con il pullman che ci aspettava poco lontano.

L'atmosfera era particolare, stava scendendo il sole e le sagome scure dei Templi dal sapore  tantrico (anche se allora non sapevo minimamente cosa volesse dire)  si stagliavano nel rosso del cielo. Sinceramente non avevo nessuna voglia di rientrare nell'asettico Hotel a 4 stelle condizionato e tappezzato di marmi e desideravo continuare a respirare quei profumi e quei colori e quelle atmosfere.

Mentre mi avvicinavo al pullman notai un piccolo tempio a bordo della strada, dalla arenaria  molto scura e quindi dall'aria di essere antichissimo. In affetti era proprio cosi. Da molti piu' anni permaneva in quel luogo piu' antico degli stessi templi di Khajurao piu' famosi. Si trattava del Matangeshwara Temple dedicato a Shiva e contrariamente agli altri templi che ormai sono solo dedicati al turismo ornamentale questo tempio ha il culto di Shiva ancora attivo e officiato dai Bramhini. Proprio perche' molto piu' antico il tempio e' disadorno e molto semplice ,senza le statue famose di Kahjurao, con un enorme Lingam di 2,5 metri di altezza di pietra gialla levigata , ma dicono che questo lingam continua per altri sei metri nelle profondita' del tempio, penetrando la cavita interna del tempio stesso simulando il Maithuna sacro dell'unione maschile/femminile.

Ne fui subito attratto e seguii quella intuizione. Invitai anche il resto del gruppo a percorrere quella ultima visita. Mi risposero annoiati e anche un po' indispettiti per quell'invito a quell'insulso piccolo tempio. Praticamente tutti volevano raggiungere al piu' presto l'aria condizionata dell'albergo perche' avevano gia' fatto troppa immersione nella polvere indiana. Con fare tipicamente italiano, che ha qualcosa di vagamente ipocondriaco,  chi si voleva fare una doccia, chi mettersi il vestito bello per la cena , chi non vedeva l'ora  di buttare i calzini usati per entrare a piedi scalzi nei templi, chi visitare la discoteca dell'Hotel ma nessuno espresse minimamente interesse per quel antico piccolo tempio.

Decisi allora di andare da solo , tra le proteste sentite della guida. Fui irremovibile, niente mi avrebbe distolto dalla visita di quel tempio che cosi' tanto mi attirava. Indicai che sarei tornato in taxi o con qualche altro dei mille mezzi di trasporto indiani.

Appena varcai il cancello una strana atmosfera di quiete e pace mi pervase. Era il Tempio dedicato a SHIVA. E casualmente ( o forse non casualmente) proprio quella sera si festeggiava SHIVA,  consorte maschile della shakty tantrica femminile PARVATI e quindi l'unione rituale tra i due. Pur essendo questa ritualita' fortemente induista e' evidente la sua connessione fondamentale con il culto tantrico , culto che in India e' oggi altamente osteggiato. Sulle scalinate erano sedute una moltitudine di persone e bambini e una statua rivestita di rosso alla destra accoglieva chi entrava nel tempio. Gli indiani a volte entrando andavano prima alla statua per far rimanere il colore rosso sulle proprie mani.

Un piccolo lingam di pietra di forma ovale era circondato come un istrice di decine di bastoncini di incenso. Il tempio era molto piccolo, circolare, con uno stile che si distaccava dal resto degli sfarzosi  templi. Per entrare si percorreva una specie di spirale attorno al perimetro  salendo su scalinate ripide e strette interne alle mura e poi uscendo dalla parte opposta. I festeggiamenti si stavano avvicinando e infatti il flusso di indiani, nel pur piccolo tempio stava aumentando.

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All'improvviso mi accorsi di essere fuori luogo. Non si vedevano all'interno piu' turisti e infatti sbirciando dall'alto questi venivano fermati all'ingresso del tempio da dei guardiani . Capii allora di essere dove teoricamente non dovevo. Era una ritualita' sacra riservata esclusivamente agli induisti come accade a volte in India.

Si poneva ora il dilemma se uscire dal tempio o continuare a permanere all'interno anche se era vietato ai non induisti. Ed ecco il primo inspiegabile segno. A questo mio pensiero, come se avesse sentito , il Brahmino che mi dava le spalle si giro' e mi fece un cenno affermativo con la testa. Incredibilmente avevo il permesso di restare attraverso un ancor piu' incredibile modo, giunto al brahmino senza nemmeno parlare, attraverso il pensiero.

Un po' sbigottito ,ma  senza piu' sensi di colpa potevo assaporare l'atmosfera che regnava. Dalla strada , da macchine incredibilmente lussuose scendevano donne con sari bellissimi, evidentemente ricchissime , che andavano mischiandosi con la folla invece molto povera per recarsi anche loro all'interno del tempio. Doveva essere qualcosa di davvero unico perche' il tempio poteva accogliere che poche persone.

Il tutto si svolgeva in grande armonia e silenzio. Mi fu possibile , nella penombra rischiarata dalle candele  , vedere meglio il tempio. All'interno un enorme Fallo/Lingam cilindrico , alto circa tre metri giaceva esattamente in centro al tempio che aveva un soffitto di pietre degradanti .

Una enorme Yoni/Vulva accoglieva questo fallo/Lingam nel suo centro, sul pavimento rialzato del tempio.  Il tridente di SHIVA era piantato all'inizio della vulva. L'unione del maschile con il femminile. SHIVA E SHAKTY

Mi venne voglia di poter immortalare quei momenti e quel magico luogo, che sentivo importanti e unici. Gia' pero' ero entrato di soppiatto in una ritualita' induista ora pure volevo scattare foto , che invevitabilmente avrebbero dovuto essere con il flash. Davvero non me la sentivo . Ed ecco che di nuovo a questo pensiero il Bramhino si volto' e mi fece un ulteriore sincronico cenno di assenso. Ero senza parole, va bene una casualita' prima, ma ora due stavano diventando troppe per il mio allora spirito razionale e mentale.

Comunque sia decisi di pormi dopo le domande e mi apprestai a scattare pochi scatti per non disturbare troppo senza flash usando fortunatamente le pellicole ad alta sensibilita' che avevo con me. Ma gli indiani non prestarono minimamente attenzione e non si mostrarono minimamente disturbati.

Nel frattempo la ritualita' era iniziata. Alcune donne salirono su piccole scale per versare dei petali variopinti e profumati su quell'enorme lingam, mentre altre versavano del latte che colava lungo le pareti simulando lo sperma. Le donne intorno all'interno del tempio si misero tutte in giro al Fallo appoggiando le mani , facendosi bagnare da quel nettare. Alcune addirittura sfregavano le pelvi su quel fallo , incuranti del sari e del latte che scendeva. I cimbali iniziarono a suonare alternativamente in forma molto squillante , provocando una sonorita' del tutto inusuale in un alternarsi di ritmi. Era davvero una atmosfera per me irreale.  Se non era per la mia macchina fotografica e il mio orologio al polso e i miei pantaloncini corti nulla avrebbe potuto indicare in quale eta' eravamo. 2000 A:C:? 1000 D.C.? ai giorni odierni?

Le donne continuavano a tenere le mani sull'enorme Lingam ,e continuavano a cadere petali e latte. Venne messa una ghirlanda di fiori al Lingam che era decorato con simbologia di SHIVA , le tre linee bianche con le striscia rossa e con il simbolo della OHM. Successivamente tutti andarono , me compreso a prendere il riso rituale dalle mani del Brahmino e a farsi apporre il tika Rosso in mezzo alla fronte, cosa che mi feci fare anche io. In realta' come appresi anni dopo, tutte quelle ritualita', profondamente tantriche , erano transitate dal tantrismo all'induismo, non dissimilmente come era avvenuto da alcune ritualita' pagane al cristianesimo.  L'essere quindi veicolate dal bramanhiesimo in realta' non toglieva nulla della ritualita' profonda tantrica in essa contenuta, anche se all'epoca non potevo esserne consapevole.

Piano piano il tempio si svuoto', il buio era fitto rischiarato solo da alcune candele. Rimasi a lungo, intontito in quel tempio. intontito dai suoni , da quella strana atmosfera, dalle donne in Sari, dalle sincronicita' con il brahmino. non volevo andarmene. Era come se avessi rivissuto qualcosa di familiare, di conosciuto in quella che era stata una adorazione del pene nella sua magnificenza creativa. oltre tutto da parte di tutti, donne , bambini, adulti .

Tornai lentamente all'Hotel a piedi, per gustarmi ancora quei momenti, per allungare il sapore di quelle atmosfere incurante di eventuali pericoli notturni nella periferia di Kajhurao, per altro inesistenti.

Per giorni rimasi in uno stato di quiete e serenita' per me innaturali, acquisii una grande lucidita' mentale ,chiarezze di idee. Ricordo che guardavo i miei compagni di viaggio con occhi diversi.  Fui molto felice dei pochi scatti fotografici, che mi ricordavano che non avevo sognato, foto che ripropongo in questa pagina.

Anni dopo compresi e diventai consapevole di cosa mi era successo e cosa avevo vissuto finche' ad un certo punto il Tantra reincrocio' la mia via per non andarsene mai piu'.

Jose' – TantraLove

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La Danza dei Segni

Ognuno di noi nasce per 2 scopi: uno è uguale per tutti; l’altro è unico e irripetibile e può essere realizzato soltanto col nostro personale apporto. Per questa ragione Dio dona ad ogni Uomo e ad ogni Donna uno o più talenti e con essi la forza poderosa che permette loro di attivarli: il Desiderio.
Per far sì che ad ognuno vengano assegnati i giusti talenti e che nel mondo ve ne siano in abbondanza e d’ogni varierà, Dio li ha raggruppati in 12 tipi che ha chiamato Segni e li ha messi a dimora presso le famiglie di stelle che nell’arco di un anno danno energia alla Terra in tutte le posizioni in cui si dona al Sole. E così, a seconda di quale sia la posizione d’Amore tra la Terra e il Sole nell’istante della nostra nascita, un Angelo ha il compito di riversare nella nostra anima una miscela di talenti unica e irripetibile.

Monica Antonioli